- Cosa: Una mostra collettiva internazionale dedicata al libro d’artista come forma di dialogo tra Italia e Stati Uniti.
- Dove e Quando: Casa Museo Hendrik Christian Andersen (Roma), dal 16 febbraio al 19 aprile 2026.
- Perché: Un’occasione unica per riscoprire l’utopia creativa dello scultore norvegese attraverso lo sguardo di venti artisti contemporanei.
L’arte contemporanea torna ad abitare gli spazi storici della capitale, creando cortocircuiti temporali che arricchiscono la percezione del patrimonio culturale romano. La Casa Museo Hendrik Christian Andersen, gioiello eclettico situato nel quartiere Flaminio, si prepara ad accogliere una nuova ed evocativa esposizione intitolata Una visione internazionale – Libri d’artista – Omaggio a Hendrik Christian Andersen. L’iniziativa, che aprirà i battenti a metà febbraio, rappresenta non solo un tributo alla figura del padrone di casa, ma anche un ponte culturale tra due continenti, unendo la sensibilità di artisti romani a quella di creativi provenienti dall’area di Los Angeles.
Sotto la direzione di Maria Giuseppina Di Monte, l’istituzione museale continua il suo percorso di valorizzazione, inserendo questa mostra in un dialogo armonico con le sculture monumentali e i progetti visionari che abitano permanentemente la villa. L’evento, curato da John David O’Brien per la sezione americana e da Stefania Severi per quella italiana, propone una riflessione profonda sulla matericità del libro e sulla persistenza delle idee utopiche nell’arte odierna.
Il sogno di un Centro Mondiale della Comunicazione
Per comprendere appieno il significato di questa esposizione, è necessario immergersi nella biografia di Hendrik Christian Andersen. Scultore, pittore e urbanista, Andersen nacque a Bergen ma legò indissolubilmente il suo destino a Roma, dove si stabilì alla fine dell’Ottocento. La sua vita fu dedicata a un progetto tanto grandioso quanto utopico: la realizzazione di un Centro Mondiale della Comunicazione. Immaginava una città ideale, un tempio del sapere e dell’arte dove l’umanità potesse convergere per elevarsi spiritualmente e intellettualmente.
Sebbene la città ideale non sia mai stata edificata, la sua visione sopravvive nei disegni, nelle planimetrie e nel ricco corredo iconografico conservato nell’archivio del museo e parzialmente esposto nelle sale. Andersen affidò la divulgazione del suo sogno proprio a un volume monumentale, intitolato Creation of a World Centre of Communication. È proprio da questo legame viscerale con la “carta” e con il progetto editoriale come veicolo di idee rivoluzionarie che prende le mosse la mostra attuale. Il libro, per Andersen, non era solo un contenitore, ma un manifesto architettonico e filosofico, un mezzo per plasmare la realtà attraverso l’immaginazione.
Venti artisti tra Los Angeles e Roma
La mostra nasce da una riflessione corale che coinvolge venti artisti: dieci operanti negli Stati Uniti e dieci attivi prevalentemente nell’area romana. Ognuno di loro è stato chiamato a confrontarsi con la vis creativa di Andersen, rielaborando spunti biografici e tematici attraverso il medium del libro d’artista. Questa particolare forma espressiva, che trasforma il libro da oggetto di lettura a scultura o installazione, permette una libertà formale assoluta, perfettamente in linea con lo spirito eclettico del maestro norvegese.
Il percorso espositivo mette in luce come le due anime di Andersen – quella americana (essendo emigrato negli USA con la famiglia) e quella romana d’adozione – trovino una nuova sintesi. I lavori esposti, diversi per materiali e tecniche, offrono un viaggio avventuroso tra le pieghe della memoria e della progettazione. Si tratta di opere uniche che non vanno sfogliate nel senso tradizionale, ma esplorate visivamente e tattilmente. Dopo essere stata presentata con successo alla Biblioteca dell’Art Center di Los Angeles alla fine del 2025, la mostra approda ora nel luogo che è stato la culla e il laboratorio dell’artista, chiudendo idealmente un cerchio geografico e concettuale.
Un dialogo materico e concettuale
L’allestimento propone un confronto intenso tra le diverse sensibilità artistiche. Tra gli autori italiani figurano nomi come Letizia Ardillo, Vito Capone, Antonella Cappuccio e molti altri, che dialogano a distanza ravvicinata con i colleghi d’oltreoceano come Dawn Arrowsmith, Margaret Griffith e John David O’Brien. Ogni opera rappresenta una variazione sul tema dell’utopia anderseniana: c’è chi ne ha indagato l’aspetto architettonico, chi quello filosofico, e chi si è lasciato ispirare dalla tensione muscolare delle sue sculture.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo bilingue che documenta scientificamente questo scambio culturale. Inoltre, durante il periodo di apertura, sono previsti eventi collaterali volti a valorizzare ulteriormente il patrimonio della Casa Museo, un luogo che merita di essere riscoperto non solo come spazio della memoria, ma come centro propulsore di nuove narrative contemporanee. La collaborazione con realtà come la Cooperativa Sociale Apriti Sesamo e la Galleria Sinopia testimonia la volontà di creare una rete sinergica intorno a questo progetto, ribadendo come l’arte, proprio come sognava Andersen, sia un potente strumento di comunicazione universale.
Info utili
- Ingresso: Intero € 6,00; Ridotto € 2,00 (La mostra è inclusa nel biglietto del museo).
- Orari: Dal martedì alla domenica 9.30 – 19.30 (ultimo ingresso 18.45). Chiuso il lunedì.
- Indirizzo: Casa Museo Hendrik Christian Andersen, Via Pasquale Stanislao Mancini 20, Roma.
- Biglietti: Acquistabili in loco tramite totem digitale o sul portale ufficiale dei Musei Italiani.
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