Cosa: Il concerto pianistico “L’eredità del Maestro” con Alessandro Marano.
Dove e Quando: Sala dei Lecci del Bioparco di Roma, domenica 8 febbraio alle ore 18:30.
Perché: Un viaggio musicale che esplora il legame profondo tra Haydn, Beethoven e Liszt, tra classicismo e romanticismo.
La Capitale si prepara ad accogliere un appuntamento di alto profilo artistico che promette di tracciare un ponte sonoro tra le epoche d’oro della musica colta. Domenica 8 febbraio, la Sala dei Lecci del Bioparco di Roma diventerà la cornice di un evento intitolato L’eredità del Maestro, un progetto curato dalla Camera Musicale Romana che vede protagonista il pianista Alessandro Marano. L’incontro non è solo una performance virtuosistica, ma un vero e proprio itinerario culturale che mette in luce il concetto di trasmissione del sapere musicale, intesa come un dialogo vivo e costante tra i giganti della storia, dove ogni nota eredita il passato per proiettarsi nel futuro.
In questo contesto, il pianoforte cessa di essere un semplice strumento per diventare un narratore del tempo. Il programma selezionato offre una panoramica articolata che abbraccia le diverse anime della letteratura pianistica: dalla precisione millimetrica del classicismo viennese alla foga rivoluzionaria di un giovane Beethoven, fino alle vette espressive e poetiche del romanticismo lisztiano. È un’occasione preziosa per il pubblico romano di riscoprire come le forme e i linguaggi musicali si siano evoluti attraverso il passaggio del testimone tra generazioni di compositori.
Il classicismo maturo di Haydn e la nascita del linguaggio moderno
Il concerto si apre nel segno dell’eleganza formale con la Sonata Hob. XVI:49 in mi bemolle maggiore di Franz Joseph Haydn. Composta in un periodo di piena maturità, quest’opera rappresenta uno dei vertici della produzione haydniana e funge da perfetta introduzione al concetto di eredità. In essa risiede la chiarezza strutturale tipica dello stile galante, ma si intravedono già quelle intuizioni timbriche e quella ricchezza d’invenzione che avrebbero segnato la strada per i successori. Haydn, spesso definito il “padre” della sinfonia e del quartetto, dimostra qui un equilibrio magistrale, ponendo le basi di una scrittura pianistica solida e, al contempo, sorprendentemente creativa.
Attraverso l’esecuzione di Alessandro Marano, gli ascoltatori potranno cogliere l’essenza di un linguaggio che, pur essendo ancorato al rigore del Settecento, non rinuncia all’esplorazione emotiva. La Sonata Hob. XVI:49 è un esempio lampante di come il classicismo non fosse una gabbia di regole fisse, ma un organismo vivo capace di influenzare profondamente i geni che sarebbero seguiti, primo fra tutti Beethoven. La mano del Maestro Haydn è ovunque: nella precisione del fraseggio e nella gestione dei silenzi, elementi che Marano saprà valorizzare per restituire la freschezza originale di questa gemma musicale.
L’universo narrativo di Liszt: tra dramma e lirismo
Dalla stabilità haydniana, il programma compie un balzo verso l’intensità del romanticismo più puro con la Ballata n. 2 in si minore di Franz Liszt. Qui l’eredità musicale si trasforma in una sfida alla tecnica e all’immaginazione. Liszt, figura chiave del diciannovesimo secolo, porta il pianoforte ai suoi limiti estremi, utilizzandolo per evocare veri e propri paesaggi emotivi e narrazioni letterarie senza parole. La ballata è un’opera di ampio respiro, caratterizzata da una complessità tecnica che richiede non solo dita agili, ma una profonda sensibilità interpretativa per gestire l’alternanza tra tensione drammatica e momenti di struggente lirismo.
Questo segmento del concerto rappresenta il cuore pulsante del sentimento romantico. La capacità di Liszt di trasfigurare il suono pianistico in un’esperienza orchestrale e narrativa permette al pubblico di immergersi in un universo espressivo completamente diverso dal precedente. Alessandro Marano guiderà l’uditorio attraverso queste oscillazioni dinamiche, mettendo in evidenza come la lezione dei classici sia stata rielaborata da Liszt per diventare un veicolo di emozioni primordiali, oscure e luminose allo stesso tempo. È il trionfo del virtuosismo messo al servizio del racconto interiore.
Il giovane Beethoven e la rottura degli schemi
La conclusione del programma è affidata alla Sonata op. 2 n. 3 in do maggiore di Ludwig van Beethoven. Sebbene si tratti di un’opera giovanile, essa è già percorsa da quella forza tellurica che avrebbe cambiato per sempre il corso della musica. In questo lavoro, il compositore di Bonn inizia a superare i modelli ereditati dal suo maestro Haydn per affermare una voce prepotentemente personale. La sonata è carica di energia innovativa, slanci virtuosistici e contrasti dinamici che annunciano l’arrivo di un titano. Il pianoforte non è più solo un clavicembalo evoluto, ma diventa uno strumento potente e orchestrale.
In questa sezione finale, si chiude il cerchio dell’itinerario proposto. Il passaggio da Haydn a Beethoven, mediato dall’estetica di Liszt, mostra chiaramente come l’innovazione nasca dalla profonda conoscenza della tradizione. Beethoven prende la forma-sonata classica e la dilata, la scuote, la riempie di una nuova urgenza comunicativa. La scelta di Marano di terminare con quest’opera sottolinea la volontà di celebrare la musica come un processo inarrestabile di evoluzione, dove il passato è la radice necessaria per ogni nuova, audace fioritura artistica.
Info utili
- Indirizzo: Sala dei Lecci – Bioparco di Roma, Viale del Giardino Zoologico n. 1.
- Orario: Domenica 8 febbraio, ore 18:30 (biglietteria aperta dalle 17:00).
- Biglietti: Intero € 18,00 – Ridotto € 12,00 (soci, under 18, over 65, studenti universitari e di conservatorio).
- Accesso: I biglietti sono acquistabili esclusivamente in loco al botteghino dell’evento.
- Trasporti: Tram 19 (fermata Bioparco); Bus 3, 52, 53, 926, 217, 360, 910; Metro Linea A (Flaminio o Spagna). Disponibile ampio parcheggio lungo il viale.
- Prenotazioni: Vivamente consigliata tramite i contatti ufficiali della Camera Musicale Romana.
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