- Cosa: Distopik, una serata composta da due atti unici: 133 metri sul livello del mare e Controllo 26.
- Dove e Quando: Teatro Trastevere, via Jacopa de’ Settesoli 3, Roma. Dal 12 al 15 febbraio 2026.
- Perché: Un’indagine scenica profonda e inquietante sul futuro della società, il cambiamento climatico e il controllo sociale.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta audace e necessaria che mette al centro della narrazione il concetto di distopia, intesa non solo come genere letterario o cinematografico, ma come specchio deformante di una realtà contemporanea sempre più precaria. Dal 12 al 15 febbraio 2026, il Teatro Trastevere ospita Distopik, un evento unico che vede la collaborazione di due realtà artistiche indipendenti, la compagnia Lumik e la compagnia Sputnik. L’operazione artistica si configura come un dittico, una serata divisa in due capitoli distinti ma complementari che interrogano lo spettatore sulle derive del mondo moderno, tra catastrofi ambientali e regimi di sorveglianza invisibili.
Questa iniziativa nasce da un’esigenza comune di riflessione civile, utilizzando il palcoscenico come spazio di resistenza intellettuale. Le due compagnie romane scelgono di unire le forze per lanciare quello che definiscono un “grido d’allarme”, una sollecitazione emotiva che passa attraverso il linguaggio del thriller psicologico e del monologo tragicomico. L’obiettivo è chiaro: esplorare le fragilità umane di fronte a sistemi che collassano o che, al contrario, diventano troppo rigidi per ammettere l’anomalia del fattore umano.
La Capitale sommersa: 133 metri sul livello del mare
La serata si apre con 133 metri sul livello del mare, una produzione firmata Sputnik. Scritto da Giovanni Caloro e Francesca Pimpinelli, con la regia di Caloro, lo spettacolo vede in scena la stessa Pimpinelli nel ruolo di una naufraga urbana. La narrazione prende il via da una premessa tanto ipotetica quanto spaventosamente vicina alle cronache odierne: una Roma assediata da piene improvvise, nubifragi inarrestabili e un degrado naturale che vede la città invasa da ratti e gabbiani. In questo scenario post-apocalittico, la protagonista ha trovato scampo in un punto elevato della città, trasformando la sua solitudine in un atto di testimonianza poetica e surreale.
Il monologo si muove costantemente sul filo del tragicomico, alternando i ricordi di una vita passata, fatta di consuetudini ormai cancellate dall’acqua, a bizzarre illusioni su un futuro possibile. La protagonista scrive una lettera strampalata destinata a un “nuovo mare”, un messaggio in bottiglia che funge da guida per lo spettatore attraverso i frammenti di una civiltà che ha perso i suoi punti di riferimento geografici e morali. La performance di Francesca Pimpinelli promette di restituire tutta la complessità di un personaggio che, pur nella sua condizione di isolamento, mantiene una vitalità disperata e sognante.
L’illusione dell’ordine: Controllo 26
Il secondo atto della serata è affidato alla compagnia Lumik con Controllo 26, scritto e diretto da Michele Demaria. In questo caso, l’atmosfera vira decisamente verso il thriller psicologico. In scena ritroviamo la stessa Pimpinelli, affiancata da Ludovica Apollonj Ghetti. Le due attrici interpretano due donne impiegate in un misterioso ufficio sospeso nel tempo e nello spazio. Il loro compito appare semplice quanto cruciale: monitorare il battito di una realtà che deve apparire impeccabile, filtrata attraverso dati, grafici e una routine fatta di caffè e scambi taglienti che nascondono una tensione sotterranea sempre pronta a esplodere.
Controllo 26 scava nelle fessure di un sistema che non tollera l’errore. La perfezione millantata dall’ufficio inizia a sgretolarsi quando i dati raccolti smettono improvvisamente di coincidere con la realtà dei fatti. È qui che emerge il tema centrale dell’opera: fino a che punto la protezione sociale è reale e quando diventa invece isolamento forzato? Il testo di Demaria mette in discussione l’affidabilità di un ordine superiore che cerca di eliminare l’imprevedibilità del fattore umano, trasformando la sicurezza in una prigione asettica e inquietante.
Riflessioni sul futuro e l’umanità
L’accoppiata di questi due spettacoli offre una visione d’insieme su quelle che sono le paure collettive del nostro tempo. Da un lato il timore per una natura che si ribella all’antropizzazione selvaggia, dall’altro la paura di perdere la propria identità e libertà all’interno di strutture burocratiche e tecnologiche totalizzanti. Distopik non si limita a rappresentare il disastro, ma cerca di indagare la risposta emotiva dell’individuo: la capacità di inventare nuovi mondi attraverso la scrittura o la resistenza silenziosa contro un sistema che nega la verità dei sentimenti.
Assistere a questa doppia messa in scena significa accettare una sfida intellettuale. Il pubblico del Teatro Trastevere sarà chiamato a interrogarsi sulle proprie responsabilità e sulle possibili vie di fuga da un presente che sembra correre verso l’autodistruzione. Grazie alla regia attenta di Caloro e Demaria e alle interpretazioni intense di Pimpinelli e Apollonj Ghetti, l’evento si preannuncia come uno degli appuntamenti più stimolanti della stagione teatrale romana, capace di unire l’intrattenimento alla critica sociale più profonda e radicale.
Info utili
- Dove: Teatro Trastevere, Via Jacopa de’ Settesoli 3, Roma.
- Quando: Dal 12 al 15 febbraio 2026. Giorni feriali ore 21:00, festivi ore 17:30.
- Prezzi biglietti: Intero 13,00 € – Ridotto 10,00 € (è prevista la tessera associativa).
- Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847.
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