Giovedì, 09 Luglio 2020

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Tevere artIl fiume Tevere offre il titolo e l’ambientazione all’ultimo romanzo di Luciana Capretti (Marsilio Editori). Su una sponda, all’altezza dell’Isola Tiberina, vengono ritrovati i documenti di una donna di nome Clara, ma del suo corpo non vi è traccia, le acque nere e gonfie di pioggia non lo restituiscono. Bisognerà risalire un altro fiume, l’Agogna, nel novarese, per scoprire la storia di Clara, per capire come la sua vita sia stata spazzata via da una piena dopo l’altra.
Perdonatemi, 50 anni bastano, mi ritroverete nel Tevere”, ha scritto su un bigliettino, come se l’acqua fresca in cui amava immergersi da giovane fosse giunta melmosa alla foce trascinandola per sempre con sé. Nessuno sa di quei cinquant’anni, cominciati con la lotta tra partigiani e collaborazionisti, in cui la protagonista, appena ragazza, si è trovata dalla parte sbagliata. Una storia individuale, dolorosa e taciuta, ma impossibile da dimenticare, che riflette quella di un intero paese, ancora oggi alle prese con la rimozione della guerra civile.
Tevere è un romanzo di raro pregio, dove l’indagine sulla scomparsa della protagonista scava nel privato e nella storia, portando alla coscienza il buio del passato, forse l’unico modo per liberarsene.

Clara fissa l’acqua limacciosa del Tevere. E’ una serata invernale del 1975, e lei indossa una sottoveste e un giaccone di finta pelliccia che ha dimenticato aperto. Ci appare così, nelle prime pagine, esposta ai rigori di un freddo che non sente, in bilico sulla sponda del fiume e della sua esistenza, assente eppure intimamente consapevole. Quel corpo, che non prova più niente, si contrappone a una mente sofferente da anni, inutilmente imbottita di farmaci, che trova pace solo nel sonno.
A Clara l’acqua è sempre piaciuta, sin da ragazza, quando a Novara, sua città natale, entrava nell’Agogna per imparare a nuotare, a stare a galla da sola. Erano gli anni ’40, e lo faceva di nascosto da un padre padrone e fascista che altrimenti l’avrebbe presa a cinghiate. Nei mesi successivi, quando Mussolini aveva invitato le donne a servire la patria e a partecipare attivamente alla causa, Clara si era iscritta al partito, perché “mi come mi papà l’è fascista.” Ausiliaria, la chiamavano quelli che stavano dalla sua parte. Per gli altri era una collaborazionista.
Adesso è ancora una volta davanti a un fiume. E’ uscita dalla sua camera da letto buia, invasa da nicotina e psicofarmaci, e ha posato a terra i documenti. “Strano, - commenterà il commissario di polizia incaricato di indagare sulla sua scomparsa -, chi si butta si butta, non pensa ai documenti.”
L’acqua dove affondare il proprio corpo o dove ritrovarlo, sentirlo di nuovo vivo, è questo l’elemento di cui Luciana Capretti si serve con sapienza per ripercorrere le rapide della vita di Clara. Tornerà agli anni della Liberazione, alla guerra civile, quando la protagonista subì le violenze della vendetta partigiana per il suo trascorso di repubblichina e spia dei tedeschi. Là è nato tutto. Un corpo violato da cui la protagonista cercherà di estraniarsi, sprofondando nel disagio mentale, costretta a elettroshock e ricoveri forzati, in un periodo in cui la psichiatria, ancora lontana dall’era Basaglia, è profondamente disumanizzante. Un destino comune a molte altre donne, una pagina di storia strappata con dolore o ignorata per convenienza.
Questo romanzo è tratto da una storia vera” - spiega l’autrice alla fine del libro. - “L’ho scritto per restituire alla protagonista qualcosa, del tanto che le è stato tolto.”

Tevere
di Luciana Capretti
Marsilio Editori

Luciana Capretti è nata a Tripoli (Libia). Giornalista, vive a Roma, dove lavora per il tg2. E’ stata corrispondente da New York per oltre vent’anni. I suoi reportage per la Rai in Uganda, Moldova, Armenia, Vietnam, Cambogia, Guatemala e Canada sono stati insigniti di prestigiosi riconoscimenti internazionali. Il suo primo romanzo, Ghibli, (Rizzoli 2004), è stato finalista ai premi Gaeta e Sanremo, e si è aggiudicato il Rapallo Opera Prima. Tevere ha ricevuto il X Premio nazionale di cultura “Benedetto Croce” per la narrativa.




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