È un cerchio narrativo di rara compiutezza quello tracciato da Sandra Petrignani in Carissimo dottor Jung (Neri Pozza). Nella vicenda della protagonista Egle, impegnata a comporre un romanzo sull’incontro — a trent’anni di distanza dalla terapia — tra lo psicoanalista svizzero e la sua ex paziente Christiana, si concentra una materia densa e stratificata. Mentre Egle scrive, nella sua casa di Roma, osservando il Tevere, il fluire del fiume accompagna quello della memoria. È da questo spazio romano – reale e simbolico – che affiora quella dimensione elusiva che è il “mistero di sé”, con il suo intreccio di sofferenza e quiete, di smarrimento e possibile salvezza.
Attraverso un equilibrio finissimo tra ricostruzione fattuale e invenzione narrativa, l’autrice scava nell’animo di Christiana — Lady Morgana per Jung — affidandosi a un flusso di coscienza che si trasforma in un’analisi profonda della condizione umana. Il cerchio si chiude così in un rapporto intenso e partecipe con il lettore, che nella scrittura di Sandra Petrignani riconosce un’esplorazione dei recessi dell’animo, riservata alle voci letterarie più mature e consapevoli.
Sandra Petrignani, come si è imbattuta nella storia della relazione tra Carl Gustav Jung e Christiana Morgan? E soprattutto, come si è documentata?
SP: Inseguivo l’idea di un romanzo su Jung dai tempi de La scrittrice abita qui, 25 anni fa, perché avevo scoperto che lo psicanalista svizzero aveva un rapporto speciale con le sue due case sul lago di Zurigo. Una casa per la famiglia, i pazienti, gli amici e una dell’anima, solo sua, senza i confort della modernità. Mi sono messa a studiarlo e così, fra i tanti altri che lo circondavano, mi sono imbattuta in Christiana Morgan che mi ha subito incuriosito perché non la conoscevo nemmeno di nome. Così ho studiato anche lei e ho deciso di farli incontrare di nuovo nell’ultimo anno di colui che Christiana considerava un maestro, da quando negli anni Venti l’aveva analizzata.
In Carissimo dottor Jung, così come in un’altra sua opera, E in mezzo il fiume (Laterza, 2011), l’elemento acqua è centrale. Anche lei, come la protagonista Egle, è solita scrivere osservando il Tevere?
SP: No, il Tevere da casa mia non si vede. Abito nel quartiere Monti che non è vicino al fiume, ma quando stavo a Trastevere avevo un rapporto molto stretto con lo scorrere della sua acqua effettivamente. Andavo spesso a camminare lungo gli argini. L’appartamento dove abita la protagonista scrittrice, che sta scrivendo il romanzo su Jung, è quello della mia prima psicanalista. Le sue finestre sono le stesse di Egle.
Descrivere le “peripezie dell’anima” analizzate da Jung, come nascita, morte, salvezza, ha rappresentato una sorta di auto-analisi per lei?
SP: Esattamente. È stato proprio così. Non l’avevo previsto però.
Qual è l’insegnamento più prezioso del padre della psicologia analitica, a suo parere?
SP: Se devo citarne uno solo, dico il cambiamento di prospettiva. Che è ciò che dovrebbe ottenere ogni analisi riuscita. Non possiamo cambiare le cose, le persone. Difficile cambiare persino noi stessi. Però modificare il modo in cui osserviamo e giudichiamo gli altri e noi stessi, e ciò che ci capita, possiamo farlo. Ognuno a suo modo ovviamente. È davvero liberatorio.
Egle a un certo punto si chiede se il romanzo che sta scrivendo è “venuto a chiudere un cerchio nella sua vita. O magari ad aprirlo.” Una nota autobiografica?
SP: Tutto è autobiografico nei romanzi e insieme è immaginazione. Nel senso che oltre a viverla sogniamo la nostra vita, e quando scriviamo sogniamo di più. A volte in modo preveggente.
Carissimo dottor Jung
di Sandra Petrignani
Neri Pozza
Sandra Petrignani è nata a Piacenza. Vive a Roma e nella campagna umbra.
Con Neri Pozza ha pubblicato: La scrittrice abita qui (2002), pellegrinaggio nelle case di grandi scrittrici del Novecento; i racconti di fantasmi Care presenze (2004); il libro di viaggio Ultima India (2006); il romanzo-documento Addio a Roma (2012) e la biografia romanzata di Duras, Marguerite (2014). Da Beat è stato recentemente riproposto il suo secondo libro, del 1988, Il catalogo dei giocattoli.
