Mercoledì, 24 Aprile 2019

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Come un respiro interrotto artCome un respiro interrotto, di Fabio Stassi (Sellerio editore), è un romanzo sulla memoria, sui suoi luoghi e sulle parole che la alimentano. Verrebbe da definirlo quasi ottocentesco, per la saga familiare che lo attraversa, se non fosse che è ambientato tra gli anni ’70 e oggi, e di questi anni è figlio, come lo stesso autore. Lo si sente nello sforzo di mettere insieme gli ultimi decenni, troppo freschi nei ricordi per essere definiti storia, già troppo lontani per non suscitare un po’ di malinconia.

La narrazione, scandita da uno stile diaristico, ricostruisce la vita di Sole, cantante la cui voce è capace “di aprire un buco, in mezzo al petto, e poi di richiuderlo”, tramite le sue parole e quelle di chi l’ha conosciuta. Sono parole sempre intonate, in ogni loro sfumatura, quasi delle note che una dopo l’altra danno vita a una composizione polifonica. Perché la forza propulsiva del romanzo è proprio la coralità, che si esprime attraverso la grande famiglia di Sole, vissuta tra Sicilia, Roma e Sud America, parlando lingue diverse e accumulando ricordi incancellabili.
Non è la nostalgia, tuttavia, ad animare Come un respiro interrotto. Sole non canta la nostalgia, “sciroppo dolciastro e velenoso” quando è rivolta solo al passato, ma la mancanza. Quel sentimento che riguarda il presente e solo un armonico della voce può afferrare, anche se per un istante.
Traspare, tra le pagine, la storia dell’autore stesso, nato a Roma nel 1962 da famiglia italo-albanese, oltre al suo amore per la musica, che accompagna e muove tutto il sapiente impianto narrativo. Stassi è scrittore raffinato e prolifico, ed è autore di Fumisteria (GBM, 2006), Premio Vittorini per il miglior esordio, e de L’ultimo ballo di Charlot (Sellerio), secondo classificato al Campiello 2013.

Chi sente cantare Sole ha la sensazione “di mettere un piede nel vuoto.” Una sera, Sole, durante un concerto in un locale underground di Roma, salva la vita a Matteo, uno dei musicisti. Matteo ha deciso di farla finita, ma i vocalizzi di lei, all’inizio quasi un soffio, poi un’emorragia, lo trasportano e gli infondono un’euforia di cui è capace solo la bellezza. Lei non saprà mai quello che stava per succedere, rimarrà solo una confidenza a bassa voce coperta dagli applausi assordanti, ma basterà a unire loro due per sempre.
E’ così la voce di Sole, stenta a levarsi, quasi stonata, ma poi cattura chiunque. Lei ci ha messo un po’ ad addomesticarla, fra le vocali troppo larghe lasciate in eredità dal dialetto siciliano e una timidezza che la ammutolisce. Proprio per questo però, ha tonalità uniche, capaci di dare un nome alle cose, di parlare alla gente.
Nella sua famiglia la voce vale “più del colore dei capelli o degli occhi, più di qualsiasi altra cosa”, ha suoni che riportano a Tunisi, Piana degli Albanesi, Montevideo, dove sono arrivati e partiti di nuovo genitori e nonni. Si fa strumento per raccontare storie, che sono affetti, sono fiato, -sciatu meu -, fiato mio, come dice una mamma siciliana al proprio bambino. Da qui nasce la voce di Sole, figlia di emigranti, partorita “come in un trasloco”, perché “non si cresce in un luogo, si cresce in una lingua”.

Esiste però una dimensione che nel romanzo lega ogni luogo, ed è quella del tempo, che scorre, ma puntualmente si interrompe. Si ritrova nel titolo, nelle prime pagine, quando Matteo accompagna lo zio in Montenegro ma farà subito ritorno, la sera del debutto in TV di Sole, che però non entrerà mai in scena, - “nel migliore dei casi la sua voce l’avrebbero confusa con quella di qualcun'altra; nel peggiore, non sarebbe stata capace di articolare alcun suono.” -
E’ come se il destino di questa famiglia, dove nessuno è mai cresciuto nel posto in cui è nato, si realizzasse solo nel momento in cui ci si ferma, e lo si fa sempre per ripartire. Emerge, tra le pagine, l’approdo verso nuovi mondi, continuo e inarrestabile come le onde del mare, l’inafferrabilità dei ricordi, dei loro colori sfumati, dei loro odori lontani.
Anche gli anni che fanno da sfondo a buona parte del romanzo, quelli della contestazione, dell’impegno politico, delle rivendicazioni sociali a cui Sole presta la propria voce, sono una parentesi tra il prima e il dopo. Tra la generazione degli anni ’70 e quella prima “c’è una guerra e tutto quello che l’ha preceduta”, a separare quella successiva “c’è in mezzo l’ingombrante scheletro di una rivoluzione fallita.

Come un respiro interrotto
di Fabio Stassi
Sellerio editore

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