Lunedì, 16 Luglio 2018

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da_roma_a_roma_1Andrea Carraro, in Da Roma a Roma, pubblicato da Ediesse, ci porta in un viaggio che parte dalla capitale e ad essa ritorna, attraverso il suo sguardo sui quartieri, gli abitanti, i loro commenti, l’ieri e l’oggi.
E’ una città che è continuamente capace di sorprenderlo, ma soprattutto è la sua città, di cui conosce bene, come tutto ciò che ci è intimo, i vizi.
Presenza discreta quella di Carraro, grazie a un linguaggio scarno, che descrive ciò che vede senza mai giudicare, né volersi sostituire ai veri protagonisti.
Lo si immagina camminare attraverso vestigia romane e borgate sterrate, parlare con gli abitanti di lussuosi residence e con chi la residenza neanche ce l’ha, e vive circondato dei pochi oggetti che è riuscito a raccattare per strada.
La sua voce è sempre vera e le parole spontanee, che si tratti di riferire un fatto storico, oppure  un’imprecazione urlata per strada.

andrea_carraro_artParte dal luogo che vide gli ultimi momenti di uno tra i suoi più grandi cantori, il viaggio dentro Roma, l’Idroscalo di Ostia, con la sua stele a Pier Paolo Pasolini.
E’ come un pellegrinaggio in sua memoria, fatto pestando la dura sabbia ferrosa.
Gli occhi vanno dal cielo azzurro al mare grigio ferro, dalle piante selvatiche ai cocci e all’immondizia. I rumori sono quelli della risacca e dello scalpiccio dei propri passi, i soli, forse, che sarebbero adatti a fare da sottofondo all’ineguagliabile realismo delle parole dello scrittore.
La mente va alle tante scene cinematografiche che hanno avuto nella stele il loro protagonista principale, come Amore Tossico, di Claudio Caligari, alle note di A Pa’, di Francesco De Gregori, o alle pagine di Vita di Pasolini, di Enzo Siciliano, per poi tornare alla realtà.
‘Per terra, sotto la bianca stele di Pasolini, l’unico omaggio floreale: una bottiglietta della Coca Cola con alcune pianticelle rinsecchite dentro, su cui stanno aggrappate quattro lumache’.

Il quartiere non è più come una volta”, dice un vecchio che abita a San Lorenzo, e in effetti girando per le sue vie si incrociano studenti universitari, artistoidi fricchettoni, musicisti punk e pensionati anonimi.
Nei suoi ricordi c’è ancora il bombardamento del 19 luglio 1943, in cui lui riuscì a salvarsi, ma perse la madre e la sorella. Nei giorni precedenti, gli aerei americani per ben quattro volte avevano lanciato nel cielo di Roma volantini in cui avvertivano la gente di mettersi in salvo, lontano da obiettivi militari come ferrovie, aeroporti e caserme.
“Ma nessuno l’aveva presi sul serio … E alla fine ci furono 1486 vittime”.
Un acquazzone che preannuncia l’estate, una donna che urla in un telefonino, due ubriaconi dagli occhi annacquati e i rintocchi delle campane di mezzogiorno dell’Immacolata.
Anche questo è San Lorenzo, dove accanto a un palazzo cadente ne risplende uno fresco di restauro, e dove un ubriacone e un giovane impegnato nel sociale, camminano sullo stesso marciapiede.
E’ un quartiere che non dà mai l’impressione di decadimento e abbandono.

E’ rimasta come l’aveva voluta Pasolini, la casa nel complesso della Torre di Chia.
Lo scrittore aveva scelto questa costruzione medievale a Bomarzo, non lontano da Roma, ma già in provincia di Viterbo, per poter scrivere e pensare.
Attorniata da querceti, la casa è piuttosto essenziale, fatta di legno, di cemento, e del vetro delle grandi finestre, che guardano sul bosco vicino al quale scorre il torrente di Chia.
Camminare per queste stradine, tra la fitta vegetazione e le acque del torrente, fa capire cosa intendeva Pasolini, quando diceva di voler abitare la natura.
Qui, nel 1964, girò Il Vangelo secondo Matteo, in particolare la scena in cui Giovanni Battista battezza Gesù nelle acque del fiume Giordano. Sempre qui, scrisse alcune fra le più belle pagine di Lettere luterane, e cominciò a scrivere Petrolio, uscito postumo e incompiuto.
Oggi la Torre di Chia è di proprietà di una cugina di Pasolini, Graziella, che custodisce la memoria di uno di uno dei più grandi scrittori, poeti e registi dei nostri tempi.
Tra le tante, mostra una foto di Pasolini, ‘intento a scrivere a penna reggendosi la testa pensosamente’.

Inizia e finisce con Pasolini, il viaggio dentro Roma, come un cerchio che si chiude, delimitando quello che è interno a lui e quello è esterno.
Centro e periferia, scorci ed emozioni, bellezza e degrado, poesia e rabbia.
Ma forse, proprio perché un cerchio non ha né un inizio né una fine, è impossibile definirne esattamente il percorso.
Meglio, allora, come ha saputo fare Andrea Carraro, lasciarsi guidare verso un luogo dalla curiosità, imparare a conoscerlo attraverso le pagine di un libro, ricordarlo come la scena di un film.
E soprattutto, sentire un paesaggio, vivere un quartiere, non coprire con la propria voce quella di chi ci cammina intorno.
Insomma, meglio lasciar parlare Roma.

Da Roma a Roma, di Andrea Carraro

Edizioni Ediesse

Pagine 170 – Euro 10

Si ringrazia la Casa Editrice Ediesse per le foto dell’articolo

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