- Cosa: Debutto dello spettacolo teatrale L’Uomo di legno, scritto e diretto da Filippo Gili.
- Dove e Quando: Presso Argot Studio a Roma, dal 12 al 15 febbraio 2026.
- Perché: Una riflessione filosofica e ironica sull’invenzione della mortalità in una comunità di “eterni”.
L’Argot Studio di Roma si conferma ancora una volta come uno dei centri nevralgici della sperimentazione teatrale capitolina, accogliendo sul proprio palco una nuova sfida creativa firmata da Filippo Gili. Dal 12 al 15 febbraio 2026, il pubblico potrà assistere al debutto di L’Uomo di legno, un’opera inedita che promette di scuotere le certezze dello spettatore attraverso un paradosso narrativo di grande impatto. La pièce, prodotta da Argot Produzioni, vede in scena un trio affiatato composto da Massimiliano Benvenuto, Arcangelo Iannace e dallo stesso Gili, impegnati in una narrazione che fonde il quotidiano con il metafisico.
La forza di questo lavoro risiede nella capacità di trasformare un concetto astratto e spesso temuto come la fine della vita in un dispositivo drammaturgico pulsante. Ambientato in una piccola falegnameria, lo spettacolo non si limita a raccontare una storia, ma mette in scena un vero e proprio “corto circuito” esistenziale. Filippo Gili, autore e regista dalla cifra stilistica inconfondibile, sceglie di indagare l’istante preciso in cui l’essere umano realizza la propria finitudine, portando in scena quella che viene definita come “la nascita della fine”.
L’utopia degli eterni e l’irruzione del limite
Il cuore pulsante della narrazione è una comunità di esseri che si considerano “eterni”. In questo microcosmo, rappresentato simbolicamente dalla bottega di un falegname, il tempo non possiede la scansione lineare e inesorabile a cui siamo abituati; l’esistenza scorre in un’utopia fondata sull’assenza di un termine ultimo. Tuttavia, questo equilibrio viene bruscamente interrotto dall’apparizione della morte. Non si tratta di un processo lento o di un decadimento naturale, ma di un evento improvviso, esplosivo e totalmente inconcepibile per chi non ne ha mai contemplato la possibilità.
Questa irruzione trasforma la falegnameria in un laboratorio filosofico a cielo aperto. I protagonisti si trovano a dover negoziare con un concetto estraneo, cercando di dare un nome e un senso a ciò che, per definizione, sembra negare il senso stesso della loro vita precedente. L’opera di Gili esplora l’impreparazione dell’essere umano di fronte all’inevitabile, mettendo a nudo le fragilità della coscienza collettiva quando viene privata della rassicurante illusione dell’immortalità.
Tra ironia surreale e riflessione metafisica
Nonostante il tema centrale possa apparire solenne, L’Uomo di legno si distacca dalla tragedia classica per abbracciare un registro che oscilla tra lo spaesamento metafisico e la comicità surreale. La morte, in questo contesto, diventa un oggetto di stupore quasi infantile, di fraintendimento e persino di riso. È proprio attraverso l’ironia che Gili riesce a scavare più a fondo nelle nevrosi umane, rivelando come il grottesco e il tenero siano spesso le due facce della stessa medaglia quando si parla di “fine vita”.
La messa in scena trasforma l’angoscia in un racconto dinamico e il racconto in un gioco scenico coinvolgente. I personaggi, costretti a rinegoziare la propria identità, diventano lo specchio di una società contemporanea che spesso fatica a relazionarsi con il concetto di limite. La capacità tipicamente umana di trasformare il dolore in narrazione diventa qui lo strumento principale per esorcizzare la paura, offrendo al pubblico non solo spunti di riflessione critica, ma anche momenti di autentico intrattenimento intellettuale.
Argot Produzioni e la drammaturgia del presente
La scelta di ospitare e produrre L’Uomo di legno rientra perfettamente nella visione artistica di Argot Produzioni. Sotto la direzione di Francesco Frangipane, la struttura continua a perseguire una vocazione orientata alla drammaturgia contemporanea, intesa come un dispositivo capace di interrogare il presente attraverso linguaggi originali e sperimentali. Questo nuovo lavoro di Filippo Gili rappresenta un tassello fondamentale in questo percorso di ricerca, proponendo un teatro che non teme di affrontare le grandi domande universali partendo da una dimensione intima e artigianale.
In un’epoca in cui la velocità del consumo culturale spesso penalizza l’approfondimento, l’Argot Studio offre uno spazio di resistenza creativa dove il corpo e la parola tornano a essere centrali. La falegnameria di Gili diventa così il simbolo di una costruzione costante del senso, dove ogni colpo di pialla e ogni parola scambiata contribuiscono a delineare i contorni della nostra umanità. Partecipare a questo spettacolo significa accettare la sfida di guardare in faccia l’ignoto, scoprendo che, forse, è proprio la consapevolezza della fine a dare forma e bellezza all’inizio di ogni nostra azione.
Info utili
- Sede: Argot Studio – Via Natale Del Grande, 27 | 00153 Roma
- Date: Dal 12 al 15 febbraio 2026
- Orari spettacoli:
- Giovedì e venerdì: ore 20:30
- Sabato: ore 19:30
- Domenica: ore 17:30
- Biglietti:
- Intero: 15€
- Tessera associativa: 5€
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