- Cosa: Offspring. Between Nature and Code, mostra personale di Eleonora Gudenko.
- Dove e Quando: Porte Rosse (Via dei Sabelli 8, Roma), dal 12 al 21 febbraio 2026.
- Perché: Un’indagine pittorica che rilegge la tecnologia come discendenza biologica dell’umano.
Roma torna a interrogarsi sulle frontiere del contemporaneo e lo fa nel cuore pulsante del quartiere San Lorenzo. Lo spazio Porte Rosse si prepara ad accogliere un progetto espositivo che promette di scardinare la consueta dicotomia tra organico e artificiale. Si tratta di Offspring. Between Nature and Code, la personale dell’artista di origine siberiana Eleonora Gudenko, curata da Agnese Lombardo. L’esposizione, visitabile dal 12 al 21 febbraio 2026, si inserisce in un dibattito globale sempre più acceso: quello sulla convivenza tra la nostra specie e le intelligenze che essa stessa ha generato.
Non si tratta, tuttavia, della solita rappresentazione futuristica o fantascientifica. La pittura a olio, medium tradizionale per eccellenza, diventa qui lo strumento per analizzare paradossi squisitamente attuali, offrendo al pubblico una visione in cui il robot non è “altro” da noi, ma una nostra diretta emanazione, un figlio imperfetto delle nostre ambizioni e delle nostre paure ancestrali.
Una genealogia della tecnologia
Il nucleo concettuale della mostra risiede in una prospettiva quasi darwiniana, ma applicata al silicio invece che al carbonio. Nelle tele di Eleonora Gudenko, la tecnologia smette di essere percepita come un’entità autonoma o aliena che minaccia l’umanità dall’esterno. Al contrario, viene presentata come una derivazione dell’umano: una forma secondaria che eredita, quasi fosse un codice genetico corrotto o evoluto, le strutture simboliche e gli impulsi di chi l’ha creata.
Questa visione genealogica trasforma l’evoluzione in un processo di continuità piuttosto che di rottura. Le macchine, nel lavoro dell’artista, portano il peso delle nevrosi e dei desideri di una specie profondamente arcaica. L’intelligenza artificiale, dunque, non è un freddo calcolatore privo di anima, ma un offspring (una prole, appunto) che riflette le responsabilità morali e i modelli cognitivi della società che l’ha programmata. È un approccio che invita a guardare lo schermo del computer o la scocca di un robot con la stessa tenerezza e inquietudine con cui si osserva un discendente che ci somiglia troppo, o troppo poco.
Crani, robot e sacralità ibrida
Visivamente, la mostra gioca su accostamenti audaci che annullano le gerarchie temporali. Lo spettatore si trova immerso in un orizzonte visivo dove crani di primati e resti di teste robotiche convivono sullo stesso piano. Questa compresenza non è casuale: suggerisce una linea evolutiva comune, costringendo chi guarda a riconoscere nelle forme artificiali i tratti somatici e “spirituali” della propria storia biologica.
Particolarmente interessante è l’uso che Gudenko fa degli elementi iconografici legati al mito e alla sacralità. Temi classici della storia dell’arte, come la maternità, la preghiera o il riferimento biblico all’Albero della Conoscenza, vengono riappropriati e inseriti in contesti ibridi. Questi dispositivi culturali attraversano le opere per ricordare che il bisogno umano di attribuire un senso alla creazione rimane intatto, anche quando l’atto creativo esce dal dominio della carne per entrare in quello del codice. L’artista sembra chiederci: le nostre macchine pregano? O siamo noi a pregare attraverso di loro?
Oltre la distopia: uno sguardo critico
In un panorama artistico spesso polarizzato tra l’entusiasmo acritico per il progresso e visioni distopiche catastrofiche, Offspring sceglie una terza via: quella dell’osservazione critica. La curatela di Agnese Lombardo guida il pubblico in uno spazio di riflessione etica, lontano da giudizi sommari. L’obiettivo non è spaventare né celebrare, ma comprendere le implicazioni delle nuove forme di esistenza che stiamo plasmando.
Entità ibride, ancora in divenire, popolano le pareti di Porte Rosse, fungendo da specchio per una società in rapida trasformazione. La formazione stessa dell’artista, nata in Siberia, passata per il design a Mosca e approdata alla pittura a Roma, si riflette in questa capacità di mescolare mondi diversi, unendo la tecnica pittorica classica a interrogativi urgenti sul futuro della specie. La mostra diventa così un invito a non distogliere lo sguardo dalle nostre creazioni, riconoscendo in esse la continuità della nostra origine e, forse, il destino della nostra evoluzione.
Info utili
- Indirizzo: Porte Rosse, Via dei Sabelli 8, Roma (Quartiere San Lorenzo).
- Periodo espositivo: Dal 12 al 21 febbraio 2026.
- Vernissage: Giovedì 12 febbraio, dalle ore 18:00 alle 21:00.
- Ingresso: Libero.
- Orari e visite: Su appuntamento (contattare la struttura).

