- Cosa: Il debutto in prima nazionale dello spettacolo teatrale Arecibo, un progetto di Fucina Zero.
- Dove e Quando: Presso il TeatroBasilica di Roma, dal 5 all’8 febbraio 2026.
- Perché: Una riflessione profonda e tecnologica sulla comunicazione umana, ispirata al celebre messaggio radio inviato nello spazio profondo nel 1974.
Il silenzio del cosmo non è mai stato così rumoroso come tra le mura del TeatroBasilica. Dal 5 all’8 febbraio 2026, la scena romana accoglie la prima nazionale di Arecibo, un’opera multidisciplinare nata dall’ingegno del collettivo Fucina Zero. Al centro della narrazione vi è un evento storico che ha segnato l’immaginario collettivo del XX secolo: l’invio, nel 1974, di un segnale radio dal radiotelescopio di Arecibo, in Porto Rico. Quel messaggio, una griglia di appena 1679 bit, conteneva l’essenza dell’umanità condensata in numeri e figure stilizzate, lanciata verso l’ammasso globulare M13 a 25.000 anni luce di distanza.
Oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, quel gesto appare come una testimonianza di un’epoca di grandi speranze e ambizioni collettive. Lo spettacolo, diretto da Matteo Finamore e scritto da Jacopo Angelini, non si limita però alla cronaca scientifica. Attraverso la performance di Mario Berretta, Andrea Carriero e Giulia Rossoni, Arecibo esplora la parabola di quell’impresa, osservandone la costruzione e il lento disfacimento nell’interesse pubblico. Ci si interroga se l’umanità si sia già stancata di attendere una risposta o se, nel fragore della comunicazione istantanea contemporanea, abbiamo smarrito la capacità stessa di aspettare e di ascoltare l’altro.
Un’architettura sonora tra scienza e teatro
Il cuore pulsante di questo dispositivo teatrale non risiede solo nelle parole, ma nella sofisticata intelaiatura acustica curata da Giulia Menaspà, con la consulenza sonora di Pasquale Citera. Sul palco, una loop machine funge da vero e proprio radiotelescopio scenico: uno strumento capace di registrare, stratificare e trasformare frammenti di voci e input sonori in tempo reale. Questo processo crea un ponte costante tra chi invia e chi riceve, rendendo tangibile la distanza e la persistenza del segnale. La ripetizione sonora diventa così una presenza fisica che abita la scena, trasformando il vuoto cosmico del palco in un ambiente denso di significati.
La regia di Finamore sceglie di non interpretare i personaggi in senso classico, ma di utilizzare i performer come veri e propri medium. Gli attori oscillano tra ruoli differenti, vestendo i panni di scienziati visionari come Frank Drake, Jill Tarter e Carl Sagan, per poi trasformarsi in testimoni o fantasmi del pensiero umano. Questa fluidità è supportata dal disegno luci di Omar Scala e dai costumi di Giulia Barcaroli, che contribuiscono a definire uno spazio che è insieme laboratorio scientifico e abisso siderale. Lo spettacolo, prodotto da lacasadargilla e Gruppo della Creta, si presenta dunque come un’esperienza immersiva dove il dato reale si intreccia indissolubilmente con la risonanza personale.
La crisi della comunicazione nel presente iperconnesso
Arecibo pone una domanda scomoda ma necessaria: che senso ha cercare un contatto con intelligenze extraterrestri se non siamo più in grado di comunicare tra noi sulla Terra? La sinossi mette in luce come l’ambizione di un tempo si sia oggi frammentata in un mix di iniziative commerciali e gesti individuali isolati. Mentre il messaggio originale continua il suo viaggio solitario nello spazio, nel nostro presente ci scontriamo con notifiche silenziate, messaggi ignorati e un “ghosting” che sembra essere diventato il paradigma delle relazioni moderne. L’indagine di Fucina Zero si sposta quindi dal cielo al dispositivo che teniamo in mano ogni giorno, evidenziando il paradosso di un mondo iperconnesso ma privo di ascolto.
La compagnia Fucina Zero, nata nel 2018 e composta da professionisti under 35 diplomati presso eccellenze come la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi, conferma con questo lavoro la sua vocazione per un teatro di ricerca civile e poetico. Dopo i successi di Cucina Buona in Tempi Cattivi e Carne di Uomo e di Balena, il collettivo torna a collaborare con il TeatroBasilica per offrire al pubblico una riflessione radicale sull’attesa. Arecibo non è solo la storia di un radiotelescopio, ma la cronaca di un’illusione collettiva che ci interroga sulla natura del nostro desiderio di non essere soli nell’universo.
Info utili
- Luogo: TeatroBasilica, Piazza di Porta San Giovanni 10, Roma.
- Date: Dal 5 all’8 febbraio 2026.
- Orari: Da giovedì a sabato ore 21:00; domenica ore 16:30.
- Prezzi: Intero 18€, Online 15€, Ridotto 12€.
(Credits ph. Simone Galli)
