- Cosa: La mostra personale “Riflessioni” di Claudia Lazzarini.
- Dove e Quando: Fondazione Marco Besso, Roma. Dal 22 al 30 gennaio 2026.
- Perché: Un dialogo cromatico intenso che unisce la scuola romana alle avanguardie internazionali.
Il cuore pulsante di Roma, quel Largo di Torre Argentina che trasuda storia e stratificazioni millenarie, torna ad essere palcoscenico per l’arte contemporanea. In un gennaio romano che cerca nuove luci, la Fondazione Marco Besso apre le sue porte a un’esperienza visiva di rara intensità: la mostra personale di Claudia Lazzarini, intitolata suggestivamente Riflessioni. Inaugurata ieri alla presenza di pubblico e critica, l’esposizione sarà visitabile fino alla fine del mese, offrendo una finestra temporale breve ma densa di significato per immergersi nell’universo creativo di un’artista che ha saputo fare del colore la sua lingua madre.
L’evento non è solo una rassegna di opere pittoriche, ma rappresenta un punto di arrivo e, al contempo, di ripartenza per il percorso della Lazzarini. In un mondo che corre veloce, la scelta di un titolo come Riflessioni impone un rallentamento, un invito a fermarsi davanti alla tela non solo per osservare, ma per percepire. La Fondazione Marco Besso si conferma così, ancora una volta, un presidio culturale fondamentale per la Capitale, capace di intercettare voci artistiche che sanno unire la tradizione accademica con una sensibilità squisitamente moderna ed eclettica.
Tra Chicago e Roma: un’eredità cosmopolita
Il profilo artistico di Claudia Lazzarini è il risultato di una fusione affascinante tra due mondi apparentemente distanti. La sua formazione, infatti, affonda le radici nel rigore e nell’apertura internazionale del Chicago Art Institute, un luogo dove l’arte viene respirata nelle sue declinazioni più contemporanee e sperimentali. Tuttavia, è il ritorno alle origini, con il completamento degli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma, a definire la sua cifra stilistica definitiva. È qui che l’artista entra in contatto con giganti del calibro di Giulio Turcato e Antonio Scordia.
L’influenza di questi maestri è palpabile, ma mai invasiva. Da Turcato, Lazzarini sembra aver ereditato quella libertà nell’uso della materia e del segno che trascende la semplice rappresentazione, mentre la lezione di Scordia risuona nella capacità di gestire lo spazio pittorico. Non si tratta di semplice emulazione, ma di una rielaborazione personale che guarda anche oltreoceano e oltre le Alpi. Le tele esposte in questa personale, infatti, dialogano apertamente con i grandi maestri del colore: c’è l’eco della gioia di vivere di Henri Matisse, la vibrante intimità di Pierre Bonnard e la forza primordiale di Paul Gauguin. Lazzarini prende questi riferimenti colti e li mescola in una sintesi nuova, dove la figura femminile diventa spesso il fulcro di una narrazione emotiva e cromatica.
La doppia anima delle Riflessioni
Il titolo della mostra, Riflessioni, non è stato scelto a caso, ma gioca sapientemente con la semantica della lingua italiana. Da un lato, c’è il rimando al fenomeno fisico: la luce che rimbalza, il colore che si specchia, l’immagine che si duplica e si trasforma sulle superfici. Dall’altro, c’è l’atto mentale: il pensiero che si ripiega su se stesso, l’analisi interiore, l’indagine sulla complessità dell’esistenza. L’artista ci invita a esplorare entrambe queste dimensioni attraverso l’uso magistrale dell’acrilico.
Sebbene Claudia Lazzarini sia un’artista poliedrica, capace di passare con disinvoltura dalla scultura in bronzo a cera persa all’affresco, fino alla delicatezza dell’acquerello, è nell’acrilico che questa mostra trova il suo baricentro. I colori sono intensi, brillanti, quasi sfacciati nella loro vitalità. Attraverso forme dinamiche che sembrano voler uscire dai confini della tela, i quadri diventano specchi — o meglio, riflessi — delle percezioni emotive dell’autrice. Ogni pennellata è un pensiero, ogni accostamento cromatico è uno stato d’animo. La figura femminile, spesso presente, non è un semplice soggetto ritratto, ma diventa il veicolo attraverso cui l’artista esplora e racconta la complessità della vita, offrendo al visitatore una chiave di lettura empatica e immediata.
Un appuntamento da non perdere alla Fondazione Besso
La location gioca un ruolo fondamentale nella fruizione di queste opere. La Fondazione Marco Besso, situata strategicamente in Largo di Torre Argentina, offre uno spazio che permette quel raccoglimento necessario per apprezzare le sfumature del lavoro della Lazzarini. La mostra si configura come un evento “lampo”, visitabile solo per pochi giorni, dal 22 al 30 gennaio, una scelta che ne accresce il valore e l’urgenza.
In un’epoca in cui l’arte viene spesso consumata distrattamente attraverso gli schermi degli smartphone, Riflessioni ci chiede la presenza fisica. Ci chiede di stare davanti al quadro per percepire la vibrazione del colore che nessuna riproduzione digitale potrà mai restituire fedelmente. È un’opportunità per i romani e per i turisti di scoprire come la tradizione pittorica del Novecento possa ancora parlare una lingua attuale, vitale e profondamente toccante. L’eclettismo della Lazzarini, che qui si focalizza sulla pittura ma che sottende una conoscenza profonda della materia scultorea, conferisce alle opere una tridimensionalità implicita, una solidità che si sposa perfettamente con l’eterea brillantezza dei suoi acrilici.
Info utili
- Ingresso: Prenotazione obbligatoria per le visite.
- Orari:
- Dal lunedì al venerdì: 10.30-12.30 e 14.30-16.30
- Venerdì 30 gennaio (ultimo giorno): solo mattina 10.30-12.30
- Indirizzo: Fondazione Marco Besso, Largo di Torre Argentina 11, Roma.
- Prenotazioni: Le visite devono essere prenotate entro le ore 12 del giorno precedente tramite il sito ufficiale della fondazione (sezione eventi/prenotazioni).
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