Lunedì, 16 Luglio 2018

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Come un giovane uomoUna nevicata storica negli anni ’80 imbianca Roma e ovatta i contorni degli anni dell’infanzia.

Il ricordo fissa la figura di un bambino di quattro o cinque anni accompagnato sui prati bianchi dalla mano di una figura sbiadita dalla memoria. Un’età felice e protetta incalzata dallo scorrere del tempo, da un futuro tanto sconosciuto quanto inevitabile. Potrebbe una nuova nevicata rinnovare l’incanto di quei giorni a distanza di oltre vent’anni?
Muove da questo quesito impellente Come un giovane uomo, esordio narrativo del poeta romano Carlo Carabba (Marsilio Editori) e finalista al Premio Strega 2018. Memoir autobiografico alimentato dal flusso di coscienza, il racconto parte da un Parco dei Daini a Villa Borghese, luogo dell’infanzia dell’autore, insolitamente innevato. Quella neve, se scendesse ancora, potrebbe rendere il paesaggio interiore di oggi simile a quello di ieri e far tornare il tempo in cui tutto era ancora possibile. Invocati, attesi, i fiocchi dopo quasi venticinque anni tornano su Roma, ma si depositano a terra in mucchi gelati, oppure si trasformano presto in fango sui prati in ombra. Non regalano nessuna epifania, nessuno scampolo di passato; al contrario, rubano il futuro, facendo scivolare Mascia, un’amica del liceo, sul ghiaccio col suo motorino. La ragazza entra in coma e poi muore.
Avevo saputo dell’incidente il giorno in cui la neve, tornando a cadere, aveva chiuso i conti con la mia infanzia. Come potevo pensare al funerale della migliore amica della giovinezza avvenuto mentre firmando il mio primo contratto di lavoro entravo nell’età adulta, senza attribuire alla coincidenza un valore simbolico?” Il risveglio di Mascia rappresenterebbe la salvezza anche dell’autore, la continuità, il domani possibile, e il suo non avvenire recide nettamente passato e futuro, lasciando dietro di sé la consapevolezza della morte. Di fronte ad essa lo scrittore è impreparato, incapace di provare dolore e manifestarlo all’esterno in forma socialmente accettabile. La paralisi emotiva si impossessa di lui, che si dibatte nel dubbio se assistere Mascia nei suoi ultimi momenti di vita, partecipare alla sua cerimonia di commemorazione, andare al suo funerale.
La nevicata tanto attesa ha segnato la fine della giovinezza e l’inizio dell’età adulta, portando con sé la paura di affrontare il futuro e le sue incertezze. La sola arma a disposizione sembra essere allora quella della memoria, che viaggia all’indietro da Eta Beta all’Erasmus, da Lost alla Bibbia, da Villa Ada ai villini gotici di via Nomentana. E’ un flusso inarrestabile, necessario ma non consolatorio, mai nostalgico, che si esprime attraverso un periodare ipotattico, frasi lunghe dove il pensiero mal sopporterebbe i freni della punteggiatura. Aleggia tra le righe lo spirito proustiano, che l’autore evoca già nella citazione in esergo. Il suo esercizio di memoria non è però mai scontato, così il ricordo dei biscotti profumati dell’infanzia insegue quello delle ore trascorse sulle vignette della Settimana Enigmistica, in un equilibrio che sa unire alto e basso, riferimenti classici e pop. Si riconosce, nel profondo, la voce del poeta, a cui non nessun moto dello spirito può sfuggire: “Negli affari umani, in cui spesso le ossessioni poggiano, come piramidi capovolte, su basi debolissime e su esili fondamenta, vengono costruiti i tetri castelli in cui noi stessi ci imprigioniamo (…)”

Come un giovane uomo
di Carlo Carabba
Marsilio Editori

Carlo Carabba è nato a Roma nel 1980. Viene da studi filosofici e ha pubblicato articoli su Francis Bacon e Thomas Hobbes. Ha coordinato la rivista Nuovi Argomenti e scritto le raccolte di poesia Gli anni della pioggia (premio Mondello per l’Opera Prima) e Canti dell’abbandono (premio Carducci e premio Palmi). Come un giovane uomo è il suo primo romanzo.

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