Cosa: La mostra “Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976”, un’esposizione dedicata al periodo capitolino dell’artista ligure.
Dove e Quando: Palazzo Merulana, dal 20 marzo al 3 maggio 2026.
Perché: Per scoprire come il clima culturale romano degli anni Settanta abbia influenzato uno dei protagonisti del secondo Novecento italiano.
L’arte come pratica di vita, come modalità di stare al mondo e non semplice prodotto estetico. È questa la lente d’ingrandimento attraverso la quale Palazzo Merulana invita il pubblico a riscoprire la figura di Francesco Vaccarone, intellettuale e artista poliedrico la cui produzione ha segnato profondamente il panorama culturale italiano. La mostra Francesco Vaccarone a Roma 1970-1976, curata da Umberto Croppi e Paolo Asti, si focalizza su un sestennio cruciale: gli anni in cui l’artista scelse la Capitale come fulcro della propria ricerca formale e del proprio impegno civile, intrecciando la sua visione filosofica con la vivacità della Scuola Romana.
L’esposizione, ospitata negli spazi della Fondazione Elena e Claudio Cerasi e gestita da Coopculture, non rappresenta soltanto un omaggio alla memoria del maestro spezzino, ma si pone come un tassello fondamentale per completare il mosaico della storia dell’arte del secolo scorso. Attraverso una selezione accurata di opere, il percorso espositivo racconta lo spaccato temporale in cui Vaccarone riuscì a sintetizzare l’eredità della grande tradizione pittorica con le istanze più radicali dell’avanguardia, muovendosi con estrema coerenza tra pittura, incisione e scultura.
Il crocevia romano e la Stamperia Il Cigno
L’arrivo di Vaccarone a Roma nel 1970 segna l’ingresso dell’artista in una dimensione di piena maturità espressiva. Il cuore pulsante di questa esperienza fu la celebre Stamperia Il Cigno, un vero e proprio crocevia di talenti dove il maestro perfezionò le tecniche calcografiche confrontandosi con giganti del calibro di Alberto Burri, Corrado Cagli, Afro Basaldella e Renato Guttuso. In questo ambiente stimolante, Vaccarone divenne un punto di riferimento per la scena locale, riuscendo ad assorbire le tendenze del momento senza mai rimanerne prigioniero, mantenendo intatta quella carica umana e intellettuale che lo ha sempre contraddistinto.
Gli incontri romani influenzarono profondamente il suo modo di esplorare il rapporto tra la figura e lo spazio, tra la memoria e il paesaggio urbano. Le opere di questo periodo mostrano un segno incisivo capace di scavare sia sulla tela che sulla lastra, traducendo in immagini la complessità della vita umana durante gli anni della contestazione e della fine del boom economico. In questo contesto, il lavoro dell’artista si configura come una narrazione drammatica del proprio tempo, dove però non manca mai una vena ironica sottile, utilizzata come strumento di lettura della realtà contemporanea.
Dalle Mitofanie ai cicli dei Gabbiani e dei Clochard
Il percorso della mostra introduce lo spettatore alla poetica del maestro partendo dalle radici: le Mitofanie. In queste opere giovanili emerge già la capacità di Vaccarone di trarre visioni dai materiali, mostrando una precoce intuizione verso le sperimentazioni future e il dialogo con la poesia visiva. Procedendo lungo le sale, si incontrano quadri di “transizione” come Adamo, Ermafrodito e Mosca cieca, che fungono da ponte verso i cicli pittorici più celebri avviati proprio durante il soggiorno romano, quando la pratica pittorica viaggiava in parallelo con quella incisoria.
È in questi anni che prendono forma le serie dedicate ai Gabbiani e ai Clochard. Si tratta di due filoni paralleli che definiscono il profilo semi-astrattista dell’artista: da un lato il volo degli uccelli marini, simbolo delle origini liguri e di una libertà anelata; dall’altro il tema urbano dell’emarginazione, della sconfitta e del dolore sociale. In queste opere il colore si fa materia densa, acquistando volumi attraverso strati e spessori che diventano una vera e propria dichiarazione d’intenti del suo universo interiore, capace di trasformare l’immagine in un atto di impegno civile.
Segni e volti: l’eredità di un intellettuale ligure
Un aspetto particolarmente affascinante della mostra è la sezione dedicata alla ritrattistica e alla grafica. Viene esposta, tra le altre, una rara copia della cartella di incisioni In articulo amoris, opera emblematica che gioca con il semantico e il sentimento, mettendo in luce la padronanza tecnica raggiunta da Vaccarone. A testimoniare il suo fitto intreccio di relazioni romane sono presenti schizzi a carboncino, china e matita che ritraggono personalità illustri come Alberto Moravia, Enzo Carli e lo stesso Renato Guttuso, catturati con pochi e decisi segni capaci di restituire l’essenza psicologica del soggetto.
L’esposizione si chiude con un doveroso tributo ai maestri che hanno formato il giovane Vaccarone alla Spezia: un ritratto dell’artista eseguito da Gino Bellandi e una veduta del Golfo opera di Giuseppe Caselli. Questo ritorno alle origini sottolinea la coerenza di un percorso durato una vita intera, culminato in riconoscimenti internazionali e partecipazioni a eventi prestigiosi come la Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia. Visitare questa mostra significa immergersi in un’epoca di grande fermento culturale, riscoprendo un uomo colto che ha saputo interpretare con semplicità la complessità dell’esistenza.
Info utili
- Indirizzo: Via Merulana 121, Roma
- Prezzo biglietto: 12 euro
- Orari: Da mercoledì a venerdì 12.00-20.00; Sabato e domenica 10.00-20.00
- Ultimo ingresso: Ore 19.00
- Sito web: www.palazzomerulana.it
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