- Cosa: La messa in scena del thriller psicologico tratto dal romanzo di Giovanni Grasso.
- Dove e Quando: Teatro Quirino – Vittorio Gassman, Roma. Dal 3 all’8 febbraio 2026.
- Perché: Un’indagine serrata non solo su un delitto, ma sui segreti inconfessabili dell’animo umano con Stefania Rocca e Giovanni Crippa.
Roma si prepara ad accogliere una delle produzioni teatrali più intense della stagione, un appuntamento che promette di tenere il pubblico con il fiato sospeso tra le poltrone di velluto rosso del Teatro Quirino. Dal 3 all’8 febbraio 2026, va in scena L’amore non lo vede nessuno, opera teatrale nata dalla penna di Giovanni Grasso, che adatta qui il suo omonimo romanzo di successo. Dopo le prove convincenti di Fuoriusciti e Il Caso Kaufman, Grasso torna a indagare le pieghe della storia e delle relazioni umane, questa volta addentrandosi nei territori del giallo psicologico e del dramma borghese.
Sotto l’attenta regia di Piero Maccarinelli, lo spettacolo si configura come una macchina narrativa ad alta precisione, dove ogni dialogo è un indizio e ogni silenzio nasconde una verità. Prodotto da una sinergia importante tra Teatro Quirino, Centro Teatrale Bresciano e Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, l’allestimento arriva a Roma forte del successo riscontrato nella precedente stagione e nel tour che ha toccato piazze prestigiose come il San Ferdinando di Napoli. Al centro della scena, un trio di attori di grande calibro: Stefania Rocca, Giovanni Crippa e Franca Penone, chiamati a dare corpo e voce a personaggi complessi, intrappolati in un labirinto di sentimenti e menzogne.
Un patto oscuro tra sconosciuti
La trama si dipana partendo da un evento tragico e improvviso: la morte di Federica in un incidente stradale. È un incipit classico, quasi hitchcockiano, che serve da detonatore per l’intera vicenda. Tuttavia, la vera azione non risiede nell’incidente in sé, ma nelle onde d’urto che esso provoca nelle vite di chi resta. Silvia, la sorella della vittima, è una donna della piccola borghesia, travolta dal lutto e dai dubbi. Il destino le fa incrociare, proprio durante il funerale, lo sguardo di un uomo affascinante e misterioso, un volto mai visto prima che sembra custodire le chiavi di una parte della vita di Federica a lei totalmente ignota.
Tra i due si instaura una dinamica relazionale insolita, scandita da incontri settimanali. Ogni martedì pomeriggio, lontano dagli occhi indiscreti del loro ambiente sociale, in un anonimo ed equivoco bar di periferia, Silvia e lo sconosciuto si vedono. A legarli è un patto ferreo e pericoloso: lui ha promesso di rivelarle ogni singolo dettaglio della sua relazione clandestina con Federica, svelando l’intimità della defunta; lei, in cambio, ha giurato di non indagare mai sull’identità dell’uomo. Si crea così una sospensione della realtà, uno spazio franco dove la verità viene barattata con l’anonimato, e dove il confine tra il desiderio di sapere e la paura di scoprire diventa sempre più sottile.
L’indagine sull’animo umano
Domandarsi se L’amore non lo vede nessuno sia semplicemente un giallo sarebbe riduttivo. Sebbene la struttura narrativa utilizzi i meccanismi della suspense e del colpo di scena, l’opera si spinge ben oltre la ricerca di un colpevole. La domanda fondamentale che riecheggia sul palco non è “chi è stato?”, ma piuttosto: “da dove viene l’amore?”. È un interrogativo esistenziale che, come suggerisce l’autore, se risolto svelerebbe il mistero stesso della vita. Lo spettacolo diventa quindi un’indagine spietata sul senso dell’esistenza, costringendo i personaggi, e di riflesso il pubblico, a guardarsi allo specchio per affrontare la propria parte più oscura.
Le due ambientazioni sceniche, la casa rassicurante ma soffocante di Silvia e il bar squallido degli incontri segreti, rappresentano visivamente la dualità dei protagonisti. Da un lato c’è l’apparenza, la vita sociale accettabile, le convenzioni; dall’altro c’è l’abisso delle passioni, i giochi di potere e gli amori assoluti che sfuggono al controllo razionale. In questo contesto si inserisce la figura dell’amica Eugenia, interpretata da Franca Penone, che tenta invano di mettere in guardia Silvia dai rischi di fidarsi ciecamente di uno sconosciuto. Ma la protagonista è ormai troppo coinvolta in un crescendo emotivo che la porterà a districare un groviglio di contraddizioni, dove la necessità di perdonare gli altri si scontra con la difficoltà di perdonare se stessi.
Una regia tra dissolvenze e verità
La regia di Piero Maccarinelli orchestra questo materiale incandescente con uno stile che guarda al linguaggio cinematografico. La narrazione procede per assolvenze e dissolvenze, senza soluzione di continuità, creando un flusso emotivo che trascina lo spettatore dentro la psiche dei personaggi. Fondamentale, in questa costruzione atmosferica, è il contributo delle musiche originali di Antonio Di Pofi, che sottolineano i passaggi emotivi e amplificano la tensione latente. L’impianto scenico, curato dallo stesso Maccarinelli in collaborazione con Fabiana Di Marco, e i costumi di Gianluca Sbicca, contribuiscono a definire i contorni di un mondo contemporaneo, tangibile, ma al tempo stesso carico di simbolismo.
Stefania Rocca e Giovanni Crippa offrono una prova attoriale di grande intensità, giocando sulle sfumature e sui non detti. La loro interazione sul palco è una danza macabra di seduzione e verità, dove ogni rivelazione aggiunge un tassello al mosaico di Federica, la grande assente che domina la scena pur non essendoci. Chi era davvero questa donna? E quanto siamo disposti a svelare i nostri segreti più intimi a chi non conosciamo? Il pubblico del Teatro Quirino sarà chiamato a rispondere a queste domande, assistendo a uno spettacolo che chiude idealmente un cerchio artistico iniziato con il Festival di Spoleto e che conferma la vitalità della drammaturgia italiana contemporanea.
Info utili
- Indirizzo: Teatro Quirino – Vittorio Gassman, Roma.
- Date e Orari:
- Martedì 3 febbraio: ore 21:00
- Mercoledì 4 febbraio: ore 19:00
- Giovedì 5 febbraio: ore 17:00
- Venerdì 6 febbraio: ore 21:00
- Sabato 7 febbraio: ore 21:00
- Domenica 8 febbraio: ore 17:00
- Produzione: Teatro Quirino, Centro Teatrale Bresciano, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
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