Cosa: Lo spettacolo teatrale Gettoni, progetto vincitore di “Germogli – Residenze artistiche 2025”.
Dove e Quando: Al Teatro Trastevere di Roma, dal 27 al 29 marzo 2026.
Perché: Una riflessione tragicomica e nostalgica sulla fine dell’era analogica attraverso il legame tra due fratelli nella periferia romana.
Il panorama urbano di Roma sta cambiando, portando con sé la silenziosa scomparsa di simboli che per decenni hanno scandito la quotidianità dei suoi abitanti. Al Teatro Trastevere, dal 27 al 29 marzo, va in scena Gettoni, un’opera che accende i riflettori su questo passaggio epocale. Scritto da Fabiana Dantinelli e diretto da Alessandro De Feo, lo spettacolo utilizza l’espediente narrativo dell’ultima cabina telefonica di Centocelle per esplorare il senso di perdita di una generazione, quella dei millennial, sospesa tra un passato materico e un presente digitalizzato e asettico.
La vicenda ruota attorno a Matteo, interpretato da Riccardo Ferrauti, un ragazzo nato e cresciuto tra i lotti delle case popolari, la cui esistenza è profondamente intrecciata ai riti della periferia: i pomeriggi al cinema, le partite di pallone improvvisate in strada e le domeniche trascorse come chierichetto. Quando un cartello annuncia lo smantellamento dell’ultimo baluardo analogico del quartiere, Matteo decide di opporsi con una protesta bizzarra quanto disperata, trasformando quella cabina in un fortino della memoria.
Una resistenza poetica tra i lotti di Centocelle
La protesta di Matteo non è solo un atto di luddismo sentimentale, ma una vera e propria necessità esistenziale. In un mondo che corre verso l’efficienza “chic” e moderna, la cabina telefonica rappresenta per il protagonista l’unico luogo capace di custodire le parole, i segreti e le notizie che sono transitati attraverso quella cornetta nel corso degli anni. La regia di Alessandro De Feo enfatizza questo isolamento volontario, creando un’atmosfera sospesa dove il tempo sembra essersi fermato, mentre fuori il quartiere muta pelle e dimentica le proprie radici.
Il presidio attorno alla cabina diventa l’occasione per un viaggio a ritroso nei ricordi. Matteo incarna la figura del millennial tenero e impacciato, una figura che molti spettatori riconosceranno come propria, alle prese con il dolore di veder scomparire non solo gli oggetti, ma anche i luoghi di aggregazione autentica, come le vecchie osterie o le iconiche cassette postali rosse. La difesa dell’oggetto fisico diventa così la difesa della propria identità e del diritto a non lasciar andare un passato che, per quanto imperfetto, appare più vero della modernità che lo sta rimpiazzando.
Il legame fraterno e il valore dell’attesa
Al centro del racconto drammaturgico di Fabiana Dantinelli emerge il rapporto complesso e sofferto tra Matteo e suo fratello Valerio, interpretato da Fabio Pallini. La cabina telefonica assume un valore speciale proprio in virtù di questo legame: essa è il “rifugio ostinato” a cui affidare il racconto di una vita passata ai margini, tra sogni infranti e piccole vittorie quotidiane. La dinamica tra i due fratelli serve a esplorare il tema della perdita, non solo materiale ma anche umana, rendendo Gettoni una pièce universale nonostante il fortissimo radicamento territoriale.
La narrazione si tinge di toni tragicomici quando Matteo si lancia in una forsennata caccia a tutti i gettoni rimasti in circolazione. Questo gesto, quasi anacronistico, sottolinea l’urgenza di “fare quella chiamata”, di dire quelle ultime parole a chi se n’è andato. Lo spettacolo tocca corde profonde parlando di “santi sfigati”, ex brigatisti e mondiali persi, costruendo un mosaico di vita vissuta dove l’attesa del segnale di linea diventa metafora dell’attesa di una risposta dal destino.
Un progetto d’eccellenza per il teatro contemporaneo
Gettoni non è solo una storia di quartiere, ma un progetto artistico di rilievo, già riconosciuto dalla critica come vincitore di Germogli – Residenze artistiche 2025. L’autrice, Fabiana Dantinelli, porta sul palco la sua sensibilità già apprezzata in precedenti lavori pluripremiati, confermandosi una voce attenta alle dinamiche della periferia e dei sentimenti meno esposti. Accanto a lei, la visione registica di Alessandro De Feo garantisce una messa in scena solida, capace di alternare momenti di ilarità a passaggi di intensa commozione.
La presenza scenica di Riccardo Ferrauti e Fabio Pallini, reduci da importanti esperienze nell’ambito della performance contemporanea, conferisce allo spettacolo una fisicità vibrante. La loro intesa, già testata in laboratori creativi di alto livello, permette di restituire al pubblico tutta la verità di due fratelli che, pur vivendo all’ombra dei palazzi di Centocelle, puntano alle stelle attraverso il vetro opaco di una vecchia cabina telefonica. Un appuntamento imperdibile per chi vuole riscoprire il valore delle parole dette a voce, prima che il digitale le renda solo stringhe di dati.
Info utili
- Luogo: Teatro Trastevere, Via Jacopa de’ Settesoli, 3 – Roma
- Date e Orari: Venerdì 27 e sabato 28 marzo ore 21:00; domenica 29 marzo ore 17:30
- Prezzi: Biglietto intero 13,00 Euro; Ridotto 10,00 Euro (prevista tessera associativa)
- Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847
(in foto: Fabiana Dantinelli )
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