- Cosa: Un giorno diverso, spettacolo teatrale scritto e diretto da Domenico De Meo.
- Dove e Quando: Altrove Teatro Studio di Roma, dal 20 al 22 febbraio.
- Perché: Un’indagine profonda e grottesca sulla memoria e l’immobilità dell’animo umano.
L’universo teatrale romano si arricchisce di una nuova, vibrante proposta che promette di scuotere le coscienze attraverso la delicatezza dell’astrazione e la forza della memoria. Dal 20 al 22 febbraio, il palcoscenico dell’Altrove Teatro Studio, situato nel cuore del quartiere Trionfale, ospita Un giorno diverso, una produzione che vede la firma autoriale e la regia di Domenico De Meo. Lo spettacolo si presenta come un’esplorazione necessaria dei sentimenti più reconditi, portando in scena una riflessione sulla staticità dell’esistenza e sulla capacità dirompente del ricordo di frantumare le catene del presente.
La narrazione si poggia interamente sulle spalle di due interpreti, Francesca Florio e Diego Giangrasso, chiamati a dare corpo e voce a due figure che sembrano sospese in un limbo temporale. La loro è un’esistenza segnata dalla ripetizione, un tempo immutabile e vuoto che riflette una condizione esistenziale comune a molti, dove la quotidianità diventa una gabbia invisibile ma soffocante. L’opera si inserisce in un solco teatrale che predilige l’indagine psicologica all’azione pura, trasformando il palcoscenico in un laboratorio di emozioni umane dove lo spettatore è invitato non solo a guardare, ma a riconoscersi.
L’esplosività del ricordo e la ricerca della libertà
Il fulcro drammaturgico della pièce scatta nel momento in cui la monotonia dei protagonisti viene interrotta dal ritrovamento di un vecchio sacco contenente vestiti usati. Questo elemento, apparentemente banale, funge da vero e proprio catalizzatore emotivo, costringendo l’uomo e la donna a un confronto diretto con le profondità del proprio passato. Quegli abiti non sono semplici tessuti, ma frammenti di vite precedenti, contenitori di storie e sensazioni che riemergono con prepotenza. Il viaggio che ne scaturisce non è fisico, ma interiore: un percorso accidentato tra le pieghe della memoria dove ogni indumento diventa una stazione di un calvario o di una rinascita.
In questo contesto, il tempo smette di essere una linea piatta e ricomincia a scorrere freneticamente. Sentimenti universali come la solitudine, l’innamoramento, il senso di inadeguatezza e la noia diventano il combustibile di un motore che spinge i personaggi verso una meta ambita quanto incerta: la libertà. Domenico De Meo costruisce una dinamica di coppia basata sul contrasto tra l’immobilità della negazione — ovvero il rifiuto di accettare la propria condizione — e l’esplosività emotiva che solo il ricordo sa generare. È una lotta serrata tra ciò che si è diventati e ciò che si è stati, in un gioco di specchi che non lascia scampo alla finzione.
Un linguaggio scenico tra concretezza e astrattismo
Dal punto di vista estetico e formale, Un giorno diverso si distingue per una ricerca stilistica che fonde linguaggi differenti. La regia di De Meo sceglie di far scontrare la concretezza quasi brutale del rapporto fisico tra gli attori con l’astrattismo delle proiezioni video curate da Addis Rossi. Questi flussi di coscienza visivi rappresentano l’interiorità dei personaggi, proiettando all’esterno ciò che le parole non possono o non sanno dire. Il risultato è una resa scenica che oscilla tra il grottesco e il poetico, mantenendo una dinamicità che impedisce allo spettatore di distogliere lo sguardo, nonostante la natura riflessiva del tema trattato.
L’allestimento si avvale di un comparto tecnico di alto profilo, fondamentale per creare l’atmosfera “fragile” descritta dall’autore. Le scene di Ariele Amodio, realizzate con materiali semplici come il cartone, sottolineano la precarietà della condizione umana, mentre il disegno luci di Javier Delle Monache definisce gli spazi emotivi in cui si muovono i protagonisti. A completare questo quadro sensoriale intervengono le musiche di Martina De Santis e i costumi di Simòne Gadì, elementi che contribuiscono a rendere lo spettacolo un organismo vivente, fatto di domande aperte e risposte mancate, proprio come le bolle di sapone che fluttuano nell’aria prima di svanire.
Genesi e successi di un progetto collettivo
La storia produttiva di questo spettacolo è emblematica di un percorso di crescita e condivisione. Nato nel maggio 2023 dall’esigenza di De Meo di comprendere l’ambiente sociale contemporaneo, il progetto ha preso forma definitiva un anno dopo con la creazione del gruppo di lavoro. Il valore artistico della proposta è stato confermato dalla vittoria di importanti riconoscimenti, come il bando Spaccature 2024, che ha permesso alla compagnia di vivere una residenza artistica a Civita di Bagnoregio, e il bando pillolein12minuti organizzato dal Teatro Fortezza Est.
Queste tappe hanno permesso alla drammaturgia di confrontarsi progressivamente con il pubblico, affinandosi attraverso il dialogo diretto. L’approdo all’Altrove Teatro Studio rappresenta dunque una maturazione significativa per uno spettacolo che si definisce fragile ma che possiede la forza della verità. L’auspicio finale dell’autore è nobile e profondamente umano: far sì che, al termine della rappresentazione, il pubblico possa sentirsi meno solo. In un’epoca di connessioni virtuali e isolamento reale, il teatro si conferma ancora una volta come l’ultimo baluardo di una condivisione autentica e necessaria.
Info utili
- Dove: Altrove Teatro Studio – Via Giorgio Scalia, 53 Roma
- Quando: Venerdì 20 e sabato 21 febbraio ore 20:00; domenica 22 febbraio ore 17:00
- Biglietti: Intero 15€, Ridotto 10€
- Contatti: Telefono 3518700413, Email ipensieridellaltrove@gmail.com
(Credit ph Chiara Quartarararo)
