Cosa: All the world’s a stage, mostra personale dell’artista ghanese Ishmael Armarh.
Dove e Quando: Black Liquid Art Gallery, Via Piemonte 69, dal 21 febbraio all’11 aprile 2026.
Perché: Una riflessione pittorica sull’identità e la teatralità dell’esistenza nell’ambito del Black History Month.
La capitale si prepara ad accogliere una voce vibrante della scena contemporanea internazionale. Il celebre verso di William Shakespeare, tratto dalla commedia As You Like It, presta il titolo alla nuova esposizione personale di Ishmael Armarh. Il progetto espositivo, che inaugurerà il prossimo 21 febbraio presso gli spazi della Black Liquid Art Gallery, si inserisce in un contesto culturale di ampio respiro come il Black History Month. Attraverso una selezione di opere inedite, l’artista ghanese trasforma la galleria in un palcoscenico dove la pittura non è semplice rappresentazione, ma una vera e propria messa in scena dell’umano.
La curatela di Antonella Pisilli accompagna il visitatore in un percorso che esplora il confine sottile tra realtà e rappresentazione. Se, come suggerisce il titolo, tutto il mondo è un palcoscenico, allora ogni individuo che abita le tele di Armarh diventa un attore consapevole, ogni gesto si trasforma in una parte di una regia invisibile e ogni colore concorre a costruire una scena densa di significati stratificati. Non si tratta di una visione passiva: lo spettatore è chiamato a immergersi in una dimensione teatrale che avvolge lo sguardo, trasformando la semplice osservazione in un’esperienza sensoriale completa e profonda.
La figura come protagonista assoluta della scena
Al centro della ricerca di Ishmael Armarh vi è una focalizzazione quasi ossessiva sulla figura umana. Coppie, gruppi o singole presenze non si limitano ad abitare lo spazio pittorico, ma lo generano attivamente. Nelle opere in mostra, i soggetti diventano gli attori assoluti, capaci di catturare lo sguardo del pubblico e di guidarlo con decisione verso il cuore della narrazione visiva. La composizione non funge da contenitore, ma da amplificatore: ogni elemento architettonico o decorativo è funzionale alla valorizzazione del fulcro dinamico costituito dagli esseri umani e dalle loro relazioni.
I volti ritratti da Armarh presentano una caratteristica peculiare: spesso schermati o trasformati, non cercano un’indagine psicologica tradizionale, quanto piuttosto l’affermazione di una presenza pura. L’identità, in questo contesto, non è una confessione intima ma una dichiarazione pubblica. Esiste qui una suggestiva affinità con il pensiero di Luigi Pirandello, dove la maschera non è sinonimo di finzione, ma rappresenta la condizione strutturale stessa dell’esistenza sociale. Essere significa apparire, e apparire, nel mondo di Armarh, significa assumere una forma definita e consapevole all’interno dello spazio della rappresentazione.
Una pittura di ritmo, colore e vibrazione
L’impianto visivo scelto dall’artista è volutamente enfatico e non teme l’eccesso. La teatralità dichiarata delle opere invade lo spazio visivo attraverso l’uso di colori saturi e contrasti vibranti. Tuttavia, dietro questa apparente esuberanza, si nasconde una regia rigorosa e una costruzione metodica. Ogni postura e ogni variazione cromatica sono dispositivi studiati per consolidare la centralità delle figure. L’occhio del visitatore, inizialmente colpito dall’impatto globale e “chiassoso” delle tele, è successivamente invitato a rallentare per scoprire la complessa stratificazione di dettagli che compone ogni singola opera.
Un elemento fondamentale in questa costruzione è la gestione della superficie pittorica. Armarh adotta una tecnica che vede la tela attraversata da una fitta trama di tasselli cromatici. Questa scelta genera un campo visivo continuo e vibrante che richiama, esclusivamente sul piano formale e percettivo, la tradizione del puntinismo di Georges Seurat. A differenza del maestro francese, Armarh non segue un rigore scientifico o ottico, ma utilizza la frammentazione del colore per creare ritmo e densità. La superficie diventa così un campo di forze che carica le figure di un’energia magnetica, rendendole ancora più presenti e vive agli occhi di chi guarda.
Identità e ricerca nella Black Liquid Art
La mostra All the world’s a stage rappresenta un tassello importante nella programmazione della Black Liquid Art Gallery. L’impegno della galleria nella valorizzazione della ricerca contemporanea africana e afrodiscendente trova in Ishmael Armarh un interprete d’eccezione, capace di far dialogare le urgenze del presente con i grandi temi della storia dell’arte universale. Le sue opere si configurano come fotogrammi di un teatro immaginario dove gli attori non recitano per sé stessi, ma vivono attraverso lo sguardo dello spettatore, creando un legame indissolubile tra l’opera e chi la osserva.
Il risultato finale è un mondo sospeso ma estremamente potente, dove la pittura non si limita a raccontare un evento, ma mette in scena situazioni in cui il tempo sembra essersi fermato. Ogni gesto appare trattenuto, assimilato attraverso la ripetizione e reso fluido da una mano che padroneggia perfettamente il mezzo pittorico. In questa dimensione intermedia tra il reale quotidiano e il sogno costruito, Armarh ci ricorda che la vita stessa è una performance continua, un atto di coraggio in cui ognuno di noi è chiamato a occupare il proprio posto sul proscenio del mondo.
Info utili
- Sede: Black Liquid Art Gallery, Via Piemonte 69 – 00187 Roma
- Periodo: Dal 21 febbraio all’11 aprile 2026
- Inaugurazione: 21 febbraio 2026, ore 18:00
- Orari di apertura: Dal martedì al sabato, dalle 12:00 alle 19:00
- Ingresso: Contattare la galleria per dettagli su eventuali costi o prenotazioni sul sito ufficiale
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