Cosa: Lo spettacolo di danza contemporanea Troglodyte_Zaungast/Zaunkönig.
Dove e Quando: Nuovo Teatro Ateneo (Sapienza Università di Roma), 19 e 20 febbraio 2026.
Perché: Un assolo intenso che indaga la psicologia dell’outsider attraverso il movimento puro e una colonna sonora colta.
La stagione 2025/2026 del Nuovo Teatro Ateneo si conferma come uno dei poli più vibranti della ricerca artistica capitolina. Dopo una breve pausa invernale necessaria per importanti lavori di ristrutturazione, lo spazio situato all’interno della Città Universitaria riapre le sue porte al pubblico con una veste rinnovata e una missione ancora più definita: essere un luogo di attraversamento, ricerca e ascolto critico del presente. In questo contesto di rinascita strutturale e concettuale, il 19 e 20 febbraio la scena viene affidata al talento svizzero di Thomas Hauert, che porta a Roma il suo ultimo e attesissimo assolo, Troglodyte_Zaungast/Zaunkönig.
L’opera si inserisce perfettamente nel solco di una programmazione che interroga la contemporaneità non come una superficie piana, ma come una complessa stratificazione di memorie, traumi e possibilità. Thomas Hauert trasforma il proprio corpo in un vero e proprio campo di risonanza psichica, dove la danza diventa lo strumento per esplorare le soglie dell’inquietudine e i luoghi dell’alterità. Lo spettacolo promette di essere un’esperienza immersiva, capace di toccare le corde più profonde della vita interiore attraverso una gestualità che si fa archivio sensibile della storia individuale e collettiva.
L’enigma dell’outsider tra natura e linguaggio
Il cuore pulsante di Troglodyte risiede in un complesso enigma psicologico, magistralmente sintetizzato nel titolo e nel sottotitolo. Hauert sceglie di lavorare sulla figura dell’outsider, colui che osserva il mondo da una posizione esterna, senza far parte del gruppo. Questo concetto viene sviscerato attraverso l’etimo di due parole tedesche: Zaungast e Zaunkönig. La prima descrive letteralmente l’ospite della recinzione, ovvero chi assiste a un evento senza essere stato invitato, restando al di fuori del confine stabilito. La seconda, pur significando “re della recinzione”, è il nome tedesco dello scricciolo, un uccello minuscolo ma regale che abita le zone di confine.
Questa dualità tra la fragilità del piccolo uccello canoro e la posizione di chi non prende posizione, in bilico tra il dentro e il fuori, diventa la forza motrice del movimento. Hauert esplora l’inconscio e le emozioni come motori dinamici, trasformando la psicologia in coreografia. Il termine Troglodyte, che richiama chi abita le caverne, aggiunge un ulteriore livello di lettura: da un lato il riferimento naturalistico all’habitat dello scricciolo, dall’altro l’accezione quasi insultante dell’uomo rozzo e incolto. Lo spettacolo si muove in questa tensione costante, tra l’elevazione artistica e la dimensione più ancestrale e grossolana dell’essere umano.
Una partitura sonora e visiva d’eccezione
Per dare corpo a questa indagine psichica, Thomas Hauert si avvale di una struttura collaborativa di altissimo livello. La musica gioca un ruolo fondamentale, spaziando tra generi e suggestioni diverse. Si va dal Discorso di Gagarin attorno alla terra di Salvatore Sciarrino alle composizioni di Mauro Lanza, passando per le sonorità contemporanee di Jonny Greenwood con Popcorn Superhet Receiver. Non mancano riferimenti ai classici, come l’Adagio della Sinfonia n. 9 di Gustav Mahler, creando un tappeto sonoro che alterna momenti di estremo silenzio e introspezione a picchi di intensità drammatica.
L’apparato visivo, curato da Chevalier-Masson per i costumi e Bert Van Dijck per le luci e la scenografia, contribuisce a creare quell’atmosfera di soglia necessaria al racconto. La produzione, firmata ZOO/Thomas Hauert, vanta una rete di coproduzioni internazionali che coinvolge importanti istituzioni svizzere, spagnole e italiane, come la Fondazione Teatro Grande di Brescia e il Centro Nazionale di Produzione della Danza Virgilio Sieni. Questa sinergia sottolinea l’importanza del progetto nel panorama della danza europea, confermando Hauert come uno dei coreografi più capaci di tradurre l’invisibile della mente in forma fisica.
Il teatro come spazio di coscienza politica
L’arrivo di Troglodyte al Nuovo Teatro Ateneo non è un evento isolato, ma fa parte di un discorso più ampio sulla fragilità intesa come campo politico. La stagione in corso propone opere che trasformano il trauma intergenerazionale o le domande di giustizia in racconti incarnati. Dalle narrazioni che esplorano lo sradicamento e la memoria rimossa fino alle riletture poetiche del mito in chiave femminile, il teatro si riafferma come pratica di trasformazione reale. In questo percorso, l’opera di Hauert agisce come un catalizzatore di domande sulla responsabilità individuale e sulla persistenza del male o dell’inquietudine.
Assistere a questo spettacolo significa dunque partecipare a un atto di ascolto profondo. Il Nuovo Teatro Ateneo, grazie alla sua nuova configurazione, permette una vicinanza tra performer e spettatore che esalta la natura instabile e conflittuale della ricerca di Hauert. La danza diventa così un luogo necessario di coscienza e immaginazione, dove ogni movimento è parte di un unico, grande discorso sulla condizione umana nel XXI secolo. Un appuntamento imperdibile per chi cerca nell’arte non solo intrattenimento, ma uno specchio in cui riflettere le proprie complessità.
Info utili
- Indirizzo: Piazzale Aldo Moro 5, Roma (Edificio CU017). Accesso pedonale anche da Viale delle Scienze 11.
- Orario spettacoli: 20:30.
- Date: Giovedì 19 e venerdì 20 febbraio 2026.
- Biglietteria: Disponibile tramite il circuito Vivaticket.
(in foto: Thomas Hauert “Troglodyte_Zaungast Zaunkönig”; @Olivier Miche)
