- Cosa: Digging Up, mostra personale dello scultore Alessio Deli che unisce scultura e pittura.
- Dove e Quando: Von Buren Contemporary, Via Giulia 13, Roma. Dal 14 febbraio al 10 marzo 2026.
- Perché: Un viaggio affascinante che riporta alla luce l’estetica classica fondendola con materiali e visioni della contemporaneità.
Il cuore di Roma, lungo la storica Via Giulia, si prepara ad accogliere una riflessione profonda sul tempo e sulla memoria. La galleria Von Buren Contemporary presenta Digging Up, la nuova attesissima esposizione personale di Alessio Deli, artista romano che ha saputo imporsi nel panorama internazionale per la sua capacità di far dialogare le epoche. Il titolo stesso della mostra suggerisce un’operazione quasi archeologica: “scavare” non è solo un atto fisico, ma un processo intellettuale volto a far riemergere forme, modelli e suggestioni che sembravano sepolti sotto il peso dei secoli, per restituirli allo sguardo odierno con una forza rinnovata.
L’esposizione si configura come un dialogo serrato tra opere scultoree e pittoriche, dove il passato non viene semplicemente citato, ma letteralmente “dissotterrato” e reinterpretato. Deli, scultore di formazione ma artista poliedrico per vocazione, traccia un percorso che attraversa i secoli, portando alla luce una poetica universale. La scelta di esporre in una delle vie più iconiche della Capitale rafforza il legame tra l’arte contemporanea e il sedimento storico che caratterizza l’identità di Roma, offrendo ai visitatori un’esperienza immersiva nella memoria collettiva.
Il concetto di “Digging Up”: tra scavo e rivelazione
L’espressione inglese scelta per il titolo racchiude l’essenza stessa della ricerca di Alessio Deli. Se letteralmente significa scavare, nel contesto della sua produzione artistica assume la sfumatura semantica di portare alla luce o far riemergere ciò che il tempo ha nascosto. Deli agisce come un cercatore di tesori estetici, individuando nei modelli antichi e classici le radici profonde del nostro presente. Le sue opere sono il risultato di questa indagine, dove l’antico non è un reperto statico da museo, ma una materia viva che può ancora parlare alla sensibilità moderna attraverso soluzioni formali originali e materiali innovativi.
In questo processo di “riemersione”, l’artista confronta costantemente le proporzioni e le armonie del passato con la frammentarietà e le tensioni della vita contemporanea. Ogni scultura e ogni tavola dipinta diventa così un ponte temporale. Deli sembra suggerire che nulla si perde davvero, ma tutto rimane depositato in uno strato profondo della coscienza umana, pronto per essere riscoperto. Questa tensione tra il “già stato” e il “divenire” conferisce alle sue creazioni una sacralità laica, rendendole familiari e misteriose al tempo stesso, capaci di evocare una bellezza che sfida il passare degli anni.
Riferimenti classici e innovazione formale
Il percorso espositivo è costellato di riferimenti espliciti al mondo dell’arte classica, ma trattati con una sensibilità assolutamente attuale. Un esempio significativo è la rielaborazione delle grottesche, le celebri decorazioni parietali romane riscoperte durante il Rinascimento nella Domus Aurea. Deli le traspone su tavole di legno, trasformandone la natura ornamentale in una riflessione pittorica che mantiene il fascino dell’antico pur presentandosi con un tratto fresco e vibrante. Questo recupero iconografico non è un esercizio di stile, ma un modo per riappropriarsi di un alfabeto visivo che appartiene al DNA culturale mediterraneo.
Un altro punto focale della mostra è il bassorilievo dedicato a Gradiva, la figura femminile protagonista della novella di Wilhelm Jensen, resa celebre dalle analisi psicoanalitiche di Freud. Deli ritrae la “fanciulla che cammina” per le strade di Pompei, catturando quell’istante sospeso tra realtà e sogno, tra la pietra antica e il movimento vitale. La capacità dell’artista di fondere passato e presente si manifesta qui nella massima espressione: la sua Gradiva è un simbolo di resilienza estetica, un’immagine senza tempo che continua a camminare attraverso i secoli, portando con sé la grazia di un mondo perduto e la malinconia della riscoperta.
Alessio Deli: un interprete della memoria universale
Nato a Marino nel 1981, Alessio Deli ha costruito una carriera solida e coerente, partendo dagli studi all’Accademia di Belle Arti di Carrara fino alle prestigiose docenze a Roma. La sua appartenenza alla “scuderia” di Von Buren Contemporary come artista fondante testimonia un legame duraturo basato sulla condivisione di una visione artistica di alto profilo. Nel corso degli anni, le sue mostre in luoghi di eccezione — come Palazzo Valentini, il Museo d’Arte Classica della Sapienza e le Case Romane del Celio — hanno confermato la sua abilità nel far interagire le proprie opere con i contesti storici più stratificati della Capitale.
Il recente conferimento del Premio Mameli per le arti visive nel 2025 sottolinea ulteriormente l’impatto della sua opera nella cultura nazionale. Le sue sculture, presenti in collezioni pubbliche e private che vanno da Catania a Brescia, fino a contesti internazionali, raccontano una poetica fatta di materiali poveri nobilitati e di una tecnica impeccabile. Digging Up rappresenta dunque un nuovo capitolo di questa narrazione, un momento in cui l’artista invita il pubblico a partecipare al suo personale scavo interiore, rivelando che la vera arte è quella che sa restare fedele a se stessa pur evolvendo continuamente nel tempo.
Info utili
- Dove: Von Buren Contemporary, Via Giulia 13, 00186 Roma
- Quando: Dal 14 febbraio al 10 marzo 2026
- Vernissage: Sabato 14 e domenica 15 febbraio 2026, ore 18:00 – 21:00
- Orari di apertura: Martedì-Sabato 11:00-13:30 e 15:30-19:30
- Ingresso: Libero
(in foto: Alessio Deli 2025, Dalla Stanza delle Offerenti, tecnica mista su tavola)
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