- Cosa: Mirrored Fiction, una mostra dedicata alle sculture iperrealiste di Duane Hanson in dialogo con maestri contemporanei.
- Dove e Quando: Galleria Gagosian, Via Francesco Crispi 16, Roma; dall’11 febbraio ad aprile 2026.
- Perché: Un’occasione rara per osservare come il realismo del Novecento influenzi ancora la percezione del corpo e del consumo nella società attuale.
L’arte che osserva la vita quotidiana non è mai stata così vicina, quasi tangibile, come nelle sale della Galleria Gagosian di Roma. Con l’inaugurazione della mostra Mirrored Fiction, la capitale accoglie l’universo iperrealista di Duane Hanson, un artista che ha saputo trasformare l’uomo comune in un monumento eterno. Non si tratta però di una semplice retrospettiva: le celebri sculture in bronzo dipinto di Hanson vengono poste in un dialogo serrato e vibrante con le opere di altri giganti dell’arte moderna e contemporanea, tra cui Felix Gonzalez-Torres, Andreas Gursky e Jeff Koons. Il risultato è una riflessione profonda su come il “reale” venga messo in scena, consumato e distribuito attraverso i media e lo spazio sociale.
L’estetica del quotidiano e la sfida al reale
Al centro del percorso espositivo troviamo le figure di Hanson, realizzate originariamente nel solco della Pop Art ma distanti da quella per una ricerca di verità quasi disturbante. Queste opere raffigurano americani comuni colti in momenti di stasi o di lavoro, diventando veri e propri testimoni dell’esperienza dello spettatore. La loro presenza fisica sfida costantemente il confine tra realtà e rappresentazione: non è raro che il visitatore, entrando in galleria, scambi inizialmente una scultura per una persona in carne e ossa.
Questi monumenti alla quotidianità non cercano di abbellire il soggetto, ma lo presentano con una tenerezza immediata e osservativa che li rende familiari e, al contempo, profondamente commoventi. Attraverso la personificazione del lavoratore o del passante, Hanson solleva questioni legate alla visibilità sociale e alla fatica del vivere, temi che risuonano con forza anche nel contesto sociopolitico contemporaneo. La loro staticità è carica di una narrazione silenziosa che invita chi guarda a riflettere sulla propria posizione all’interno della gerarchia sociale e culturale.
Dialoghi spaziali tra potere e lavoro
Una delle installazioni più potenti della mostra vede protagonista l’opera Window Washer (1984). Qui, un giovane lavavetri, equipaggiato con tergivetro e secchio, sembra occupare lo spazio ovale della galleria con la naturalezza di un dipendente durante il turno di lavoro. La sua figura entra in diretto contrasto con la maestosità di Politik II di Andreas Gursky, una fotografia panoramica che ritrae un gruppo di politici tedeschi disposti secondo l’iconografia dell’Ultima Cena di Leonardo. Questo accostamento rielabora l’interesse di Hanson per le classi sociali, ponendo l’umiltà del lavoro manuale di fronte alla complessità dei sistemi di potere che definiscono l’esistenza umana.
Sullo sfondo, lo sguardo può posarsi anche su Five Past Eleven di Ed Ruscha, dove il tempo, scandito da un orologio e da un palo di bambù, sembra dilatarsi o fermarsi del tutto. Questa tensione tra il micro-mondo del singolo individuo e il macro-mondo delle istituzioni globali crea un cortocircuito visivo che spinge a interrogarsi su chi siano i veri attori della storia quotidiana. La scultura di Hanson non è più solo un oggetto da ammirare, ma diventa un occhio critico sulla società che la circonda.
Narcisismo e auto-riconoscimento nell’arte
Il tema del rispecchiamento, che dà il titolo alla mostra, trova la sua massima espressione nell’accostamento tra Donkey di Jeff Koons e Bodybuilder (1989-90) di Hanson. L’opera di Koons, una lastra di acciaio inossidabile lucidato a specchio con le sembianze di un animale dei cartoni animati, cattura l’immagine del visitatore e della scultura circostante, evidenziando impulsi narcisistici e desideri di auto-riconoscimento. È un gioco di riflessi che richiama le teorie psicoanalitiche di Jacques Lacan sul “fase dello specchio”, suggerendo un processo di scoperta di sé che può sfociare nell’auto-alienazione.
Di fronte allo specchio ludico di Koons, il Bodybuilder di Hanson mostra il lato faticoso della cura del corpo: una figura abbronzata, sotto sforzo, con i muscoli tesi e un asciugamano sudato. Qui il corpo non è più solo un’immagine spensierata da cartone animato, ma un tempio di fatica e vanità, messo a nudo nella sua vulnerabilità fisica. Questo dialogo sottolinea come la percezione della nostra immagine sia costantemente mediata dal consumo e dalla performance sociale, rendendo la “finzione specchiata” della mostra una realtà quanto mai attuale.
Info utili
- Sede: Gagosian, Via Francesco Crispi 16, Roma.
- Date: Dall’11 febbraio ad aprile 2026.
- Inaugurazione: Mercoledì 11 febbraio, ore 18:00–20:00.
- Orari: Generalmente dal martedì al sabato, dalle 10:30 alle 19:00 (si consiglia verifica sul sito ufficiale).
- Ingresso: Libero.
(in foto Andreas Gursky, Politik II (Politics II), 2020 – © Andreas Gursky/SIAE, 2026 _ © Andreas Gursky/SIAE, 2026 – Courtesy the artist and Gagosian)
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