- Cosa: Inquilini, uno spettacolo teatrale che indaga le contraddizioni sociali e l’impatto dell’intelligenza artificiale.
- Dove e Quando: Al Teatro Planet (14-15 febbraio) e al Teatro Piccolo Goldoni (20-22 febbraio).
- Perché: Un’opera di ricerca che fonde il metodo Stanislavskij con la simbologia di Strehler per riflettere sull’isolamento post-pandemico.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una proposta densa di significati con il debutto di Inquilini, un progetto che affonda le sue radici in uno dei momenti più complessi della storia recente. Nato nel 2019, proprio alla vigilia dell’emergenza sanitaria globale legata al Covid-19, lo spettacolo ha attraversato un lungo processo di gestazione, trasformandosi in una testimonianza artistica della “vuotezza” che ha caratterizzato quel periodo e che, in forme diverse, continua ad attanagliare la società contemporanea. L’opera non si limita a raccontare una storia, ma si pone come uno specchio critico delle nostre abitudini domestiche e mentali, invitando lo spettatore a guardare oltre le pareti di casa.
L’essenza di Inquilini risiede nella capacità di trasformare l’esperienza del lockdown e dell’isolamento in una riflessione universale sull’ipocrisia umana. Il testo evidenzia come, comodi e protetti nelle nostre abitazioni, tendiamo a fingere che ciò che accade all’esterno non ci riguardi, chiudendoci in un vuoto esistenziale che diventa una barriera verso l’empatia. Questa produzione teatrale cerca di scardinare tale meccanismo, portando sul palco non semplici personaggi, ma vere e proprie “tematiche” sociali che incarnano le contraddizioni del nostro tempo, offrendo al pubblico romano un’occasione di introspezione collettiva necessaria e pungente.
L’attore al centro: tra Stanislavskij e Strehler
Il cuore pulsante di questo spettacolo è il lavoro meticoloso sull’attore, inteso come perno centrale di tutta l’azione scenica. La regia e la scrittura si ispirano dichiaratamente a due pilastri del teatro del Novecento: da un lato la simbologia e la pulizia formale del teatro di Giorgio Strehler, dall’altro l’approfondimento psicologico e l’immedesimazione profonda tipici del metodo Stanislavskij. In questo contesto, l’interprete non è soltanto colui che porta avanti una trama, ma diventa un veicolo di simboli e istanze sociali, sviscerando ogni sfumatura del testo per creare un legame profondo con chi osserva.
Questa ricerca attoriale mira a scavare all’interno della realtà che ci circonda, superando la superficie delle parole per lanciare un segno evidente nelle menti degli spettatori. L’obiettivo dichiarato è quello di generare un’empatia profonda, quasi viscerale, che permetta al pubblico di riconoscersi nelle vulnerabilità portate in scena. Citando la visione di Jerzy Grotowski, il progetto vede nello spettacolo un “trampolino di (s)lancio”, un punto di partenza per una trasformazione che parta dall’attore e arrivi a scuotere la coscienza di chi siede in platea, in un atto di condivisione artistica pura.
Il sopravvento del digitale e l’alienazione
Un elemento fondamentale e distintivo di Inquilini è l’inserimento dell’elemento straniante che vive ormai in simbiosi con l’essere umano: il digitale. Lo spettacolo esplora come la tecnologia e, più recentemente, l’intelligenza artificiale, abbiano amplificato le ipocrisie quotidiane. Ogni minimo gesto e ogni singola parola vengono filtrati e distorti dalla lente digitale, rendendoci paradossalmente più connessi ma immensamente più vuoti. Il lavoro scenico mette in luce come l’algoritmo e le macchine inizino a governare le nostre vite in modo silenzioso, rendendo l’uomo sempre più vulnerabile e privo di una reale autodeterminazione.
Questa narrazione del progresso tecnologico non è però un semplice attacco alla modernità, quanto piuttosto un’analisi di come l’uomo abbia rinunciato a parti di sé in favore della comodità digitale. Inquilini cerca di venire a capo di questo groviglio, tentando di rispondere a domande scomode su quanto del nostro “io” sia rimasto autentico e quanto sia stato invece fagocitato dall’apparenza mediata dallo schermo. È una sfida alla semplicità apparente della vita moderna, un tentativo di scavare sotto la superficie del quotidiano per ritrovare l’umanità perduta tra i bit e le intelligenze artificiali che ormai governano il nostro sentire.
La resilienza di un progetto indipendente
La storia produttiva di Inquilini è di per sé un racconto di resilienza e passione. Un testo concepito nel 2019 che ha dovuto affrontare numerosi ostacoli e rifiuti prima di trovare la sua forma definitiva sulle scene romane. La partecipazione e la vittoria di bandi specifici hanno rappresentato l’opportunità giusta per dare voce a un gruppo di artisti che hanno aderito al progetto con una passione infinita. Portare questo spettacolo a Roma nel mese di febbraio significa dunque dare uno smacco sostanziale ai numerosi “no” ricevuti in passato e, finalmente, poter esprimere una visione artistica che non ha mai smesso di credere nella propria necessità comunicativa.
La messa in scena a Roma si divide tra due spazi di rilievo per il teatro indipendente e di ricerca. Le prime date al Teatro Planet, situato nel cuore della zona San Giovanni, aprono le porte alla riflessione, seguite dalle repliche al Teatro Piccolo Goldoni a Piazza Donna Olimpia. Questa doppia tappa permette a diverse zone della Capitale di entrare in contatto con un’opera che, pur nella sua semplicità scenica, punta a una complessità tematica rara, confermando la vivacità del tessuto teatrale romano che, nonostante le difficoltà post-pandemia, continua a produrre cultura di qualità e di profonda analisi sociale.
Info utili
- 14 e 15 febbraio: Teatro Planet, via Crema (zona San Giovanni).
- 20, 21 e 22 febbraio: Teatro Piccolo Goldoni, Piazza Donna Olimpia.
- Contenuti: Spettacolo consigliato a chi desidera approfondire i temi del digitale, della sociologia post-Covid e della ricerca attoriale.
(Credit ph Francesco D’Ambrosio)
