- Cosa: Lo spettacolo teatrale Scusate se non siamo morti in mare, testo e regia di Emanuele Aldrovandi.
- Dove e Quando: Allo Spazio Diamante (Roma) dall’11 al 15 febbraio 2026.
- Perché: Un’opera surreale e provocatoria che ribalta il tema dell’immigrazione, immaginando un’Europa di emigranti clandestini.
L’undici febbraio il palcoscenico dello Spazio Diamante di Roma si accende per ospitare un’opera che ha già segnato il panorama teatrale contemporaneo internazionale. Scusate se non siamo morti in mare, scritto e diretto da Emanuele Aldrovandi, torna in scena nella capitale portando con sé una riflessione tagliente e paradossale sulla condizione umana e sulle derive socio-economiche del nostro tempo. Finalista in prestigiosi concorsi come il Premio Riccione e il Premio Scenario, il testo arriva in questa nuova stagione dopo un fortunato debutto al Park Theater di Londra, confermando la sua capacità di parlare a un pubblico globale attraverso un linguaggio che mescola con sapienza la tragedia e la commedia.
La narrazione ci trascina in un futuro prossimo, una distopia che appare però inquietantemente familiare. In un mondo piegato da crisi ambientali e finanziarie senza sosta, i ruoli si invertono: l’Europa è diventata un continente di emigranti. I cittadini europei, privati della stabilità e della speranza, si ritrovano a dover fuggire verso nazioni più prospere, sfidando frontiere ormai sbarrate e affidando le proprie vite a trafficanti senza scrupoli. È un rovesciamento prospettico che obbliga lo spettatore a confrontarsi con una realtà spesso percepita come lontana, ma qui rielaborata attraverso una lente artistica che ne amplifica i contorni morali e filosofici.
Una distopia delle radici e dei confini
Al centro dell’azione drammatica troviamo tre personaggi, due uomini e una donna, interpretati da un cast affiatato composto da Tomas Leardini, Luca Mammoli, Sara Manzoni, Debora Zuin e Vincenzo Di Giovanni. I protagonisti si ritrovano sulla banchina di un porto, luogo liminale per eccellenza, pronti a rinchiudersi in un container per tentare la sorte. Il marinaio che gestisce il loro passaggio incarna la figura del traghettatore moderno, un mercante di speranze che promette destinazioni diverse a chi non ha più nulla da perdere. La chiusura delle frontiere europee trasforma così il viaggio in un atto clandestino, una lotta per la sopravvivenza che spoglia i personaggi della loro identità sociale per ridurli a meri corpi in movimento.
La forza della scrittura di Aldrovandi risiede nel non voler rincorrere il realismo cronachistico. Sebbene il tema dell’immigrazione sia onnipresente nel dibattito pubblico, l’autore sceglie di percorrere una strada diversa, quella dell’assunto opposto. Non ci sono soccorritori o creatori di confini nel senso tradizionale del termine; ci siamo “noi”, proiettati in una condizione di assoluta fragilità. Questa scelta stilistica permette di esplorare dinamiche relazionali profonde, dove il tempo che scorre all’interno del container diventa il vero antagonista, alterando la percezione di sé e degli altri in un contesto di isolamento forzato.
Tra surreale e archetipico: la messa in scena
A dieci anni dalla stesura originale del testo, Emanuele Aldrovandi torna alla regia con una visione maturata e volutamente distante dalla realtà tangibile. Lo spettacolo punta verso una dimensione surreale e archetipica, supportata da un apparato scenico di grande impatto. La scenografia curata da Francesco Fassone si avvale di una struttura rotante, simbolo visivo dello scorrere inesorabile del tempo e dell’instabilità della condizione umana. L’azione viene frammentata in inquadrature quasi cinematografiche, caratterizzate da prospettive oblique che mirano a destabilizzare fisicamente e moralmente lo spettatore, impedendogli di accomodarsi in un giudizio facile o preconfezionato.
L’ambiente sonoro di Riccardo Tesorini e il disegno luci di Antonio Merola contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, dove il container diventa un microcosmo simbolico. In questo spazio ristretto, la sfida per gli attori è quella di mantenere una recitazione realistica pur essendo immersi in un impianto scenico fortemente astratto. Questa tensione tra il concreto dei sentimenti e il simbolismo dell’ambiente genera un senso meta-storico, trasformando la vicenda dei tre migranti in un’odissea universale che interroga il pubblico sul proprio ruolo all’interno dei mutamenti naturali e sociali del pianeta.
Un’opera di rilevanza internazionale
La produzione, firmata da Autori Vivi e Teatro Stabile di Torino, sottolinea l’importanza di un testo che ha saputo viaggiare oltre i confini nazionali prima di tornare alle sue radici linguistiche. La capacità di Aldrovandi di affrontare temi di scottante attualità con uno stile in bilico tra il riso amaro e la disperazione profonda è il marchio di fabbrica che ha reso questo spettacolo un caso editoriale e teatrale. La pièce non si limita a raccontare una storia, ma agisce come uno specchio deformante che restituisce un’immagine cruda e necessaria della nostra società contemporanea e delle sue possibili derive.
Assistere a Scusate se non siamo morti in mare significa accettare di essere sbilanciati. Lo spettatore è invitato a perdere i propri punti di riferimento consueti per immergersi in una narrazione che parla di dignità, desiderio di futuro e della ferocia dei confini, siano essi geografici o mentali. Con l’aiuto regia di Bianca Giardina e i costumi di Costanza Maramotti, l’allestimento si presenta come un corpo unico, organico, capace di emozionare e far riflettere senza mai cadere nella retorica didascalica, lasciando che sia la potenza delle immagini e delle parole a scavare solchi nella coscienza di chi guarda.
Info utili
- Luogo: Spazio Diamante (sala black), Via Prenestina, 230/B – 00176 Roma.
- Date: Dall’11 al 15 febbraio 2026.
- Orari: Mercoledì ore 21:00; Giovedì e Venerdì ore 20:30; Sabato ore 19:00; Domenica ore 17:00.
- Biglietti: Biglietto Supporter € 19; Biglietto Standard € 15; Biglietto Agevolato € 12.
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
