- Cosa: Lo spettacolo teatrale Intima Distanza, ideato, scritto e diretto da Massimo Stinco.
- Dove e Quando: Al Teatro Ivelise di Roma, il 20 e 21 febbraio alle ore 21.00.
- Perché: Un’indagine poetica e carnale sull’amore universale, ispirata alle atmosfere di Pier Vittorio Tondelli, che sfida i tabù attraverso il linguaggio del corpo.
L’amore, nel panorama contemporaneo, è spesso ridotto a un simulacro di se stesso, consumato tra la rapidità dei social media e la retorica dei sentimenti precotti. Parlare oggi di legami affettivi senza scadere nello slogan o nella rassicurazione banale è un atto di coraggio artistico. Massimo Stinco, autore e regista fiorentino dalla lunga esperienza internazionale, raccoglie questa sfida portando sul palco del Teatro Ivelise di Roma il suo ultimo lavoro, Intima Distanza. Lo spettacolo non si accontenta di narrare una storia, ma si propone come una vera e propria indagine lucida e poetica su ciò che accade a un legame quando si scontra con la realtà della perdita e della lontananza fisica.
L’opera vede protagonisti gli attori Thomas Borgatti ed Enrico Toschi, chiamati a dare corpo e voce a un sentimento che si muove in un equilibrio sottile tra presenza e assenza. La produzione arriva nella Capitale dopo essere stata rappresentata con successo a Milano e aver varcato i confini nazionali con tappe in Estonia e in Inghilterra. Questa vocazione internazionale riflette la natura stessa della drammaturgia di Stinco: un linguaggio che, pur radicato nella sensibilità italiana, parla direttamente alle corde universali dell’animo umano, esplorando la vulnerabilità come punto di forza estremo.
L’eredità di Tondelli e l’esperienza del “non detto”
Il cuore pulsante di Intima Distanza affonda le sue radici nelle suggestioni letterarie di Camere separate, il celebre romanzo di Pier Vittorio Tondelli. L’influenza dello scrittore emiliano è evidente nella capacità di trattare il tema dell’identità e del desiderio con una partecipazione emotiva che non rinuncia mai al rigore formale. Al centro della scena troviamo un amore omosessuale, ma è fondamentale sottolineare come la regia di Stinco non lo tratti come una rivendicazione ideologica o un’affermazione politica. Si tratta, piuttosto, di un’esperienza umana totale, vissuta nella sua dimensione più fragile, carnale e spesso contraddittoria.
Il concetto di “distanza” che dà il titolo al lavoro non viene interpretato come un ostacolo insormontabile, bensì come una condizione esistenziale. Per Massimo Stinco, la lontananza fisica può diventare il catalizzatore che intensifica il sentimento, arricchendolo di significati nuovi e mettendolo costantemente alla prova. In questo spazio vuoto tra due persone, la memoria gioca un ruolo fondamentale: il corpo dell’altro, anche quando non è presente, continua a vibrare attraverso il ricordo e il desiderio, creando una tensione drammatica che tiene lo spettatore in uno stato di costante partecipazione emotiva.
Estetica del nudo e simbolismo floreale
Dal punto di vista visivo, lo spettacolo è caratterizzato da scelte estetiche molto precise e cariche di significati simbolici. La scena è dominata da un tappeto di fiori, un elemento ricorrente nella poetica del regista che qui assume il valore di una metafora della bellezza effimera. Come i fiori, l’amore è destinato a sfiorire, ma proprio in questa sua caducità risiede il suo splendore più autentico. Questo elemento naturale contrasta e al tempo stesso completa la fisicità degli attori, creando un quadro visivo di forte impatto che accompagna la narrazione lungo tutto il suo svolgimento.
Un aspetto rilevante di Intima Distanza è la presenza di scene di nudo integrale maschile. Lontano da qualsiasi intento provocatorio o voyeuristico, il nudo viene utilizzato come uno strumento espressivo coerente con il racconto. È il corpo che si fa parola, che mostra la propria vulnerabilità senza filtri, diventando il territorio in cui Eros e Thanatos — desiderio e morte — si incontrano. La nudità qui rappresenta l’essenza dell’uomo spogliato dalle sovrastrutture sociali, nudo di fronte alla propria solitudine e al proprio bisogno dell’altro. La colonna sonora, che attraversa l’intero spettacolo, agisce come un amplificatore emotivo, legando insieme i frammenti di questa storia intensa e stratificata.
Massimo Stinco e la vocazione del Teatro Ivelise
La figura di Massimo Stinco merita un approfondimento per comprendere la genesi di questo progetto. Attivo sulle scene dal 1978, Stinco ha costruito una carriera solida che spazia dalla recitazione alla scrittura, fino alla regia di oltre cento spettacoli. Dal 2008 il suo percorso si è focalizzato su quello che egli stesso definisce “omoteatro”, un filone che affronta tematiche legate all’universo gay e a storie “scomode” tratte dalla realtà. Il suo approccio è noto per essere drammatico e d’impatto, focalizzato sul mettere in scena il “non detto” e le difficoltà dei giovani in una società che spesso fatica ad accogliere la diversità senza pregiudizi.
L’approdo di questa produzione al Teatro Ivelise, situato a pochi passi dal Colosseo, non è casuale. Lo storico spazio romano conferma ancora una volta la sua vocazione per il teatro contemporaneo di ricerca, capace di interrogare il presente attraverso linguaggi poetici e visioni personali. Ospitare un’opera come Intima Distanza significa dare spazio a una riflessione necessaria sulla natura dei legami umani, offrendo al pubblico non solo un momento di intrattenimento, ma un’occasione di confronto profondo con le proprie emozioni e con la complessità dell’amore universale.
Info utili
- Dove: Teatro Ivelise, Via Capo d’Africa 8, Roma.
- Quando: 20 e 21 febbraio, ore 21.00.
- Prenotazioni telefoniche: 06 89527016.
- Contatto WhatsApp: 347 8300978.
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