Mercoledì, 19 Settembre 2018

altalenaOvvero: La mano che regala è al di sopra di quella che riceve

Un proverbio gratificante. Dettato forse dalla scarsità di gratitudine generale. E’ comunque un modo di dire che fa sentire l’orgoglio di essere generosi. Dà quel senso di piacere che, in quanto umani, abbiamo bisogno di provare quando ci decidiamo ad offrire la nostra solidarietà.

La frase descrive, come spesso accade nei proverbi, una situazione fisica per esemplificarne una morale. Il gesto del dono è un gesto positivo, costruttivo, amorevole che innalza la persona che lo fa, sentimentalmente ed intellettualmente, moralmente e esteriormente. Perché per farlo è necessario pensare all’altro, alla persona cui si fa il regalo. E’ perciò un atto di interpretazione, di empatia e, quindi, di alienazione da sé. Per questo rappresenta ed esprime quanto di più elevato e nobile c’è nella natura umana, la capacità di mettersi nei panni dell’altro e dare ciò che si vorrebbe ricevere se si fosse in quei panni.

In cambio ci basta un grazie. Per soddisfare un poco la nostra vanità, naturalmente, che è sempre lì in agguato. Un gesto profondamente altruista e pregevole non dovrebbe richiedere nemmeno questo: non sappia la destra ciò che fa la sinistra, recita una famosa massima (non si tratta di politica, il soggetto è la mano!).
Ma se l’atto di donare privandosi di qualcosa è così squisitamente umano, lo è anche il desiderio di essere riconosciuti “buoni”. E’ un sistema antico, che mette sempre in posizione quasi di conflitto chi dà e chi riceve, in una sorta di altalena di ruoli (insomma come quelle altalene a leva con il perno centrale). Da una parte la persona che chiede, non sempre apertamente, è in svantaggio. Dall’altra la persona che può dare, ma può decidere di non farlo, ha il vantaggio della scelta. Quando dà, però, l’altalena si sposta a vantaggio di chi ha ricevuto, che potrà scegliere conseguentemente se esprimere gratitudine e riconoscenza per l’atto generoso, o meno.
E chi ha dato, consapevole che è merito suo se l’altalena si è spostata, vuole a sua volta almeno questa ricompensa. Ma proprio per questo si trova dall’altra parte, in svantaggio.
E’ intuibile a questo punto capire che semplicemente non dovrebbe desiderare questa gratificazione per non finire dalla parte bassa della leva. Non è proprio questo che recitano le più grandi religioni? Ma non è affatto semplice mantenere l’equilibrio necessario per restare in posizione di parità. Ed è invece così naturalmente umano continuare ad altalenare!

Resta di fatto che quella di donare è una necessità pressoché alla pari con quella di ricevere. Nella nostra cultura l’altruismo e la generosità sono cardini della società. Come la carità, la pietà e l’abnegazione (anche se piuttosto fuori moda), sono elementi fondanti, non necessariamente ed esclusivamente legati ad una religione piuttosto che ad un’altra. E questo è ciò che testimonia il proverbio: una tradizione antica alla ricerca della nobiltà d’animo, una mano che si pone in alto per scendere altruisticamente verso un’altra mano bisognosa posta suo malgrado in basso. Il piacere di dare è uno di quelli a cui non si dovrebbe rinunciare. Solo un’ultima considerazione resta d’obbligo: non necessariamente chi regala possiede di più di chi chiede. L’atto altruistico non nasce dalla ricchezza.

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