- Cosa: Non solo 8 marzo. Storie di donne e giustizia negata, incontro organizzato da Giornaliste Italiane.
- Dove e Quando: Presso CeoForLife (Piazza Montecitorio, Roma), 13 marzo 2026.
- Perché: Per denunciare i casi di malagiustizia legati ai femminicidi e proporre modifiche legislative concrete.
Roma si fa teatro di una denuncia necessaria e vibrante. In Piazza Montecitorio, nel cuore pulsante della politica italiana, l’associazione Giornaliste Italiane ha acceso i riflettori su una realtà drammatica che troppo spesso rimane confinata nei faldoni dei tribunali: la giustizia negata alle vittime di femminicidio. L’evento, intitolato Non solo 8 marzo, non è stato una semplice celebrazione della ricorrenza internazionale, ma un grido d’allarme collettivo contro le falle di un sistema che, nonostante le denunce, non sempre riesce a proteggere chi è in pericolo.
Al centro del dibattito, ospitato presso lo spazio CeoForLife, sono state portate tre vicende simbolo che hanno segnato la cronaca nera italiana: l’omicidio di Noemi Durini, quello di Marianna Manduca e il duplice femminicidio di Gabriela e Renata Trandafir. Attraverso le voci dei familiari e dei superstiti, l’incontro ha evidenziato come la prevenzione e la valutazione del rischio siano ancora i punti deboli della macchina giudiziaria e investigativa.
Le storie di chi non ha avuto protezione
Il dolore si è fatto parola nelle dichiarazioni di Elena Tiron, sorella di Gabriela Trandafir, che ha ricordato con rabbia e commozione come la sorella e la nipote avessero presentato ben undici denunce prima di essere uccise nel 2022. Una “strage annunciata” che interroga profondamente l’efficacia delle misure di tutela attuali. Allo stesso modo, la madre di Noemi Durini ha sollevato un tema politico caldissimo: la richiesta di eliminare i permessi premio per chi si macchia di reati così efferati, annunciando la presentazione di una proposta di legge specifica.
Questi racconti non sono solo testimonianze di perdita, ma atti di accusa contro una “malagiustizia” che si manifesta quando i segnali di pericolo vengono sottovalutati. Vittoriana Abate, giornalista Rai, ha sottolineato come l’intervento tempestivo sia vitale e come, purtroppo, i giudici non sempre valutino correttamente la violenza di genere nel suo stadio iniziale. Il caso di Marianna Manduca, uccisa nel 2007 nonostante le innumerevoli querele, rimane in questo senso una ferita aperta che continua a spingere i familiari, come il cugino Carmelo Cal, a chiedere un cambio culturale radicale partendo dalle scuole.
Legislazione e prevenzione: il punto dei magistrati e della politica
All’incontro ha partecipato anche il Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, Eugenia Roccella, che ha ribadito l’impegno del governo nel rafforzamento delle leggi esistenti. Secondo il Ministro, sebbene gli strumenti legislativi siano stati potenziati, la sfida cruciale rimane la corretta “valutazione del rischio” da parte degli operatori. La responsabilità, ha concluso Roccella, passa ora nelle mani della magistratura, chiamata ad applicare con rigore e tempestività le norme del cosiddetto Codice Rosso.
Sul fronte tecnico-giuridico, il magistrato Valerio De Gioia ha illustrato le potenzialità degli strumenti introdotti recentemente, come il braccialetto elettronico e il rafforzamento delle misure cautelari. D’altro canto, Luca Pipitone, dirigente della divisione anticrimine della Questura di Roma, ha portato dati incoraggianti sull’efficacia dell’ammonimento del Questore: nel 2024, l’80% dei soggetti “ammoniti” non è ricaduto in recidiva. Questo dato evidenzia come la prevenzione amministrativa possa essere un deterrente fondamentale se attivata prima che la violenza degeneri in tragedia.
Un impegno costante oltre la ricorrenza
L’evento di Giornaliste Italiane ha voluto sottolineare che la lotta alla violenza di genere non può esaurirsi nelle celebrazioni dell’8 marzo. La narrazione mediatica e l’impegno civile devono mantenere alta la guardia tutto l’anno, trasformando l’indignazione in azione legislativa e sociale. La proposta di legge sui permessi premio e l’insistenza sulla formazione degli operatori rappresentano passi concreti verso un sistema che non lasci più sole le donne nel momento del bisogno.
In un contesto come quello di Piazza Montecitorio, il messaggio è arrivato diretto alle istituzioni: non basta una legge se non c’è una cultura della protezione e un’attenzione maniacale alla sicurezza delle vittime. L’eredità di Noemi, Marianna, Gabriela e Renata vive nell’impegno di chi continua a chiedere giustizia, non solo per chi non c’è più, ma soprattutto per chi, oggi stesso, sta cercando la forza di denunciare.
Info utili
- Organizzatore: Associazione Giornaliste Italiane
- Sede dell’evento: CeoForLife, Piazza Montecitorio, Roma
- Temi trattati: Malagiustizia, valutazione del rischio, riforma permessi premio
- Partecipanti chiave: Ministro Eugenia Roccella, Valerio De Gioia (Magistrato), Vittoriana Abate (Rai)
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