Cosa: Lo spettacolo teatrale Le notti bianche, tratto dall’omonimo capolavoro di Fëdor Dostoevskij.
Dove e Quando: A Roma, presso lo Spazio Diamante, in scena dal 19 al 22 febbraio.
Perché: Una rilettura contemporanea che esplora la solitudine e il confine tra sogno e realtà attraverso una messa in scena poetica e minimale.
L’eterno fascino di San Pietroburgo e le atmosfere rarefatte dei sogni ad occhi aperti sbarcano nella Capitale. Dopo aver riscosso un notevole successo di pubblico e critica durante la scorsa stagione al Teatro Litta di Milano, la produzione di Manifatture Teatrali Milanesi porta a Roma uno dei classici più amati della letteratura russa: Le notti bianche. La regia di Stefano Cordella e la drammaturgia di Elena C. Patacchini restituiscono nuova linfa al celebre racconto di Fëdor Dostoevskij, offrendo uno sguardo profondo e spietato sull’animo umano, sulla fragilità delle relazioni e sulla necessità, quasi vitale, di rifugiarsi nell’immaginazione per sfuggire all’apatia del quotidiano.
In questa versione, il viaggio nell’interiorità dei protagonisti si fa fisico e tangibile. Lo spettacolo non si limita a illustrare le vicende del “Sognatore”, ma scava nelle ragioni della sua solitudine esistenziale, mettendolo a confronto con la realtà attraverso l’incontro folgorante con Nasten’ka. In un periodo storico in cui il contatto umano è spesso mediato o frammentato, la storia di questi due esseri fragili risuona con una forza rinnovata, ricordandoci quanto possa essere devastante, e al tempo stesso salvifico, l’impatto con la vita vera quando questa decide finalmente di “esplodere” e travolgere le nostre costruzioni mentali.
Un sognatore tra allucinazioni e realtà contemporanea
Il protagonista di questa storia è una figura quasi spettrale, un uomo che ha scelto di abitare le vite degli altri piuttosto che la propria. Il Sognatore si aggira per le strade, osserva gli edifici, dialoga con le pietre delle case, ma rifugge il contatto diretto con le persone, terrorizzato dall’idea che lo scontro con la realtà possa infrangere il suo perfetto mondo interiore. La sua solitudine non è subita, ma è il motore immobile della sua immaginazione; egli crea e disfa storie nella sua testa, sentendosi inadeguato di fronte alle dinamiche relazionali della quotidianità. È un personaggio bloccato in un limbo perenne tra l’attesa di un evento significativo e la paura paralizzante di vivere davvero.
Il lavoro drammaturgico operato da Elena C. Patacchini ha saputo mantenere l’essenza dell’opera originale pur calandola in un contesto desolante e incerto, tipico della nostra contemporaneità. Il linguaggio si fa più diretto e i riferimenti più vicini a noi, sottolineando come, a distanza di quasi due secoli, gli interrogativi di Dostoevskij siano ancora tragicamente attuali. La struttura scenica mette a nudo l’incapacità del protagonista di accettare la limitatezza del mondo reale, preferendo la schiavitù di un’ombra o di un’idea alla fatica di costruire un futuro concreto. La sua è una ribellione silenziosa contro un mondo che sente freddo e privo di sensibilità.
L’incontro con Nasten’ka: quattro notti per cambiare una vita
Tutto cambia nell’incontro fortuito con Nasten’ka, una giovane donna che porta con sé una fragilità speculare a quella del Sognatore. Durante quattro notti romane (che traslano idealmente quelle di San Pietroburgo), i due protagonisti intrecciano le loro esistenze in un dialogo serrato che oscilla tra la confessione e la speranza. Per il Sognatore, questo incontro rappresenta la prima vera occasione di assaporare la consistenza della realtà e l’adrenalina del presente. Nasten’ka diventa lo specchio in cui lui può finalmente vedersi come essere umano e non più come fantasma, scorgendo la possibilità di un sogno reale, vissuto ad occhi aperti attraverso un incontro di corpi e anime.
La regia di Stefano Cordella punta tutto sulla relazione tra i due interpreti, Alma Poli e Diego Finazzi, riducendo lo spazio scenico a pochi elementi essenziali. Questa scelta costringe i personaggi — e gli spettatori — a concentrarsi esclusivamente sul bisogno estremo di essere riconosciuti e visti dall’altro. La tensione emotiva è palpabile: è una ricerca disperata di un istante di autentica felicità che possa giustificare un’intera esistenza. Il passaggio dall’incanto del sogno all’inferno del risveglio viene narrato con una “violenta tenerezza”, esplorando i delicati disequilibri di un’intimità che nasce e muore nel giro di poche ore, lasciando dietro di sé il peso dei rimpianti e della nostalgia.
Una messa in scena multisensoriale tra luci e musica live
L’impatto estetico dello spettacolo è affidato a una combinazione suggestiva di elementi tecnici e performativi. Le luci, curate da Fulvio Melli, giocano un ruolo fondamentale nel delineare i confini labili tra la veglia e il sonno, tra ciò che è vero e ciò che è solo proiezione della mente. Ad accompagnare il viaggio emotivo dei protagonisti c’è la musica, eseguita dal vivo dagli stessi attori con una tastiera elettronica. Questo elemento sonoro non è un semplice sottofondo, ma diventa la voce stessa dei desideri inespressi, un battito ritmico che scandisce il tempo che corre veloce e il timore che tutto possa svanire con le prime luci dell’alba.
La produzione di Manifatture Teatrali Milanesi conferma con questo allestimento la volontà di indagare i grandi classici con occhi nuovi. Le notti bianche allo Spazio Diamante si propone dunque come un’esperienza immersiva e poetica, capace di parlare al cuore di chiunque si sia sentito, almeno una volta, un “fantasma tra i fantasmi”. In un mondo che corre verso la desolazione e la vecchiaia, lo spettacolo ci interroga brutalmente: abbiamo vissuto davvero o abbiamo solo seppellito il nostro tempo migliore in uno stupido, tondo zero fatto di sogni? La risposta resta sospesa tra le righe di un copione che celebra l’importanza di anche un solo, unico attimo di beatitudine.
Info utili
- Dove: Spazio Diamante, Roma.
- Quando: Dal 19 al 22 febbraio.
- Produzione: Manifatture Teatrali Milanesi.
- Cast: Alma Poli e Diego Finazzi.
- Regia: Stefano Cordella.
- Drammaturgia: Elena C. Patacchini.
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