- Cosa: La messa in scena del testo di Pauline Peyrade, vincitore di due Premi UBU 2022.
- Dove e Quando: Spazio Diamante (Roma), dal 27 gennaio al 1 febbraio.
- Perché: Un’analisi lucida e spietata sui meccanismi della violenza che ribalta i ruoli tra vittima e carnefice.
Arriva a Roma uno degli spettacoli più intensi e discussi delle ultime stagioni teatrali, un lavoro capace di scuotere le coscienze e di indagare gli abissi della natura umana con una precisione chirurgica. Lo Spazio Diamante si prepara ad accogliere Con la carabina, testo firmato dalla drammaturga francese Pauline Peyrade e portato in scena dalla visione registica di Licia Lanera.
L’opera, che ha ottenuto il prestigioso riconoscimento di due Premi UBU nel 2022 – rispettivamente per la Miglior Regia e per il Miglior Testo Straniero – non è una semplice rappresentazione, ma un’esperienza immersiva e disturbante. Prodotto dalla Compagnia Licia Lanera in coproduzione con POLIS Teatro Festival, lo spettacolo vede sul palco Danilo Giuva ed Ermelinda Nasuto impegnati in un duello scenico che non lascia scampo allo spettatore, costringendolo a guardare in faccia una realtà spesso rimossa o filtrata dalle cronache giudiziarie.
La genesi della violenza: un tribunale, un luna park e una vendetta
Il punto di partenza della narrazione è agghiacciante nella sua crudezza reale. La storia trae ispirazione da una sentenza di un tribunale francese che ha giudicato “consenziente” una bambina di undici anni rispetto allo stupro subito. Da questo cortocircuito giuridico ed etico, il testo immagina il futuro della vittima: quella bambina, ormai diventata donna, decide di rifiutare il verdetto della società e di farsi giustizia da sola.
La drammaturgia si muove su un doppio binario temporale che disorienta e affascina. Da una parte c’è il passato, ambientato in un luna park, luogo per eccellenza dell’infanzia e dell’innocenza che qui si trasforma in teatro dell’orrore; dall’altra il presente, confinato nell’appartamento della donna adulta. In questi due spazi, fisici e mentali, si consuma una violenza speculare. Tuttavia, Con la carabina opera un ribaltamento cruciale: i ruoli si invertono, la preda diventa cacciatore, e la dinamica del potere scivola dalle mani dell’aguzzino a quelle della sopravvissuta, in un ciclo inarrestabile che interroga il concetto stesso di giustizia privata.
Non si tratta però di una banale storia di vendetta. La scrittura viva e pulsante della Peyrade, unita alla traduzione di Paolo Bellomo, scava nelle pieghe psicologiche dei personaggi, trasformando la scena in un campo di battaglia dove la memoria è l’arma più affilata.
Un set claustrofobico tra “Squid Game” e voyeurismo
La regia di Licia Lanera trasforma la Sala White dello Spazio Diamante in un non-luogo claustrofobico, definito da un’estetica che mescola l’incubo infantile alla freddezza di un set fotografico. Le luci, curate da Vincent Longuemare, non sono semplici supporti tecnici ma vere e proprie protagoniste: piantane mobili manovrate dagli attori stessi che tagliano lo spazio, oscurano o rivelano dettagli, creando un’atmosfera soffocante.
Lo spettacolo è stato concepito appositamente per spazi ridotti, dove la distanza tra il pubblico e l’azione scenica è praticamente azzerata. Questa scelta radicale pone lo spettatore in una posizione scomoda, quasi pruriginosa: chi guarda diventa un voyeur costretto a spiare il privato più intimo e doloroso. La regista stessa descrive l’allestimento come una sorta di “stanza dei giochi orrenda”, richiamando le atmosfere distopiche di Squid Game.
Tra conigli, giocattoli e le note pop di Billie Eilish che risuonano grazie al sound design di Francesco Curci, si consuma un rito feroce. Chi ha pagato il biglietto si trova, suo malgrado, a osservare da vicino la rappresentazione della morte e dello stupro, senza la protezione della distanza di sicurezza che solitamente il palcoscenico offre. È una ruota infernale in cui non ci sono vincitori, ma solo la nuda esposizione di dinamiche umane portate all’estremo.
Oltre il giudizio morale: un’antropologia del male
La forza di Con la carabina risiede nella sua capacità di essere un testo imparziale. L’opera fugge dalla tentazione rassicurante di dividere il mondo in categorie manichee di “buoni” e “cattivi”. Al contrario, l’obiettivo è analizzare i meccanismi culturali e antropologici che innescano i comportamenti violenti. Cosa trasforma un essere umano in un mostro? E cosa accade quando la vittima assorbe la violenza subita fino a restituirla?
I due attori in scena agiscono come “servi di scena”, evocando attraverso la parola e pochi elementi essenziali una storia che è, purtroppo, terribilmente comune. Si fanno ora adolescenti, ora adulti, in un gioco di trasformazioni che rende ancora più evidente il fallimento della società che li circonda. Lo spettacolo diventa così uno specchio deformante in cui riflettersi è doloroso ma necessario.
Licia Lanera, nell’affrontare questo testo, ha compiuto un percorso che l’ha portata prima ad abitarlo, poi a patirlo e infine a restituirlo al pubblico sotto forma di “spettacolo-incubo”. È un lavoro che non cerca di consolare, ma di provocare una reazione viscerale, costringendo a provare pena e profondo dolore per una storia miserabile che, tra le luci stroboscopiche e i giocattoli abbandonati, parla del nostro tempo e delle sue contraddizioni più feroci.
Info utili
- Luogo: Spazio Diamante, Sala White (Via Prenestina, 230/B – Roma).
- Date e Orari:
- Da martedì a venerdì: ore 20.30
- Sabato: ore 19.00
- Domenica: ore 17.00
- Biglietti (Formula Flessibile):
- Biglietto Supporter: € 19
- Biglietto Standard: € 15
- Biglietto Agevolato: € 12
(Credit @Clarissa Lapolla)
