- Cosa: La commedia Amleto in salsa piccante di Aldo Nicolaj.
- Dove e Quando: Teatro Roma (Via Umbertide, 3), dal 22 gennaio al 1 febbraio 2026.
- Perché: Una rilettura esilarante della tragedia shakespeariana osservata dal buco della serratura delle cucine reali.
Esiste un luogo, all’interno del castello di Elsinore, dove le grandi tragedie dinastiche, i dubbi esistenziali e le vendette sanguinarie assumono tutto un altro sapore, decisamente più speziato e terreno. È questo il cuore pulsante della nuova produzione che sta per approdare al Teatro Roma: una versione del Principe di Danimarca che non avete mai visto, lontana dalle nebbie cupe della tradizione e immersa nei vapori dei fornelli.
Dal 22 gennaio al 1 febbraio 2026, il palcoscenico di Via Umbertide ospita Amleto in salsa piccante, un testo geniale di Aldo Nicolaj che ribalta completamente la prospettiva della narrazione classica. Non siamo più nella sala del trono o sui bastioni battuti dal vento, ma nelle cucine, dove la servitù osserva, commenta e, forse, manovra i destini dei propri padroni tra un piatto da portata e un bicchiere di vino. Sotto la guida della regista Vanessa Gasbarri, lo spettacolo promette di trasformare il dramma per eccellenza in un meccanismo comico perfetto, in bilico tra il teatro dell’assurdo e la più schietta commedia all’italiana.
Il punto di vista inedito: la servitù al potere
La vera forza di questo allestimento risiede nella scelta radicale di spostare l’obiettivo della telecamera. Se in Shakespeare i nobili sono i protagonisti assoluti e i servi semplici comparse funzionali, qui la piramide sociale viene rovesciata. I riflettori sono puntati sulla brigata di cucina, capitanata dal cuoco Froggy, interpretato da Massimiliano Vado, figura centrale che gestisce non solo i menu reali ma anche gli umori della corte. Attorno a lui gravitano personaggi ricchi di umanità e difetti: la moglie Cathy (Claudia Ferri), la cognata Inge (Veronica Milaneschi) e la sguattera Brecka (Danila Stalteri).
Questi personaggi, partoriti dalla fantasia audace di Nicolaj, diventano i veri narratori della storia. Attraverso i loro occhi, il pubblico scopre una versione dei fatti alternativa, fatta di gossip, verità mai dette e retroscena piccanti che la storiografia ufficiale ha sempre taciuto. È un’operazione di meta-teatro raffinata: mentre al piano di sopra si consuma la tragedia nota a tutti, nei sotterranei si vive una realtà parallela, vibrante e spassosa, che smitizza l’aura sacrale dei personaggi shakespeariani rendendoli più accessibili e, paradossalmente, più umani nelle loro debolezze viste “dal basso”.
Una metafora culinaria delle passioni umane
L’ambientazione non è un semplice sfondo, ma diventa protagonista attiva della drammaturgia. In Amleto in salsa piccante, i fornelli che ardono sono la perfetta metafora delle passioni che consumano i personaggi. L’amore, la gelosia, l’ambizione e la sete di vendetta bollono in pentola esattamente come le pietanze preparate per i banchetti di corte. Il cibo diventa linguaggio, strumento di potere e veicolo di emozioni, creando un parallelismo continuo tra l’arte culinaria e l’arte della politica di corte.
Il privato si mescola inestricabilmente al pubblico. Le dinamiche che avvengono tra i ranghi della servitù riflettono, distorcendole in chiave grottesca, le macchinazioni dei nobili. Questo gioco di specchi permette allo spettacolo di spaziare con disinvoltura tra generi diversi. Si ride molto, grazie ai ritmi serrati imposti dalla regia e all’interazione tra i personaggi, ma non manca una riflessione più profonda sulla condizione umana. Come in un grande puzzle, ogni figura, dal più umile sguattero al principe ereditario, è un tassello fondamentale di un disegno fatto di rivalsa e ambizione, dove il tragico e il comico sono due facce della stessa medaglia.
Un cast caleidoscopico tra classico e moderno
La produzione targata StArt Lab mette in campo un ensemble di attori capaci di muoversi agilmente sul doppio binario del testo classico e della sua parodia. Accanto alla già citata brigata di cucina, ritroviamo i volti iconici della corte danese, ma spogliati della loro gravità abituale. Leonardo Bocci veste i panni di un Amleto inedito, affiancato dalla regina Gertrude (interpretata anch’essa da Danila Stalteri in un gioco di ruoli) e dai nobili Ofelia, Orazio e Laerte. Particolare menzione per il comico Elios, interpretato da Walter Del Greco, che aggiunge un ulteriore strato di ilarità alla rappresentazione.
L’adattamento scenico punta a coinvolgere lo spettatore in una girandola di situazioni paradossali. I costumi e le scene, curati da Crew on stage, contribuiscono a creare quell’atmosfera sospesa nel tempo, dove l’eleganza elisabettiana incontra il disordine vitale di una cucina in piena attività. È uno spettacolo caleidoscopico che, pur rispettando i canoni dell’autore originale, li piega alle esigenze di un intrattenimento intelligente, dimostrando come i grandi classici possano ancora parlarci, e soprattutto farci ridere, se osservati dalla giusta (e insolita) angolazione.
Info utili
- Indirizzo: Teatro Roma, Via Umbertide 3 (Zona Tuscolana/Appio Latino).
- Orari spettacoli:
- Giovedì e venerdì: ore 21:00.
- Sabato: ore 17:00 e ore 21:00.
- Domenica: ore 17:30.
- Biglietteria: Aperta dal martedì al sabato (10-13 e 16-20), lunedì (16-20), domenica e festivi (11-13 e 15-20).
- Contatti pubblico: Tel. 06.7850626 | Cell. +39 324 5498051
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