- Cosa: Il nuovo cortometraggio di Raffaele Grasso, un western contemporaneo che esplora la transizione ecologica.
- Dove e Quando: Girato nel borgo di Collalto Sabino, il film ha debuttato a Roma e si prepara ora al tour nei festival.
- Perché: Un racconto ironico e profondo sullo scontro generazionale, dove la tradizione del passato incontra la necessaria innovazione del futuro.
Il Cinema Azzurro Scipioni di Roma ha recentemente ospitato l’anteprima privata di un’opera che promette di far discutere e riflettere: Lo Chiamavano Street Food. Diretto da Raffaele Grasso e prodotto da Inthelfilm e Stolen Film ETS, il corto si presenta come una commedia dai toni western e thriller, capace di trasformare una piazza di paese in un campo di battaglia simbolico. Non si tratta solo di una sfida tra due venditori ambulanti, ma di una metafora potente e attualissima su come la nostra società stia affrontando il cambiamento. Il film, che ha già ricevuto importanti riconoscimenti come il Premio Solinas – Screen in Green, avvia ora il suo percorso ufficiale nei festival nazionali e internazionali, portando con sé un messaggio di sostenibilità declinato attraverso il linguaggio del grande cinema.
Il duello tra passato e presente
Al centro della narrazione troviamo due figure emblematiche che incarnano visioni del mondo apparentemente inconciliabili. Gino è uno storico venditore ambulante, profondamente legato al suo vecchio camion a gasolio, un mezzo che rappresenta non solo il suo sostentamento, ma l’intera sua identità lavorativa e personale. Dall’altra parte c’è Luisa, una giovane imprenditrice che irrompe nella “sua” piazza con un food truck all’avanguardia, alimentato esclusivamente a energia solare. Quando Luisa decide di posizionare il suo mezzo in quello che Gino considera il suo territorio sacro, l’affronto è immediato.
Questa rivalità, che parte come una semplice disputa territoriale, degenera rapidamente in un vero e proprio duello in stile western di paese. La maestria di Grasso risiede proprio nel trasformare questa dinamica in un conflitto generazionale di più ampio respiro. Il camion a gasolio contro il truck solare non sono semplici oggetti di scena, ma diventano i cavalieri di una giostra moderna, dove la polvere del vecchio mondo e il silenzio tecnologico del nuovo si scontrano. È uno specchio delle difficoltà che ogni transizione comporta: la paura di perdere ciò che è rassicurante, di vedere le proprie radici scosse da un progresso che, per quanto necessario, appare inizialmente come un’invasione.
Collalto Sabino: un set, un personaggio
La scelta della location non è stata affatto casuale. Collalto Sabino, con il suo borgo che sembra sospeso nel tempo, diventa un vero e proprio terzo protagonista della vicenda. Le strade, le piazze e l’architettura del luogo offrono uno sfondo perfetto per le atmosfere western ricercate dal regista. Il borgo non è una semplice cornice, ma una piazza-western contemporanea dove il passato e il futuro si danno appuntamento.
Il regista ha saputo sfruttare le caratteristiche del territorio per amplificare la tensione drammatica e comica del racconto. L’identità visiva del film è supportata anche dalla colonna sonora originale del collettivo M_Side, che ha lavorato per definire un soundscape capace di sottolineare la dualità della pellicola: da un lato l’ironia del contesto paesano, dall’altro la serietà dei temi ambientali. Il risultato è un’opera che riesce a bilanciare intrattenimento puro con una riflessione sociologica, senza mai scivolare in un tono didascalico o eccessivamente pesante.
Un progetto corale premiato
La qualità del lavoro di Raffaele Grasso è testimoniata dal supporto istituzionale che il progetto ha ricevuto sin dalla sua ideazione. La sceneggiatura ha vinto il prestigioso Premio Solinas – Screen in Green nel 2022, confermando l’efficacia di un testo capace di trattare temi come la transizione ecologica con originalità narrativa. Inoltre, il progetto ha beneficiato del contributo del bando SIAE “Per Chi Crea”, che ha permesso di trasformare una pagina scritta in un prodotto audiovisivo di alta fattura.
A dare volto ai protagonisti sono Massimiliano Rossi, Carolina Sala e Valerio Desirò, attori che hanno saputo calarsi perfettamente in questa sfida simbolica. La produzione ha visto l’impegno di Inthelfilm, con Giampietro Preziosa e Marco S. Puccioni, e la produzione esecutiva di Giovanni Lugoboni e Giorgia Chiera per Stolen Film ETS, che hanno creduto fin dal primo momento in una visione audace. Il film, con la sua durata di 15 minuti, si prepara ora a confrontarsi con il pubblico dei festival, forte di un impianto produttivo solido e di una storia che, pur parlando di “street food”, mette sul piatto temi universali: la resistenza al cambiamento e il coraggio di guardare avanti.
Info utili
- Titolo: Lo Chiamavano Street Food
- Regia: Raffaele Grasso
- Cast: Massimiliano Rossi, Carolina Sala, Valerio Desirò
- Location: Collalto Sabino (RI)
- Stato: In distribuzione nel circuito dei festival nazionali e internazionali.
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