- Cosa: Decisione imperfetta, una performance artistica di e con Barbara Lalle.
- Dove e Quando: Piazzale d’Armi del CSOA Forte Prenestino, Roma. Venerdì 27 febbraio 2026, ore 19.00.
- Perché: Una riflessione profonda sul valore etico dell’archivio, tra la necessità di ricordare e la responsabilità di cancellare i saperi legati all’oppressione patriarcale.
L’arte contemporanea torna a interrogarsi sulle fondamenta stesse della nostra cultura e sulle strutture di potere che definiscono ciò che merita di essere tramandato. Nel cuore pulsante del centro sociale occupato autogestito Forte Prenestino, Barbara Lalle presenta la sua ultima azione performativa intitolata Decisione imperfetta. L’evento si inserisce nella cornice del festival Witches Are Back 2026, una rassegna che da oltre un decennio promuove l’attivismo transfemminista intersezionale e le culture underground, offrendo spazi sicuri e “sexism free” per l’espressione artistica indipendente.
In questa nuova opera, curata da Michela Becchis, Edoardo Marcenaro e Roberta Melasecca, l’artista romana si confronta con un dilemma etico di stringente attualità: come gestire il sapere che ha contribuito a produrre violenza, oppressione e gerarchie patriarcali? Il progetto non si limita a una critica superficiale, ma scava nelle radici del nostro patrimonio culturale, ponendo il pubblico di fronte alla responsabilità collettiva della memoria. Attraverso il corpo e il gesto, Barbara Lalle trasforma una questione teorica in un’esperienza viscerale, esplorando la sottile linea di confine che separa la conservazione necessaria dalla complicità con il passato violento.
Tra paradosso della tolleranza e documenti di barbarie
Il punto di partenza concettuale di Decisione imperfetta risiede nel “paradosso della tolleranza” formulato dal filosofo Karl Popper. Secondo questa visione, una società che tollera l’intolleranza in modo illimitato finisce inevitabilmente per essere distrutta dagli intolleranti stessi. Lalle sposta sapientemente questo dilemma dal piano puramente politico a quello archivistico e culturale. Se conservare testi e documenti storicamente autoritari significa mantenere in vita le loro strutture simboliche del male, distruggerli comporta un intervento attivo sulla storia, una cancellazione che porta con sé il peso di una colpa.
L’ispirazione si nutre anche delle riflessioni di Walter Benjamin, il quale sosteneva con forza che ogni documento di cultura è, allo stesso tempo, un documento di barbarie. Non esiste, dunque, una trasmissione della memoria che possa dirsi neutra. Ogni volta che scegliamo cosa salvare dall’oblio, stiamo esercitando un potere e definendo i contorni del futuro. La performance mette in scena questa contraddizione insanabile attraverso gesti deliberati, ripetitivi e faticosi, che rendono tangibile l’inadeguatezza di ogni scelta umana di fronte alla complessità della storia.
Il corpo come archivio di resistenze
L’azione performativa di Barbara Lalle insiste su una “zona di irresolutezza”. Non ci sono risposte facili o posizioni definitive nel suo lavoro; l’obiettivo è piuttosto esporre la fragilità della decisione etica, che si manifesta sempre come parziale e instabile. In questo senso, l’opera diventa una riflessione sull’archivio inteso non come semplice deposito di polvere, ma come luogo di potere dinamico. Chi custodisce la memoria detiene le chiavi della narrazione e, di conseguenza, la capacità di influenzare le genealogie culturali delle generazioni a venire.
Interrogando il ruolo del patriarcato nella costruzione dei saperi, l’artista segue la scia del pensiero di Michel Foucault, osservando come le strutture di dominio si sedimentino nei testi e nelle istituzioni in modo spesso invisibile. Il corpo della performer diventa così il terreno di scontro tra la volontà di preservare il passato e la necessità di spezzare le catene dell’oppressione. In questa tensione emerge una dimensione etica vicina al pensiero di Hannah Arendt e Paul Ricoeur: ricordare e dimenticare non sono mai atti innocenti, ma prese di posizione politiche e morali verso gli altri e verso il tempo che è stato.
Barbara Lalle e l’estetica dell’emergenza
L’approccio artistico di Barbara Lalle è da sempre caratterizzato da quella che lei definisce una “emergenza di dire”. Terapista impegnata quotidianamente nella riabilitazione neurologica e nell’integrazione delle disabilità gravi, l’artista utilizza le arti visive e la performance per esplorare il dolore, il disagio e la deprivazione, cercando modalità per narrarli e superarli. La sua carriera è costellata di interventi in spazi prestigiosi, dal MAXXI al MACRO, ma mantiene un legame indissolubile con il territorio e con le pratiche di arte partecipata che coinvolgono le comunità locali.
Con Decisione imperfetta, Lalle prosegue il suo percorso di ricerca sulla responsabilità individuale e collettiva, già accennato in opere precedenti come Sì sono una puttana o Al livello del mare. La sua è un’arte che non vuole risolvere, ma che preferisce abitare la contraddizione. “Non tutto scompare. Anche ciò che resta pesa”, recita il manifesto dell’opera, ricordandoci che la memoria non è mai un fardello leggero. L’evento al Forte Prenestino si preannuncia come un momento di consapevolezza critica necessario per chiunque voglia interrogarsi sul rapporto tra sapere, violenza e società contemporanea.
Info utili
- Evento: Decisione imperfetta – Performance di Barbara Lalle
- A cura di: Michela Becchis, Edoardo Marcenaro e Roberta Melasecca
- Luogo: Piazzale d’Armi del CSOA Forte Prenestino, Via F. Delpino 187, Roma
- Data: Venerdì 27 febbraio 2026
- Orario: Inizio performance ore 19.00
- Contesto: All’interno del Festival Witches Are Back 2026
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