- Cosa: La messa in scena della commedia contemporanea Donnacce di Gianni Clementi.
- Dove e Quando: Teatro Vittoria Colonna di Marino, domenica 1° marzo 2026 alle ore 18:00.
- Perché: Un’opera che unisce la comicità tagliente della tradizione capitolina a una profonda riflessione sulla solidarietà femminile e la sopravvivenza ai margini.
L’appuntamento con il grande teatro del territorio torna a far battere il cuore di Marino, portando sul palco del Teatro Vittoria Colonna una delle opere più significative e amate della drammaturgia contemporanea firmata da Gianni Clementi. Domenica 1° marzo 2026, il sipario si alzerà su Donnacce, una pièce che promette di trascinare il pubblico in un vortice di emozioni, dove la risata sfacciata si mescola sapientemente alla commozione e all’analisi sociale. Sotto la guida della regia di Marco Giancarli, lo spettacolo si inserisce in un solco di produzioni teatrali di successo volte a valorizzare non solo la verve comica tipica della Capitale, ma anche la qualità testuale di autori che sanno guardare dentro le pieghe della realtà quotidiana.
La scelta di Clementi come autore non è casuale: la sua scrittura è nota per la capacità di fotografare l’umanità con un occhio ironico e, al contempo, spietato. In questa nuova interpretazione, il cast composto da Luisa Valloni, Riccardo Passalacqua e Simona Vernì si prepara a dare vita a personaggi vibranti, capaci di bucare la quarta parete per parlare direttamente alla pancia e alla testa degli spettatori. La domenica pomeriggio diventa così un’occasione di condivisione culturale, un momento in cui la comunità può ritrovarsi attorno alla magia del teatro dal vivo per riscoprire storie che, pur partendo dalla periferia, toccano corde universali.
Le “indistruttibili” della periferia romana
Al centro della narrazione troviamo due figure femminili straordinarie: Tullia, nota tra i conoscenti con il soprannome iconico di “Sofia Loren”, e Tindara. Entrambe sono donne di mezza età che vivono la loro esistenza nella complessa e spesso difficile periferia romana. Non sono eroine nel senso classico del termine, ma sono “indistruttibili”: donne che hanno imparato a navigare tra le tempeste di una società cinica e spietata, armate solo della loro grinta e di una solidarietà che le lega indissolubilmente. La loro è una lotta quotidiana contro la povertà e contro una violenza sociale che cerca di spingerle ai margini, ma dalla quale riescono sempre a riemergere con dignità e un pizzico di sana follia.
La forza del testo di Clementi risiede proprio in questa capacità di mostrare la fragilità che si nasconde dietro una corazza di cinismo e battute al vetriolo. Tullia e Tindara rappresentano lo specchio di una condizione femminile spesso dimenticata, quella di chi non ha privilegi e deve inventarsi ogni giorno un modo per tirare avanti. Il rapporto tra le due amiche è il vero motore dell’opera: tra battibecchi, confidenze e sogni infranti, emerge un legame che è l’unica vera ancora di salvezza in un mondo che sembra aver smarrito il senso dell’umanità.
Tra ironia tagliente e critica sociale
L’opera si muove su un equilibrio perfetto tra generi. Se da un lato la componente comica è predominante, grazie a dialoghi brillanti e situazioni paradossali tipiche della commedia capitolina, dall’altro emerge una critica sociale sottile e potente. La regia di Marco Giancarli punta a esaltare proprio questa dualità, permettendo allo spettatore di ridere delle sventure dei protagonisti per poi trovarsi, un istante dopo, a riflettere sulla crudeltà della realtà rappresentata. È un teatro che non si limita all’intrattenimento fine a se stesso, ma che vuole “mettere a nudo” le difficoltà della vita quotidiana con un tono che è allo stesso tempo amaro e vitalistico.
La messa in scena è arricchita da un apparato tecnico di grande cura, fondamentale per ricreare l’atmosfera sospesa tra il realismo della periferia e l’astrazione del dramma umano. La scenografia, curata da Gianni Vernì, si sposa con il disegno luci e l’impianto audio di Emanuele Vinci, mentre i costumi di Chantal Zeppi contribuiscono a definire l’identità visiva di Tullia e Tindara, rendendole immediatamente riconoscibili e iconiche. Ogni elemento scenico è pensato per valorizzare l’aspetto comico del testo senza però sacrificarne la profondità morale, offrendo al pubblico un’esperienza teatrale completa e coinvolgente.
La sopravvivenza come forma d’arte
Assistere a Donnacce significa immergersi in una storia di sopravvivenza che diventa, a suo modo, una forma d’arte. Il racconto della condizione femminile proposto da Clementi non scade mai nel vittimismo, ma celebra la capacità delle donne di fare fronte comune contro le avversità. La risata che scaturisce dalle loro vicende è una risata liberatoria, un atto di ribellione contro un destino che le vorrebbe rassegnate. La solidarietà che ne emerge è il messaggio più forte che lo spettacolo lascia in eredità: un invito a non voltarsi dall’altra parte e a riconoscere il valore della vicinanza umana.
Il successo di questa produzione risiede nella sua autenticità. Gli spettatori riconosceranno nei protagonisti volti e situazioni familiari, frammenti di una Roma che vive lontano dai riflettori del centro storico ma che pulsa di una vita indomita. In un’epoca in cui la solitudine sembra essere la cifra dominante, opere come questa ricordano l’importanza del collettivo e della parola condivisa. Il Teatro Vittoria Colonna si conferma dunque un presidio culturale fondamentale per il territorio, capace di proporre spettacoli che sanno divertire con intelligenza e toccare il cuore con onestà.
Info utili
- Data e orario: Domenica 1° marzo 2026, ore 18:00.
- Luogo: Teatro Vittoria Colonna, Marino (RM).
- Prezzi Biglietti:
- Intero: 14,00 €
- Ridotto (Over 70 – Under 18): 12,00 €
- Abbonamenti: 5 spettacoli a 55,00 €; 10 spettacoli a 105,00 €.
- Prevendita: Biglietti acquistabili presso il botteghino del teatro o online sul circuito Vivaticket.
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