Giovedì, 27 Giugno 2019

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tempio di portunusOtto secoli. Sì, tanto durò l’orgoglio del popolo romano per le “proprie” navi e per il potere marittimo che portò Roma dalle rive sinistre del Tevere al controllo dell’intero Mediterraneo, attraverso tutte quelle vie, oceaniche, marittime, lacustri e fluviali, che collegavano la città con le regioni periferiche dell’Impero. Il popolo era così fiero delle imprese navali tanto da onorarle con trionfi, monumenti e templi dedicati alle divinità e con i quali propiziavano le vittorie.

porto boarioIl Portus Tiberinus o Porto Tiberino, per i romani era il porto fluviale e commerciale della città. Si estendeva nella zona pianeggiante che dal fiume Tevere si allargava verso l’interno tra il Campidoglio, il Palatino e l’Aventino; zona, un tempo paludosa, bonificata dai re della dinastia etrusca con la costruzione della cloaca maxima, che sfociava proprio nel Tevere. Il porto, con molta probabilità, era delimitato a valle dal Ponte Emilio e a monte dal Ponte Fabricio, occupando, quindi uno spazio di circa 8.000 metri quadrati. Quest’aria fu particolarmente importante, tra la fine del II millennio e i secoli inziali del I millennio a.C., per le origini e lo sviluppo dell’urbe romana.

Accanto al Porto Tiberino, nel VI secolo a.C., furono costruiti, per volere del sesto re di Roma, Servio Tullio, i santuari di Fortuna, di Mater Matuta e di Portunus.

L’intera area fu racchiusa all’interno di una cinta muraria ad eccezione proprio della zona del porto e del Foro Boario che fu lasciata, invece, aperta agli stranieri. Oggi, in quello stesso luogo sorge il palazzo dell’Anagrafe. E proprio durante la costruzione dell’Anagrafe, 1936-1937, furono ritrovati i resti di numerosi magazzini, Horrea, costruiti in laterizio e travertino da Traiano che riqualificò l’area del porto, ormai in disuso, dopo la costruzione del porto fluviale di Ostia e dell’emporio di Marmorata. I magazzini, di cui si è trovata traccia, servivano come deposito del grano destinato alle distribuzioni gratuite alla plebe romana.

Nell’area che oggi corrisponde a Piazza di Santa Maria in Cosmedin, alle spalle del luogo dove c’era il Porto Tiberino, sorgeva il Foro Boario, o Forum Boarium o Bovarium: laddove la corrente del Tevere era ed è resa più tranquilla dalla interposizione dell’Isola Tiberina. Con lo stesso nome, di Forum Boarium, si indicava anche la piazza dove si svolgeva il mercato dei buoi. Era l’emporio della città ed era il luogo frequentato dai mercanti fenici e greci.

Relativamente al Foro, probabilmente per via delle attività che vi si svolgevano, si ha notizia del verificarsi di frequenti incendi così come, per la vicinanza al Tevere, si ha notizia di continui allagamenti.

Inoltre, la zona era ricca di luoghi di culto. C’erano il tempio Portuno, quello di Ercole Olivario e l’Ara Massima di Ercole. Il tempio rotondo, quello identificato per lungo tempo come il tempio di Vesta, fu dedicato a Ercole Vincitore, detto Olivario, e fu costruito da un mercante di olio poiché la divinità proteggeva proprio la corporazione dei mercanti d’olio. Così si spiega anche la presenza del tempio nel luogo preposto agli scambi commerciali e la sua vicinanza al Tevere.

L’intera zona fu soggetta, nel corso del tempo, a scavi archeologici. La scoperta più importante fu quella del ritrovamento di una serie di busti iconici in ottimo stato di conservazione.

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