- Cosa: Il debutto in prima assoluta dello spettacolo Costellazioni di Nick Payne.
- Dove e Quando: Al Teatro Abarico di Roma, dal 27 febbraio all’8 marzo 2026.
- Perché: Un’indagine emozionante sulle infinite possibilità delle relazioni umane attraverso la lente della fisica quantistica.
La scena teatrale romana si arricchisce di una proposta profonda e originale con il debutto di Costellazioni, celebre opera del drammaturgo britannico Nick Payne, che approda al Teatro Abarico sotto la sapiente regia di Alessia Tona. La pièce, che vede protagonisti Chiara Caporali e Carlo Farconetti, non è soltanto il racconto di un incontro, ma un’esplorazione filosofica e scientifica sulla natura stessa dell’esistenza e delle scelte che determinano il nostro destino. In un’epoca in cui il concetto di “multiverso” è spesso relegato ai grandi blockbuster cinematografici, Payne riporta questa teoria alla sua dimensione più intima e viscerale: quella dei sentimenti.
La narrazione si snoda attorno a due figure apparentemente distanti: Marianne, una fisica teorica che vive tra equazioni e teorie cosmologiche, e Roland, un apicoltore ancorato alla concretezza della terra e della natura. Il loro incontro, apparentemente casuale, diventa il Big Bang di un universo — o meglio, di infiniti universi — in cui la loro storia d’amore viene riscritta, frammentata e ricomposta. Lo spettatore viene così proiettato in una giostra di possibilità dove ogni parola pronunciata o taciuta, ogni gesto accennato o negato, apre la porta a una realtà differente, trascinando il pubblico in un vortice di emozioni pure.
La vibrazione emotiva dell’infinito
Il cuore pulsante di questa messa in scena risiede nella capacità della regista Alessia Tona di trasformare concetti scientifici astratti in materia emotiva vibrante. Come sottolineato nelle note di regia, l’infinito in Costellazioni non va inteso come una fredda teoria astronomica o uno spazio vuoto, ma come la moltiplicazione delle possibilità dell’amore. La fisica quantistica diventa così una metafora perfetta per descrivere la fragilità e la complessità dei legami umani: siamo particelle che collidono, che si attraggono e si respingono in un sistema dove nulla è mai definitivo finché non viene osservato e vissuto.
Questa visione trasforma il palcoscenico in un laboratorio dell’anima. La regia sceglie deliberatamente di non offrire punti di riferimento realistici, lasciando che siano gli attori e il testo a costruire l’architettura della storia. Non ci sono pareti domestiche o paesaggi definiti a proteggere i protagonisti; al centro di tutto domina il tempo. Un tempo che non segue una linea retta, che non è benevolo né morale, ma che scorre indifferente attraverso i diversi universi, mettendo alla prova la capacità di Marianne e Roland di scegliersi ancora e ancora, nonostante le variazioni del destino.
Un gioco di specchi tra attori e personaggi
L’interpretazione di Chiara Caporali e Carlo Farconetti rappresenta la sfida centrale di questo allestimento. I due attori sono chiamati a restare fedeli ai propri personaggi pur attraversando sfumature caratteriali e psicologiche sempre diverse. In un universo possono essere amanti felici, in un altro estranei feriti, in un altro ancora compagni segnati dalla malattia o dal tradimento. Questa frammentazione richiede un controllo tecnico e una sensibilità fuori dal comune, poiché ogni “ripartenza” della scena non cancella ciò che è accaduto in precedenza, ma lo mette in relazione dialettica con ciò che sarebbe potuto essere.
Il lavoro sugli attori punta dunque a far emergere la verità sottostante a ogni variazione. Non si tratta di interpretare versioni alternative di se stessi, ma di esplorare le diverse increspature di un’unica identità messa di fronte a bivi cruciali. La scena “nuda” esalta questa fisicità: una pausa trattenuta o uno sguardo che devia diventano eventi sismici che cambiano il corso di un’intera esistenza. In questo spazio rarefatto, l’amore viene spogliato di ogni idealizzazione romantica per essere mostrato nella sua forma più cruda: un atto di ascolto, uno scontro necessario e, infine, l’accettazione dell’altro nella sua irriducibile diversità.
Il multiverso come specchio dell’anima
Costellazioni non è un’opera che invita semplicemente a comprendere il funzionamento del multiverso, ma esorta il pubblico a sentirlo sulla propria pelle. L’esperienza teatrale si trasforma in un processo di riconoscimento collettivo: ogni spettatore, osservando le infinite variazioni della storia di Marianne e Roland, finisce per intravedere frammenti della propria storia personale. Chiunque si è chiesto, almeno una volta nella vita, cosa sarebbe successo se avesse preso una decisione diversa, se avesse detto quella parola o se fosse rimasto invece di andarsene. Lo spettacolo dà corpo a questi interrogativi, offrendo una catarsi che passa attraverso la consapevolezza del limite e della scelta.
Il mistero che avvolge la pièce non risiede dunque nella quantità di vite che potremmo potenzialmente vivere, ma nel motivo profondo per cui, tra tutte le possibilità offerte dall’infinito, continuiamo spesso a cercare e scegliere lo stesso tipo di legame, la stessa persona, lo stesso destino. È un viaggio emozionante che riconnette la scienza alla spiritualità e al quotidiano, confermando Nick Payne come una delle voci più originali della drammaturgia contemporanea. Un appuntamento imperdibile per chi cerca un teatro che sappia far riflettere senza rinunciare a colpire dritto al cuore.
Info utili
- Sede: Teatro Abarico, Via dei Sabelli 116, Roma.
- Date e orari:
- 27 e 28 febbraio: ore 21:00.
- 1 e 8 marzo: ore 19:00.
- 6 e 7 marzo: ore 21:00.
- Contatti: 06/98932488.
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