- Cosa: Lo spettacolo È solo un lungo tramonto, un esperimento di hauntology teatrale sulla memoria.
- Dove e Quando: Teatro Biblioteca Quarticciolo, Roma, sabato 21 (ore 20:30) e domenica 22 febbraio (ore 17:00).
- Perché: Una performance premiata che trasforma il declino della memoria paterna in un rito sonoro e visivo tra sassofono e intelligenza artificiale.
Il palcoscenico del Teatro Biblioteca Quarticciolo si prepara ad accogliere una delle voci più originali della nuova drammaturgia italiana. Sabato 21 e domenica 22 febbraio debutta a Roma È solo un lungo tramonto, l’opera di Jacopo Giacomoni che ha già saputo conquistare la critica ottenendo la menzione speciale “Franco Quadri” al prestigioso Premio Riccione 2023. Lo spettacolo non è solo una rappresentazione teatrale, ma un viaggio profondo e tecnicamente sofisticato nei labirinti della dimenticanza, dove la tecnologia digitale e la fragilità umana si incontrano in un cortocircuito emotivo senza precedenti.
Jacopo Giacomoni, autore, regista e performer dello spettacolo, mette in scena un’indagine che parte da un’urgenza personale per farsi riflessione universale sul tempo. La performance si articola come un dialogo tra voce, sassofono e ricordi registrati, costruendo quello che l’autore definisce un esperimento di hauntology teatrale. Al centro della narrazione c’è il tema della demenza, affrontato non attraverso il filtro del pietismo, ma come un processo di disintegrazione linguistica e sonora che riflette lo sgretolarsi della memoria stessa.
La memoria “fuori sesto” e il processo di distorsione
Il cuore pulsante di È solo un lungo tramonto risiede in un meccanismo di produzione testuale unico. Giacomoni ha registrato i ricordi del padre, affetto da demenza, e li ha sottoposti a un processo di trascrizione e ridettatura continua attraverso il computer. Questo passaggio ripetuto tra la voce umana e l’algoritmo digitale ha generato una progressiva perdita di coerenza, una distorsione che ricalca fedelmente il modo in cui la malattia agisce sulla mente. Il testo, dunque, si “sloga”, evocando la celebre citazione shakespeariana “The time is out of joint”, il tempo è fuori sesto.
In questo scenario, il pubblico si trova immerso in un presente che sembra impossibile da ricordare, infestato da un passato che, paradossalmente, non si riesce a dimenticare del tutto. La narrazione procede per sottrazione, verso un silenzio che non è drammatico in senso tradizionale, ma rappresenta la naturale conclusione di una lenta disintegrazione. Non c’è tensione né conflitto, ma la consapevolezza che ogni ricordo, una volta passato attraverso il filtro del tempo e della tecnologia, diventa altro, trasformandosi in una suggestione sonora e visiva che abbraccia la fine delle cose con la dolcezza di un crepuscolo.
Tra sassofono, sound design e ricerca strutturalista
L’aspetto sonoro gioca un ruolo fondamentale nella performance. Giacomoni, che fonde il suo percorso di attore a quello di sassofonista, utilizza lo strumento per esplorare suoni non idiomatici e improvvisazione libera. La musica, curata insieme ad Alessandro Gambato, non è un semplice accompagnamento, ma un elemento drammaturgico attivo che interagisce con le registrazioni dei ricordi. Il sound design e le componenti visuali creano un’atmosfera sospesa, dove ogni nota e ogni parola trascritta diventano tracce di un’identità che sta svanendo.
L’approccio di Giacomoni alla scena è di matrice strutturalista. La sua ricerca si concentra sulla creazione di “ordigni spettacolari” capaci di accogliere il caso e la partecipazione dello spettatore. In questo lavoro, il dispositivo teatrale serve a celebrare una sorta di funerale del ricordo in scena, trasformando il palco in un laboratorio dove la perdita della memoria diventa un rito collettivo. La scenografia di Arianna Sortino e i costumi di Ambra Accorsi completano un quadro estetico che supporta con rigore e pulizia formale la complessità del tema trattato.
Un talento premiato della scena contemporanea
L’arrivo di Jacopo Giacomoni a Roma rappresenta un’occasione importante per conoscere da vicino un artista che sta segnando la drammaturgia contemporanea. Nato a Trento nel 1987 e laureato in Filosofia, Giacomoni ha saputo costruire una carriera solida, culminata recentemente con la vittoria della 58ª edizione del Premio Riccione per il testo Tacet. La sua attività di dramaturg per il Mittelfest e la sua collaborazione con realtà d’eccellenza come la Scuola Piccola Zattere testimoniano una vivacità intellettuale che si riflette in ogni sua produzione.
Per chi desidera approfondire le tematiche dello spettacolo e confrontarsi direttamente con l’artista, la replica di domenica 22 febbraio sarà seguita da un incontro con la compagnia. Il dibattito sarà mediato da Carlo Lei, nell’ambito del progetto Staffetta critica, un’iniziativa volta a creare un ponte tra palcoscenico e platea, favorendo una fruizione consapevole e partecipata dell’evento teatrale. Un’opportunità preziosa per esplorare i segreti di un’opera che, pur parlando di fine e dimenticanza, vibra di una straordinaria intensità vitale.
Info utili
- Sede: Teatro Biblioteca Quarticciolo, via Ostuni 8, Roma.
- Date e orari: Sabato 21 febbraio ore 20:30; domenica 22 febbraio ore 17:00.
- Prezzi biglietti: Intero €15, Ridotto €12 (over 65, under 24), Ridotto Accademie €10, Ridotto under 12 €8.
- Botteghino: Aperto due ore prima dell’inizio dello spettacolo.
- Contatti: Telefono 06 69426222.
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