- Cosa: Lo spettacolo teatrale Poveri Cristi di e con Ascanio Celestini, accompagnato dalle musiche di Gianluca Casadei.
- Dove e Quando: Al Teatro Vascello di Roma, dal 13 al 22 febbraio 2026.
- Perché: Un’indagine profonda e poetica sulle memorie degli invisibili, trasformando le storie degli ultimi in una narrazione universale e necessaria.
Il palcoscenico del Teatro Vascello si prepara ad accogliere una delle voci più autentiche e incisive della narrazione contemporanea italiana. Dal 13 al 22 febbraio, Ascanio Celestini porta in scena Poveri Cristi, un progetto che non è solo uno spettacolo teatrale, ma un vero e proprio atto di restituzione storica e culturale. Accompagnato dalla fisarmonica di Gianluca Casadei, Celestini esplora le pieghe di una società che troppo spesso dimentica chi vive ai margini, trasformando il dolore e la fatica quotidiana in un racconto di dignità e resistenza.
L’opera si inserisce nel solco di una ricerca antropologica e sociale che l’autore romano porta avanti da anni, indagando la memoria di eventi recenti e l’immaginario collettivo. Con Poveri Cristi, Celestini chiude idealmente un percorso iniziato con lavori precedenti come Laika, Pueblo e Rumba, consolidando una trilogia che guarda al mondo degli ultimi con uno sguardo privo di pietismo, ma carico di una sacralità laica.
La lingua degli invisibili e il miracolo di restare al mondo
Al centro della narrazione ci sono, appunto, i “poveri cristi”: l’ultimo della classe delle vecchie classi differenziali, la “pecora nera” del manicomio, chi è inchiodato a una malattia senza colpa e senza futuro. Celestini si interroga su chi siano queste persone e, soprattutto, su come sia possibile raccontarle senza cadere nella trappola della commiserazione. La risposta risiede nella scelta di una lingua nuova, una lingua che l’autore definisce “del popolo”, trascritta direttamente dalle interviste e dagli incontri avvenuti negli ultimi dieci anni.
Questi racconti nascono da un “incrocio di sguardi” con facchini eritrei della Tiburtina, becchini di Lampedusa e donne che portano nel cuore il peso dei naufragi nel Mediterraneo. Celestini li definisce santi, perché ogni giorno compiono il miracolo più grande: quello di restare al mondo nonostante tutto. Lo spettacolo diventa così un megafono per chi non ha una lingua per raccontarsi, se non quella del silenzio o della sofferenza, elevando le loro storie a una dignità epica e universale che sfida la narrazione ufficiale dei vincitori.
Interplay: l’incontro tra parola, musica e improvvisazione
Dal punto di vista formale, Poveri Cristi si distingue per una struttura multidisciplinare dove il confine tra parola e musica si fa sottile. La tecnica utilizzata da Celestini e Casadei è quella dell’interplay, un concetto mutuato dal jazz che indica la capacità dei performer di interagire all’istante, reagendo ai suggerimenti impliciti nel suono e nel ritmo dell’altro. Non si tratta di un semplice accompagnamento musicale, ma di una scrittura scenica che si rinnova ogni sera, rendendo ogni replica un’esperienza unica e irripetibile.
Il gesto, lo sguardo e la parola si fondono in un ritmo serrato che attraversa il tempo senza fermarsi in un’epoca precisa. Questa “multidisciplinarità ricchissima”, come la definisce l’autore, permette di dipingere paesaggi senza tempo che, paradossalmente, descrivono perfettamente il nostro presente. La collaborazione tra lo scrittore e il musicista diventa metafora della contaminazione culturale tra diverse professionalità e vissuti: è l’incontro tra l’autore e l’elettricista, tra il musicista e il facchino, che genera una nuova forma di conoscenza e di bellezza.
Lo spettatore e l’impegno della narrazione
Celestini rivolge il suo pensiero non a un pubblico generico e colto, ma al singolo spettatore, colui che arriva a teatro magari dopo una giornata di lavoro faticosa, parcheggiando in seconda fila in una periferia romana. È a questo spettatore “preparato” — non dai libri, ma dalla vita — che l’artista vuole parlare, cercando di essere “intonato alle sue canzoni”. Il compito dello scrittore, secondo Celestini, è quello di scrivere la storia di tutti, specialmente di chi non possiede gli strumenti tecnici per farlo, perché la Storia non è scritta dai vincitori, ma da chi la sa raccontare.
Il progetto teatrale vive in simbiosi con l’omonimo romanzo Poveri Cristi, pubblicato nel 2025 da Einaudi, che si apre con una frase emblematica: “Cristo non è sceso dal cielo, ma è salito dalla terra”. Questa immagine potente sintetizza l’intera poetica dello spettacolo: un’umanità che non ha rapporti con l’alto, con il potere o con le vette della letteratura, ma che proprio nella sua condizione di “ultima” trova la forza per una possibile ascesa. Al Teatro Vascello, il pubblico è invitato a partecipare a questo rito laico, dove la parola si fa carne e la cronaca diventa poesia.
Info utili
- Dove: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78 (Monteverde), Roma.
- Quando: Dal 13 al 22 febbraio 2026.
- Orari: Dal martedì al venerdì ore 21.00; sabato ore 19.00; domenica ore 17.00.
- Prezzi: Intero € 25; Over 65 € 20; Cral e convenzioni € 18; Studenti € 16.
- Contatti: 06 5881021 – 06 5898031.
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