- Cosa: Debutto in prima assoluta del primo studio de La buona educazione.
- Dove e Quando: Fortezza Est (Roma), 16 e 17 gennaio 2026, ore 20:30.
- Perché: Una riflessione profonda e multidisciplinare sui precetti e le regole che modellano l’identità adulta partendo dall’infanzia.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una nuova, stimolante produzione che promette di scavare nelle pieghe della memoria individuale e collettiva. Il 16 e 17 gennaio 2026, lo spazio culturale Fortezza Est, situato nel cuore di Tor Pignattara, ospiterà il debutto in prima assoluta di La buona educazione – Primo Studio. Questo progetto, ideato e diretto dal regista Lorenzo Montanini, si configura come l’atto inaugurale di una ricerca artistica più ampia, volta a esplorare i meccanismi dell’educazione e il peso delle strutture sociali che vengono trasmesse di generazione in generazione.
L’opera non si limita a una semplice narrazione biografica, ma si propone come una vera e propria indagine antropologica messa in scena. Attraverso il coinvolgimento di un cast affiatato composto da Ilaria Arnone, Chiara Consiglio, Carlotta Gamba, Federico Nardoni e Peppe Russo, lo spettacolo cerca di dare una forma tangibile a quegli “obblighi” spesso invisibili che hanno segnato la crescita di ognuno di noi. La produzione è stata resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Yana Cini, a testimonianza del valore culturale e della solidità progettuale che sottende a questa operazione artistica.
Un mosaico di memorie e riti collettivi
Al centro della drammaturgia, curata con attenzione da Rosalinda Conti, si trova un sofisticato collage di ricordi. La struttura dello spettacolo si snoda attraverso una serie di frammenti che attingono direttamente dalle esperienze personali degli attori in scena, trasformando il particolare in universale. La regia di Montanini utilizza un linguaggio multidisciplinare dove la musica, i giochi d’infanzia e i riti collettivi diventano strumenti per riattivare la memoria del pubblico, portando alla luce attimi di vita che sembravano dimenticati ma che, in realtà, costituiscono l’ossatura della nostra personalità adulta.
Questo primo studio si concentra specificamente sulla prima parte di una lunga indagine sugli standard comportamentali. L’obiettivo è svelare come l’approccio alle regole sia cambiato nel corso dei decenni, interrogandosi su quanto la società odierna sia ancora legata a schemi del passato. Il lavoro scenico di Francesco Felaco, che firma le scene, contribuisce a creare un ambiente evocativo dove il passato e il presente si fondono, permettendo agli spettatori di osservare con occhi nuovi i percorsi tracciati dai propri genitori e dagli educatori del tempo.
La bussola morale tra vincoli e tabù
La buona educazione solleva interrogativi cruciali sulla natura dell’essere adulti. Lo spettacolo mette in discussione la distanza che intercorre tra l’immagine che i nostri genitori avevano immaginato per noi e la realtà di chi siamo diventati. Lorenzo Montanini indaga i tabù e i vincoli invisibili che hanno trasformato l’elaborazione delle norme ricevute durante la formazione. In questo contesto, l’infanzia viene riletta non solo come un periodo di gioco, ma come il momento in cui si apprende a leggere la struttura sociale e la bussola morale che orienterà le scelte future.
L’approccio di Montanini è quasi chirurgico: l’intento è rendere leggibili quegli automatismi che durante l’infanzia non abbiamo mai misurato o valutato, ma semplicemente assecondato. Il processo di crescita viene così descritto come un cammino lungo sentieri prestabiliti, di cui solo in età matura iniziamo a percepire i confini. La forza dello spettacolo risiede proprio nella capacità di mostrare la rigidità di queste strutture contrapponendola alla fluidità dei ricordi e delle emozioni che esse racchiudono.
Il sacrilegio del ricordo: rompere l’incantesimo
Uno degli aspetti più affascinanti di questa produzione è la sensazione di “sacrilegio” che intende evocare. Il regista suggerisce che analizzare razionalmente la propria educazione significhi, in qualche modo, spezzare l’incantesimo della memoria. Sostituire la dolce topografia dei ricordi, fatta di colori, impressioni e immagini sfuocate, con una visione critica e strutturata, può essere un processo doloroso ma necessario per una reale comprensione di sé. È un invito a guardare oltre la nostalgia per comprendere quali meccanismi di potere e di controllo sociale siano stati interiorizzati fin dai primi anni di vita.
Il pubblico è invitato a partecipare a questa analisi collettiva, trovandosi immerso in un’atmosfera che oscilla tra la familiarità del gioco e la serietà della riflessione etica. Fortezza Est si conferma così un presidio culturale fondamentale per la periferia romana, capace di accogliere sperimentazioni che interrogano direttamente l’identità dell’individuo contemporaneo. La buona educazione non è solo uno spettacolo teatrale, ma un’opportunità di confronto su come abbiamo imparato a stare al mondo e su quali regole, oggi, siamo pronti a ridiscutere.
Info utili
- Luogo: Fortezza Est, via Francesco Laparelli 62, Roma (zona Tor Pignattara)
- Date e orari: 16 e 17 gennaio 2026, ore 20:30
- Biglietti: Posto unico 14,00€
- Abbonamenti: Disponibili formule da 3 spettacoli (30€), 5 spettacoli (45€) o 10 spettacoli (70€)
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