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Villa Aldobrandini, discreta meraviglia immersa nel rione Monti

villa_aldobrandini_nozzeTra gli attuali 22 rioni della capitale, il più suggestivo dal punto di vista delle attrazioni storiche è senza dubbio Monti, il I rione. Fu così chiamato in quanto comprendeva i colli Esquilino e Viminale, e parte di Quirinale e Celio. All’interno del rione, sorge una meravigliosa villa cinquecentesca che si affaccia sul centro storico. Quella di Roma è la Villa Aldobrandini meno nota, rispetto alla omonima situata nella vicina cittadina di Frascati. Siamo sul bordo sud-ovest del colle Quirinale, nella zona anticamente chiamata Collis Latiaris, a suo tempo percorsa dalla cosiddetta Alta Via Semita. Da via del Mazzarino, salendo una scalinata di due rampe si arriva ad un giardino pensile con suggestiva veduta su largo Magnanapoli.

Circondati da frammenti di storia, sarcofagi e resti di statue, è impressionante ammirare dall’alto gli scorci dei mercati di Traiano, della chiesa di Sant’Agata dei Goti e della salita del Grillo. Questo spazio della Villa è utilizzato come parco pubblico. Nell’edificio principale si trova l’Istituto Internazionale per l’Unificazione del Diritto Privato (Unidroit), mentre i rimanenti tre padiglioni della Villa sono adibiti ad uso scolastico.
Agli inizi del XVI secolo, i nobili Vitelli fecero edificare in quest’area la propria dimora estiva, dopo aver acquistato il terreno alla morte del Duca Ippolito d’Este, suo precedente proprietario. Papa Clemente VIII Aldobrandini la acquistò a sua volta nel 1601 per donarla al nipote, cardinale Pietro; quest’ultimo, seguito in questo dai suoi discendenti, le assegnò il nome attuale e la fece ristrutturare ad opera di Carlo Lambardi, conferendole le attuali sembianze e realizzando di fatto un immenso edificio-museo, adornando le sale con stupende pitture ed i giardini con sculture antiche. In seguito, la Villa fu proprietà dei Pamphili e dei Borghese. Tra 1811 e 1816 fu residenza del generale Sextius de Miollis, governatore francese degli Stati Romani. La famiglia Aldobrandini la riacquistò e ne rimase proprietaria fino al 1929, quando il Governo italiano la acquisì per motivi di interesse pubblico mediante l’emanazione di Regio Decreto Legge. Ma i capolavori contenuti precedentemente, facenti parte della strepitosa collezione del cardinale Pietro, erano già andati perduti a causa delle infelici vicende ereditarie degli Aldobrandini. Tra le mirabili opere di Caravaggio, Tiziano, Correggio e Parmigianino, tutte trasferite in svariati musei, si trovava lo stupendo dipinto “Le nozze Aldobrandini“, ceduto a Pio VII per la cifra di 10000 scudi. Risalente al I secolo d.C., l’affresco fu ritrovato sull’Esquilino da due “tombaroli” ed è attualmente conservato nella Biblioteca Apostolica del Vaticano.
villa_aldobrandiniA partire dal 1876 le sembianze architettoniche della Villa furono drasticamente modificate in virtù dei profondi stravolgimenti apportati in quei tempi alla viabilità stradale circostante. Tra le modifiche, un magnifico portale ad arco fu aperto come ulteriore ingresso su via Panisperna. Superato il portale, si apre lo spettacolare giardino sottostante, nel quale sono presenti i resti di un ninfeo settecentesco che rappresenta la statua di Venere. Sulla destra, verso via Nazionale, degradano filari con piante di limoni e camelie, alcune delle quali di notevoli dimensioni. Dal punto di vista floristico, il giardino è una vera mirabilia, un pozzo di sorprese per appassionati botanici. Sparsi negli spazi verdi del giardino, si susseguono cespugli di Kolwitzia amabilis, cipressi, un albero di arancio amaro, un comune platano gigante (Platanus orientalis), un Lauro trinervino (nome scientifico Coccolus Laurifolius) proveniente dalla regione Himalayana, Cycas, Washingtonia, palme originarie delle isole Canarie (Phoenix canariensis) e dei deserti africani. Una delle piante più interessanti e notevoli è un esemplare di Gingko biloba, coltivato in Cina con tenacia e pazienza dai monaci dei monasteri. Si tratta di un superstite di una specie risalente a 250 milioni di anni fa. Durante l’autunno il Gingko accresce la bellezza cromatica del giardino, mostrando splendide foglie che acquisiscono un giallo intenso prima di cadere.
Vicino ai cespugli di mirto che pendono da uno dei muri, spicca un piccolo albero (Erithrina crista-galli), detto “albero dei pappagalli” in virtù dei suoi splendidi fiori che, nel pieno della loro cospicua fioritura rossa nel mese di luglio, ricordano la cresta di un gallo.
Nel 1986 la Villa fu chiusa da parte dell’Amministrazione comunale, che fece eseguire lavori di ristrutturazione agli spazi verdi dei giardini, ma anche alle opere scultoree e pittoriche, rafforzando e valorizzando in tal modo l’enorme pregio dell’edificio. Negli anni recenti è stata riaperta al pubblico e, ora che sapete dove si trova, non rimarrete delusi dedicandole una visita.

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