Mercoledì, 19 Settembre 2018

porta_portese1E’ il 1945 e nel tratto iniziale di Via Portuense, quello che nasce da Porta Portuensis, accesso fortificato alla città di Roma, voluto da Urbano VIII, nel XVII secolo, trova collocazione il mercato domenicale delle pulci oggi meglio conosciuto dai romani e dai turisti semplicemente con il nome di “Porta Portese”. Questo storico mercato, dall’aria pratica e popolare, tipicamente romana, che si sveglia di domenica mattina intorno alle 6:00 e ripiomba nel suo settimanale sonno intorno alle 14:00, conta quasi un migliaio di espositori e si estende, partendo dalla Porta omonima, in un'area compresa tra piazza Ippolito Nievo, via Ettore Rolli e Viale Trastevere.

porta_portese2Background di film quali Ladri di biciclette (Vittorio De Sica) e I soliti ignoti (Mario Monicelli), cantato nel 1972 da  Claudio Baglioni:  “C'e' la vecchia che ha sul banco la foto di Papa Giovanni lei sta qui da quarant' anni o forse più e i suoi occhi han visto re scannati ricchi ed impiegati capelloni ladri artisti figli di…” tanto da intarsiarne colori, storia e vitalità. Erano gli anni in  cui si trovava di tutto a Porta Portese dai vestiti alle biciclette, ai  vecchi telefoni, ai pezzi d'auto, alle spade antiche, ai quadri e agli utensili da cucina. E per ogni oggetto falso, “la sòla” (alla romana), era specularmene presente anche la sua controprova: l’originale. Erano gli anni in cui a Porta Portese bisognava arrivare  prima delle 9:00 o dopo le 12:30, prima che il mercato diventava troppo affollato e “casciaro” o dopo che la gente se ne ritornava a casa, per accaparrarsi il primo o l’ultimo affare della giornata.

Oggi,  al mercato di Porta Portese, si respira ancora la vivida aria di aggregazione sociale quale divertente e piacevole consuetudine domenicale dei romani  e dei turisti; mentre, le pellicole dei vecchi film insieme alle note canticchiate da Baglioni si rivestono di altre realtà e di altri costumi. Il “jet lag” dell’odierno viaggio tra bancarelle e mercanzie si avvalora, infatti, della presenza dei cinesi che vendono soprattutto pezzi di abbigliamento; dei russi che presenziano il mercato con le loro macchine fotografiche, i binocoli, i soldatini e i merletti; degli indiani e dei turchi che in fila su lenzuoli stesi per terra espongono i loro argenti e poi dei  venditori nigeriani, che in piedi e in mezzo al mercato calzano lungo le loro braccia borse e borselli. Il quotidiano domenicale di questa umanità dalle origini e dalla cultura tanto variegata, con il tempo, si è intrecciata evolvendosi e riscattandosi, al pari della vecchia che “sta qui da quarant' anni o forse più”, con il vissuto domenicale dei venditori italiani, divenendo così l’altra faccia della stessa medaglia. E di fronte all’occasione a  buon prezzo, oggi come ieri, romani e turisti, continuano a sgomitare rimodellandosi al vento dei cambiamenti. Il mercato più famoso della capitale, quello che ha visto i suoi natali germogliare all’ombra di una città occupata dai soldati tedeschi, quando il cibo si barattava con le medicine, oggi  risplende di  quella luce e di quel colore che incarnano l’essenza stessa di una domenica trascorsa tra i vicoli trasteverini in compagnia anche di altre lingue, di altri usi e di altri costumi che hanno trovato, nel commercio più svariato e a volte bizzarro, comunione di interessi con il popolo dei venditori italiani. Magari è stata solo “colpa” della crisi economica la ridistribuzione delle carte sul tavolo da gioco o è stato il processo di globalizzazione che ha tinto di altri colori il mercato di Porta Portese oppure il cambiamento si ascrive all’interno di quei ricorsi storici dove tutto si trasforma quale logica naturale delle cose. Fatto sta che di cose ne sono cambiate veramente tante a Porta Portese: il passato ha lasciato il testimone al presente e si è coniato su altre nazionalità di venditori quali complementi a una realtà pre-esistente e dalla quale non si ha estromissione ma “quieto vivere”; la varietà, in termini quantitativi e qualitativi, della mercanzia esposta sui banchi rende dinamicamente pittoresca l’area del mercato; e la capacità, non ultima, da parte degli acquirenti di saper discernere la consistenza dei loro acquisti, contrattandone il prezzo fin quasi a perdere il fiato, come facevano tutti qualche decennio fa, perpetua l’originale e tipico vocio che il mercato ridesta, da oltre cinque decenni, alle 6:00 di ogni domenica mattina.

Scritto da AM

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