Lunedì, 06 Luglio 2020

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faveLa tradizionale gita fuori porta del 1° maggio, chiamato anche Maggetto dai romani, si accompagna con la colossale mangiata di fave e pecorino romano e una fraschetta di vino rosso locale.

Le fave devono essere fresche e ancora nei baccelli o frutti, che devono essere di un bel verde intenso, senza macchie. Sgranare i semi e mangiarli una alla volta fa parte del divertimento. Inoltre conservano così intatta la dolcezza e la freschezza dell'interno e il retrogusto amarognolo della pelle che li ricopre.
Il pecorino deve essere quello romano DOP (Denominazione di Origine Protetta), con "la lacrima" come si suol dire, quello molto saporito insomma o anche da grattare. E' un formaggio di origini antichissime e la sua preparazione è ancora quella di una volta: viene fatto con solo latte di pecora e caglio d'agnello, cotto e infine salato a mano. Deve riposare almeno 5 mesi e poi può essere gustato in tutta la pienezza del gusto deciso e caratteristico. Lo si riconosce perché viene stampata sul fianco una testa stilizzata di pecora.

Questi due ingredienti messi insieme fanno un piatto ricchissimo di sapore e di nutrimento, grazie alle tante proteine e vitamine presenti nel legume e al latte di pecora.
E' assicurata la soddisfazione del palato... ma anche la sete. Perciò non dimenticate il vino rosso. Sì, perché per tradizione romana ci si disseta con una romanella o un rosso dei Castelli. L'acqua è proibita, si sa infatti che arrugginisce le budella!

pecorino_romanoQuesta festa è una specie di prolungamento della Pasqua. La scampagnata ricorda un po' quella del giorno di Pasquetta, con il pranzo al sacco e la ricerca di un bel prato soleggiato nella campagna romana dove catturare i primi raggi caldi della bella stagione. Vista la popolarità di queste scampagnate e la vicinanza delle date, anche il 25 aprile viene spesso festeggiato seguendo la stessa tradizione, anche perché non si può perdere l'occasione di una giornata di sole nel bel mezzo della primavera.
Il successo di questa tradizione che ancora continua è dovuto in parte anche al fatto che non c'è nulla da preparare in cucina, nessuna fatica solo acquisti. Ma c'è chi approfitta dell'accoppiata ideale tra fave e pecorino solo per un sostanzioso antipasto o per concludere il pranzo del giorno della Festa dei Lavoratori, oppure li utilizza come ingredienti per preparare un piatto di pasta all'uovo in bianco ben condito, spesso tagliatelle, cuocendo ovviamente le fave e aggiungendo un po' di ricotta.

C'è poi chi al pic-nic o al pranzo preferisce una classica gita in una località tipica della provincia di Roma, come Nazzano ad esempio dove si tiene ogni anno la "Sagra delle Fave e del Pecorino", in occasione della quale viene piantato un grande albero al centro della piazza principale: sotto i suoi rami si svolge la sagra in cui possono essere degustati i prodotti tipici locali. O come il bellissimo Borgo Medievale di Nerola, dove viene allestito un vero e proprio ristorante all'aperto ancora con degustazione di prodotti tipici del territorio  e, appunto, Fave e Pecorino.

Una curiosità: le fave erano già molto apprezzate dagli antichi Romani, invece i Greci credevano che nei baccelli si nascondessero le anime dei morti. Questa credenza aveva preso piede anche tra persone di elevata cultura, tra cui per esempio Pitagora, che ne accenna in alcuni suoi scritti. Ancora oggi a Roma il 2 novembre si preparano le "fave dei morti", che sono dei dolcetti di mandorle e cannella a forma di fava. Ma questa è un'altra tradizione.

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Direttore responsabile: Raffaella Roani - ISSN: 2036-783X

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