- Cosa: Lo spettacolo teatrale 4 5 6, scritto e diretto da Mattia Torre.
- Dove e Quando: Al Teatro Vascello di Roma, dal 24 febbraio al 1 marzo 2026.
- Perché: Un ritratto tragicomico e spietato sull’isolamento culturale e i conflitti familiari nell’Italia contemporanea.
Il panorama teatrale romano si prepara ad accogliere nuovamente una delle opere più significative e taglienti della drammaturgia contemporanea. Dal 24 febbraio al 1 marzo, il palco del Teatro Vascello ospita 4 5 6, il capolavoro scritto e diretto dal prematuramente scomparso Mattia Torre. Questa pièce, che vede protagonisti Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri e Cristina Pellegrino, con la partecipazione di Giordano Agrusta, non è soltanto una commedia, ma un’analisi sociologica travestita da farsa violenta. La storia ci trascina all’interno di una famiglia isolata in una valle remota, dove la paura dell’ignoto e la diffidenza verso il mondo esterno hanno trasformato i legami di sangue in una prigione di risentimento e ignoranza.
Un microcosmo di ordinaria ferocia
Al centro della narrazione troviamo un nucleo familiare composto da padre, madre e figlio, figure incastrate in un eterno presente fatto di nervosismo e accuse reciproche. La loro esistenza è scandita da gesti ripetitivi e grotteschi, come il rabboccare un sugo di pomodoro ereditato da una nonna morta anni prima, simbolo di una tradizione che non nutre ma soffoca. Ognuno dei componenti rappresenta per gli altri l’oggetto del massimo disprezzo; eppure, sono costretti a una convivenza forzata dalla precarietà e dalla mancanza di alternative. La regia di Torre mette a nudo questa dinamica con una scrittura che alterna momenti di comicità irresistibile a lampi di brutale violenza verbale e psicologica.
L’equilibrio precario di questa “fortezza” domestica viene scosso dall’imminente arrivo di un ospite atteso da tempo. Questa figura esterna incarna la speranza di un cambiamento, l’opportunità di un futuro diverso che possa finalmente riscattare la famiglia dalla sua condizione di arretratezza. Per accoglierlo, i tre protagonisti decidono di siglare una tregua temporanea, cercando di mascherare i propri conflitti dietro una facciata di perfezione. Tuttavia, come spesso accade nel teatro di Torre, la tregua è destinata a durare poco: i germi dell’odio e della diffidenza sono troppo profondi per essere estirpati da una semplice visita, e la natura autodistruttiva della famiglia finirà per riemergere con forza ancora maggiore.
L’Italia come convenzione e conflitto
L’opera nasce da una riflessione profonda e amara sull’identità nazionale. Secondo la visione dell’autore, l’Italia non è un Paese coeso, ma una pura convenzione priva di una reale unità culturale, morale o politica. In questo vuoto di valori comuni, la società si frammenta in una comunità di individui che vivono gli uni contro gli altri, spinti dall’incertezza e dal cinismo. 4 5 6 utilizza la famiglia come laboratorio per osservare la nascita di questi conflitti: il nucleo che dovrebbe essere il luogo della protezione e della solidarietà diventa invece l’avamposto dell’arretratezza, dove si coltivano la paura e l’ostilità verso tutto ciò che è “altro”.
La forza della pièce risiede nella sua capacità di trasformare un caso clinico familiare in una metafora universale. La famiglia sente come ostile la società circostante, ma paradossalmente finisce per incarnarne i valori più deteriori. È un cortocircuito culturale in cui l’isolamento non protegge dalla corruzione del mondo, ma ne esaspera i tratti peggiori. Attraverso questa lente, Mattia Torre racconta come la mancanza di aspirazioni comuni trasformi il prossimo in un nemico naturale, rendendo la convivenza civile un esercizio di pura sopravvivenza bellica.
L’eredità artistica di Mattia Torre
Il successo di 4 5 6 ha varcato i confini del palcoscenico, dando vita a un sequel televisivo andato in onda su La7 e alla pubblicazione di un libro omonimo. L’opera fa inoltre parte del prestigioso progetto Sei pezzi facili, che ha visto la regia televisiva di Paolo Sorrentino portare il teatro di Torre su Rai3, garantendo a questi testi una diffusione ancora più ampia. L’importanza di questa produzione è testimoniata anche dal suo respiro internazionale, con la traduzione dei testi in inglese nell’ambito dell’Italian and American Playwrights Project, a conferma del valore universale dei temi trattati dall’autore romano.
Rivedere oggi 4 5 6 al Teatro Vascello significa rendere omaggio a un artista che ha saputo raccontare le contraddizioni dell’animo umano con una lucidità rara. Dalle collaborazioni storiche per la serie Boris fino ai monologhi più intimi come Migliore o Perfetta, Mattia Torre ha costruito un immaginario unico, capace di far ridere e riflettere simultaneamente. Questa produzione di Marche Teatro, Nutrimenti Terrestri e Walsh restituisce al pubblico la potenza originaria di un testo che, a distanza di anni dalla sua prima stesura, continua a parlarci con urgenza della nostra incapacità di essere comunità e della bellezza tragica della nostra imperfezione.
Info utili
- Sede: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78, Roma (Monteverde)
- Date: Dal 24 febbraio al 1 marzo
- Orari: Martedì-Venerdì ore 21.00; Sabato ore 19.00 e 21.15; Domenica ore 17.00
- Prezzi Biglietti:
- Intero: 25 €
- Over 65: 20 €
- Cral e convenzioni: 18 €
- Studenti: 16 €
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