- Cosa: Esposizione personale “Quadra” di Leonardo D’Amico, con dieci opere inedite realizzate tra il 2023 e il 2025.
- Dove e Quando: Presso PROSA_contemporanea (Via Marin Sanudo 24, Roma) dal 27 febbraio al 27 marzo 2026.
- Perché: Un’indagine profonda sul segno e sulla forma che oscilla tra astrazione e figurazione, curata da Alberto Dambruoso e Rosanna Rago.
Roma si conferma centro nevralgico della sperimentazione artistica contemporanea ospitando, negli spazi di PROSA_contemporanea, la nuova personale di Leonardo D’Amico dal titolo Quadra. L’esposizione, curata da Alberto Dambruoso e Rosanna Rago, inaugura il 27 febbraio 2026 e si presenta come un viaggio analitico attraverso un nucleo di dieci opere prodotte dall’artista nell’ultimo triennio. Il progetto non è solo una rassegna estetica, ma un invito alla riflessione critica, dove il titolo stesso diventa un dispositivo linguistico capace di innescare molteplici livelli di lettura nello spettatore.
Il lavoro di D’Amico si inserisce in un solco di ricerca che predilige la sintesi e la forza del segno, elementi che hanno caratterizzato la sua carriera sin dagli esordi negli anni Novanta. In questa nuova tappa romana, l’artista calabrese di nascita ma romano d’adozione, mette in scena una pittura che non cerca di rassicurare chi guarda, ma che espone con onestà le tensioni e le incongruenze insite nello spazio pittorico. La mostra promette di essere un’esperienza immersiva in cui il limite della tela diventa il perimetro di un’interrogazione filosofica sull’identità e sulla percezione.
La semantica del “quadrare”: tra geometria e dubbio
Il titolo della mostra, Quadra, gioca sapientemente con la polisemia del termine. Come sottolineato dalla curatrice Rosanna Rago, il richiamo immediato è alla forma geometrica, al rigore del perimetro e alla gestione dello spazio contenuto al suo interno. Tuttavia, l’accezione più stimolante risiede nel linguaggio comune: l’espressione “mi quadra” o “non mi quadra” diventa qui un criterio di lettura dell’opera d’arte. Ciò che “quadra” è ciò che convince per necessità interna, mentre l’apparente irrisolutezza formale genera una resistenza produttiva, un’inquietudine che spinge l’osservatore a non fermarsi alla superficie.
Nelle tele di D’Amico, la pittura rinuncia volontariamente a un ordine rassicurante. Al contrario, l’artista sceglie di evidenziare le incongruenze e le tensioni che abitano la superficie. Questo “non quadrare” apparente si trasforma in una condizione generativa: un meccanismo che investe la percezione e l’identità del pubblico, chiamato a misurarsi con ciò che sfugge alla comprensione immediata. La bellezza che ne scaturisce è definita dai curatori come raffinata e rara, proprio perché figlia di un equilibrio instabile e mai scontato.
Il segno come sismografo dell’esistenza
Al centro della poetica di Leonardo D’Amico si staglia il segno, protagonista assoluto e mutevole. Secondo l’analisi di Alberto Dambruoso, il segno dell’artista assume valenze differenti a seconda dell’intento rappresentativo: a tratti si fa archetipo, delineando silhouette umane, teste o profili di città che permettono una riconoscibilità immediata, quasi ancestrale. In altri momenti, la mano del pittore si muove verso la pura astrazione, trasformando il segno in una sorta di sismografo capace di registrare i battiti della natura e le vibrazioni dell’animo umano sul supporto.
Questa oscillazione tra il figurativo e la sua negazione è la chiave di volta per comprendere la ricerca di D’Amico. L’uso di linee di contorno marcate, di matrice espressionista, convive con tratti tremuli e incerti che simboleggiano la fragilità del momento vissuto. In alcune opere, il segno arriva a farsi parola scritta, imponendosi come affermazione per poi essere immediatamente cancellato o negato. Questo processo di “levare”, di eliminazione del superfluo, riflette il tentativo dell’artista di trattenere solo ciò che possiede una reale rilevanza etica ed estetica in una società dominata dalla provvisorietà.
Prossemica e spazio: la relazione con lo spettatore
Un aspetto fondamentale di Quadra riguarda la riflessione sulle distanze e sulla prossemica. Le opere di D’Amico giocano su un’alternanza visiva tra saturazione e vuoto. Da un lato troviamo superfici occupate interamente da macchie scure, volti e mani che fungono da simboli d’identità compressa; dall’altro, lavori dove lo spazio si apre a sospensioni improvvise. Questa dialettica tra pieno e vuoto costringe chi osserva a riconsiderare il proprio rapporto fisico con l’opera: la distanza che intercorre tra il quadro e lo spettatore diventa decisiva affinché l’immagine si manifesti pienamente.
L’instabilità della forma diventa così una metafora esistenziale della precarietà quotidiana. In un mondo dove tutto appare incerto, la pittura di D’Amico offre uno specchio della realtà contemporanea, fatta di apparizioni evanescenti e cancellazioni costanti. L’esposizione presso PROSA_contemporanea, spazio nato dal recupero di una ex pasticceria e oggi centro di ricerca tra arte e design, rappresenta la cornice ideale per questo dialogo tra passato e presente, tra rigore geometrico e libertà espressiva.
Info utili
- Artista: Leonardo D’Amico
- Titolo: Quadra
- Curatori: Alberto Dambruoso e Rosanna Rago
- Luogo: PROSA_contemporanea – Via Marin Sanudo 24, Roma
- Date: Dal 27 febbraio al 27 marzo 2026
- Orari: Dal lunedì al venerdì ore 16.00 – 19.30. Sabato su appuntamento.
- Ingresso: Libero
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