Cosa: Lo spettacolo teatrale Gli Innamorati di Carlo Goldoni, con la regia di Roberto Valerio.
Dove e Quando: Al Teatro Quirino di Roma, dal 24 febbraio al 1° marzo 2026.
Perché: Una rilettura contemporanea di un classico che esplora le fragilità e le nevrosi dell’amore moderno attraverso una macchina teatrale perfetta.
L’amore, nel suo senso più viscerale e contraddittorio, torna a prendersi la scena nel cuore della Capitale. Il Teatro Quirino ospita una delle opere più significative e brillanti della maturità di Carlo Goldoni: Gli Innamorati. Non si tratta però di una semplice riproposizione filologica, ma di un adattamento curato da Roberto Valerio che mira a scardinare le polveri del tempo per restituire al pubblico un’opera vibrante, nervosa e profondamente vicina alla sensibilità odierna. Dopo il successo del debutto all’Estate Teatrale Veronese e un lungo tour nazionale, la produzione approda a Roma con un cast di eccellenza guidato da Claudio Casadio, promettendo una riflessione acuta sulle dinamiche di coppia.
Questa messa in scena si propone di indagare quel sottile confine dove l’affetto cede il passo alla patologia del possesso. La commedia, scritta originariamente nel 1759, sembra aver anticipato di secoli le nevrosi della società contemporanea, mettendo a nudo come l’insicurezza e l’orgoglio possano trasformare un sentimento puro in una trappola di sospetti e ripicche. Attraverso una scenografia essenziale e costumi che dialogano con la modernità, lo spettacolo invita lo spettatore a guardarsi allo specchio, riconoscendo nelle smanie dei protagonisti i propri piccoli e grandi fallimenti sentimentali.
Un’analisi delle nevrosi amorose tra Settecento e oggi
Il cuore pulsante della narrazione è il rapporto tormentato tra Eugenia e Fulgenzio. La trama si dipana attraverso un susseguirsi di malintesi, gelosie ingiustificate e improvvise riconciliazioni che ricalcano perfettamente le montagne russe emotive che chiunque abbia amato ha sperimentato almeno una volta. Roberto Valerio sceglie di enfatizzare proprio questo aspetto: la ridicolaggine del comportamento umano quando è in preda alla passione cieca. La regia lavora per sottrazione, eliminando i fronzoli tipici della commedia di maniera per concentrarsi sulla verità dei corpi e delle parole, rendendo il testo di Goldoni un’arma affilata capace di colpire ancora oggi con precisione chirurgica.
I due giovani amanti non sono eroi romantici nel senso tragico del termine, ma figure fragili, quasi infantili nel loro modo di gestire il desiderio. La loro è una “guerra fredda” domestica che esplode in momenti di violenza verbale alternati a languori quasi insostenibili. Questo dualismo è sostenuto da un ritmo incalzante, dove la parola diventa il mezzo principale per ferire o per cercare disperatamente un contatto. L’adattamento di Valerio riesce a mantenere intatta la struttura goldoniana pur infondendovi un’energia inquieta, tipica di chi vive in un’epoca di incertezze costanti, dove anche il sentimento più nobile rischia di naufragare nel mare dell’auto-referenzialità.
La galleria dei personaggi e la macchina teatrale
Attorno alla coppia centrale ruota un universo di figure altrettanto complesse e sfaccettate. Spicca su tutti la figura di Fabrizio, interpretato da un magistrale Claudio Casadio. Fabrizio rappresenta la vanità e l’illusione; è lo zio di Eugenia, un uomo che vive al di sopra delle proprie possibilità, un “bonario bugiardo” che cerca di mascherare la decadenza economica della famiglia con una magnanimità fittizia. La sua presenza in scena funge da catalizzatore per le tensioni latenti, creando equivoci che alimentano la spirale di caos in cui sono immersi gli innamorati. La sua maschera non è solo comica, ma venata di una malinconia sottile, tipica di chi ha perso il contatto con la realtà.
Il resto del cast contribuisce a creare un affresco corale dove ogni personaggio ha una funzione specifica nel meccanismo della commedia. Dalla sagacia della cameriera Lisetta alla presenza del gentiluomo Roberto, ogni interazione serve a complicare il quadro drammaturgico. Le musiche originali di Paolo Coletta e il disegno luci di Michele Lavanga lavorano in sinergia per creare atmosfere che variano dalla solarità della commedia classica a toni decisamente più cupi e introspettivi. È un teatro che celebra se stesso, mostrando gli ingranaggi della finzione per arrivare a una verità umana universale: la difficoltà estrema di comunicare con chi si ama.
Il valore universale del teatro di Goldoni
Mettere in scena Gli Innamorati nel 2026 significa riconoscere la grandezza di un autore che ha saputo liberare il teatro dalle maschere fisse della Commedia dell’Arte per approdare al carattere, al realismo psicologico. L’opera ci ricorda che, nonostante il progresso tecnologico e i cambiamenti sociali, le dinamiche del cuore restano immutate. La fragilità, la paura di non essere ricambiati e l’istinto di difesa che ci porta ad attaccare chi amiamo di più sono temi che Goldoni maneggia con una sapienza senza tempo. Lo spettacolo diventa così un’occasione non solo di intrattenimento, ma di analisi sociologica e personale.
L’allestimento proposto al Teatro Quirino si distingue per essere asciutto e diretto. La scelta di utilizzare una scenografia contemporanea non è un mero esercizio di stile, ma una necessità narrativa per dimostrare come queste parole possano abitare qualsiasi tempo. Il pubblico è invitato a ridere dei personaggi, ma, come suggeriva lo stesso Goldoni nella sua prefazione, a farlo con la consapevolezza che sta ridendo di se stesso. È in questo cortocircuito tra palco e platea che risiede la forza di questo spettacolo: un invito a essere meno “sciocchi e buffi” e più consapevoli delle proprie onde del cuore.
Info utili
- Date: Dal 24 febbraio al 1° marzo 2026.
- Orari: Martedì, mercoledì e venerdì ore 21:00; giovedì, sabato e domenica ore 17:00.
- Luogo: Teatro Quirino, Via delle Vergini 7, Roma.
- Durata: Atto unico di 90 minuti.
- Contatti Biglietteria: 06.6794585.
(Credit ph Filippo Venturi)
