Cosa: Lo spettacolo teatrale Pirandello Pulp di Edoardo Erba, diretto da Gioele Dix.
Dove e Quando: Alla Sala Umberto di Roma, dal 24 febbraio al 1° marzo 2026.
Perché: Una rilettura audace e irriverente del metateatro pirandelliano che trasforma il classico in un thriller psicologico contemporaneo.
Il teatro italiano si prepara ad accogliere una sfida artistica di grande spessore che vede protagonista l’opera del Premio Nobel siciliano, filtrata attraverso la lente deformante e vivace della contemporaneità. Pirandello Pulp, in scena alla Sala Umberto, non è soltanto un omaggio al genio di Agrigento, ma una vera e propria operazione di chirurgia drammaturgica firmata da Edoardo Erba. Sotto la sapiente regia di Gioele Dix, la pièce promette di scardinare le certezze del pubblico, trascinandolo in un vortice di scambi d’identità e tensioni sotterranee che oscillano tra il comico e l’inquietante.
La produzione del Teatro Franco Parenti schiera sul palco un duo d’eccezione: Massimo Dapporto e Fabio Troiano. La loro alchimia diventa il motore immobile di una narrazione che parte dai canoni del teatro nel teatro per approdare a lidi decisamente più oscuri e “pulp”. L’incontro tra un regista rigoroso e un tecnico luci apparentemente sprovveduto diventa il pretesto per un’indagine profonda sulle maschere che indossiamo quotidianamente, in pieno stile pirandelliano, ma con un ritmo serrato e un linguaggio che parla direttamente alla sensibilità del ventunesimo secolo.
Un ribaltamento di ruoli tra luci e ombre
La vicenda si apre in un contesto apparentemente ordinario: una sessione di prove per l’allestimento de Il Giuoco delle Parti. Maurizio, il regista interpretato con la consueta maestria da Massimo Dapporto, si trova a dover gestire un imprevisto logistico. Al posto del tecnico luci atteso, si presenta Carmine, figura interpretata da Fabio Troiano, un uomo che sembra del tutto estraneo alle dinamiche della scena e che confessa candidamente di soffrire di vertigini. Questo incipit, quasi da commedia degli equivoci, nasconde in realtà le radici di un conflitto intellettuale e umano destinato a esplodere.
Maurizio, spinto dalla necessità di portare a termine il lavoro, si vede costretto a spiegare ogni dettaglio del testo a Carmine. Quest’ultimo, tuttavia, non si limita a subire la lezione, ma inizia a contestare le scelte registiche, opponendo una visione del mondo cruda e carnale. La sua resistenza a salire sulla scala per posizionare i proiettori si trasforma in una dialettica serrata che scardina l’autorità del regista. È qui che avviene il primo grande “pulp” della serata: le idee di Carmine, nate da un vissuto ai margini e da una sessualità vissuta pericolosamente, iniziano a sedurre Maurizio, portandolo verso una concezione estetica totalmente nuova e disturbante.
Dal classico al parcheggio di periferia
Il cuore pulsante di Pirandello Pulp risiede nella metamorfosi della messa in scena. L’irritazione iniziale del regista lascia spazio a un entusiasmo febbrile. L’idea di trasformare il salotto borghese de Il Giuoco delle Parti in uno squallido parcheggio di periferia, teatro di scambi di coppie e vite precarie, diventa il simbolo di una regia innovativa e brutale. Questo spostamento geografico ed emotivo non è solo un vezzo stilistico, ma il tentativo di recuperare la carica eversiva che Pirandello portava con sé ai suoi tempi, oggi spesso stemperata da decenni di interpretazioni accademiche.
Mentre la visione artistica prende corpo, si assiste a un vero e proprio scambio di poteri. I ruoli si invertono fisicamente e simbolicamente: ora è il regista Maurizio a salire e scendere dalla scala, sudando sotto il peso tecnico della produzione, mentre Carmine si erge a mente pensante, a deus ex machina di questo nuovo incubo teatrale. Il ribaltamento non è privo di conseguenze: la tensione tra i due personaggi cresce, alimentata dalla scoperta di verità inquietanti che minano le basi della loro collaborazione e della loro stessa identità.
L’eredità del Maestro e il finale inaspettato
Nonostante l’approccio irriverente e l’estetica pulp, la lezione di Luigi Pirandello rimane il faro dell’intera operazione. Edoardo Erba riesce a mantenere intatta l’essenza del metateatro, portando il rapporto tra i protagonisti oltre il limite del prevedibile. Quando la finzione scenica e la realtà biografica iniziano a sovrapporsi, il pubblico viene chiamato a testimoniare la fragilità dei confini umani. La regia di Gioele Dix esalta questo equilibrio precario, giocando con le luci di Cesare Agoni e le scene di Angelo Lodi per creare un’atmosfera claustrofobica e magnetica.
L’epilogo della commedia promette di essere un colpo di scena capace di far precipitare gli eventi verso una conclusione inaspettata. La forza di questo spettacolo risiede proprio nella sua capacità di essere contemporaneamente divertente e profondo, intelligente e accessibile. Pirandello Pulp si conferma come una delle novità più interessanti della stagione teatrale italiana, capace di onorare la tradizione tradendola con intelligenza, offrendo agli spettatori della Sala Umberto un’esperienza che va ben oltre la semplice visione di un classico, interrogandoli su cosa significhi, oggi, mettere a nudo l’animo umano.
Info utili
- Date: Dal 24 febbraio al 1° marzo 2026.
- Orari: Martedì, mercoledì e venerdì ore 20:30; giovedì ore 19:00; sabato e domenica ore 16:00.
- Indirizzo: Sala Umberto, Via della Mercede 50, 00187 Roma.
- Prezzi: Biglietti da 34 € a 22 €.
- Durata: 90 minuti.
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