Cosa: La tragicommedia di Manlio Santanelli diretta e interpretata da Alessandra Ferro. Dove e Quando: Teatrosophia, Roma – Dal 5 all’8 febbraio 2026.
Perché: Un’indagine psicologica spietata e grottesca sulle dinamiche familiari, dove il riso si mescola all’amarezza.
Il teatro contemporaneo italiano trova in Manlio Santanelli una delle sue voci più autorevoli e incisive, capace di dissezionare l’animo umano con una precisione chirurgica che raramente lascia indifferenti. È proprio nell’alveo di questa drammaturgia complessa che si inserisce il nuovo appuntamento di Teatrosophia, lo spazio culturale di Via della Vetrina che si appresta ad accogliere “Regina Madre”. A guidare questa operazione artistica troviamo Alessandra Ferro, figura ormai familiare per il pubblico di questo teatro, che torna non solo come interprete di grande intensità ma anche in veste di regista, affiancata in scena da Claudio “Chopper” Camilli.
L’opera si presenta come una macchina teatrale perfetta, un ingranaggio in cui il comico e il tragico non sono due rette parallele, ma fili che si intrecciano inestricabilmente fino a creare un tessuto narrativo grottesco. La messa in scena promette di trasformare il palcoscenico in un ring domestico, dove le convenzioni sociali cadono per lasciare spazio alla nuda verità dei rapporti di sangue, spesso i più feroci e complessi da gestire.
Una convivenza basata sulla menzogna
Al centro della vicenda troviamo Regina, una vecchia signora dal carattere autoritario e dominante, e suo figlio Alfredo. La dinamica che si innesca tra i due è, fin dalle prime battute, viziata da un passato irrisolto e da un presente costruito sull’inganno. Alfredo, un giornalista la cui carriera non ha mai preso il volo e il cui matrimonio è naufragato, decide di tornare a vivere nella casa materna. La scusa ufficiale è nobile: prendersi cura della madre malata. Tuttavia, Santanelli non ci permette di adagiarci su questa visione consolatoria della pietà filiale.
La realtà che emerge è ben più cinica e disturbante. La convivenza si trasforma rapidamente in un serrato scambio di accuse, recriminazioni e menzogne, dove i ricordi non sono rifugi sicuri ma armi da scagliare contro l’altro. La madre, con il suo fiuto infallibile per le debolezze altrui, arriverà a scoprire il vero, inconfessabile intento del figlio: realizzare uno scoop giornalistico sensazionalista, documentando il decorso della malattia della donna e la sua imminente morte. Questo “progetto” editoriale diventa la metafora di un’umanità che ha perso ogni scrupolo, disposta a mercificare anche il dolore più intimo pur di ottenere un riscatto sociale o professionale.
Il grottesco come strumento di indagine
La cifra stilistica di “Regina Madre” risiede nella sua capacità di utilizzare il grottesco come potente lente d’ingrandimento psicologica. Non si ride per alleggerire la tensione, ma per acuirla. Il duello emotivo tra madre e figlio è un inseguimento continuo: si cercano per respingersi, si feriscono per sentirsi vivi, in una danza macabra che non prevede vincitori né vinti. La scrittura di Santanelli, esaltata dalla regia della Ferro, ci costringe a guardare dentro le pieghe di un rapporto morboso, dove l’amore materno e filiale si confondono con il possesso e il risentimento.
In questo scenario, la casa diventa un personaggio aggiunto, un luogo claustrofobico che amplifica le nevrosi dei protagonisti. Le musiche originali di Adriano D’Amico e il disegno luci di Gloria Mancuso contribuiscono a creare l’atmosfera necessaria per questo psicodramma, sottolineando i passaggi emotivi di una lotta che sembra non avere fine. Eppure, come in ogni grande opera teatrale, è il destino a giocare l’ultima carta. Un colpo di scena improvviso interverrà a spezzare l’equilibrio precario, ricordando ai protagonisti – e al pubblico – che non tutto è sotto il nostro controllo.
L’esperienza a Teatrosophia
La scelta di Teatrosophia come cornice per questo spettacolo non è casuale. La natura intima della sala permette al pubblico di percepire ogni sfumatura dello scontro verbale e fisico tra i due attori, rendendo l’esperienza teatrale immersiva. Alessandra Ferro, supportata dall’assistente alla regia Gianluigi Buttarelli e dall’aiuto regia Lucilla Di Pasquale, costruisce uno spettacolo che va oltre la semplice rappresentazione, puntando a un coinvolgimento emotivo diretto dello spettatore.
A rendere ancora più unica la serata contribuisce la consuetudine, ormai marchio di fabbrica di Teatrosophia, dell’aperitivo post-spettacolo. Al termine della rappresentazione, il “quarto muro” cade definitivamente: artisti e pubblico si ritrovano per un momento di condivisione e confronto. È in questo spazio conviviale che i temi trattati sul palco possono decantare, offrendo spunti di riflessione e dialogo che arricchiscono il senso stesso dell’andare a teatro oggi. Un’occasione per discutere della complessità dei rapporti familiari sorseggiando un drink, in un’atmosfera che unisce cultura e socialità.
Info utili
- Titolo: Regina Madre
- Indirizzo: Teatrosophia, Via della Vetrina 7, Roma.
- Date e Orari:
- Giovedì 5 e Venerdì 6 febbraio: ore 21:00.
- Sabato 7 e Domenica 8 febbraio: ore 18:00.
- Prezzi: Intero € 15,00 + tessera associativa annuale € 5,00.
- Nota per l’accesso: La prenotazione richiede la registrazione all’Associazione Culturale Teatrosophia e la sottoscrizione della tessera (valida per tutta la stagione 2025/2026).
(Credit ph Manuela Giusto )
