- Cosa: Lo spettacolo teatrale Non è una gara, monologo di e con Ilaria Arnone.
- Dove e Quando: Presso Fortezza Est a Roma, dal 19 al 21 marzo 2026.
- Perché: Una riflessione profonda e autobiografica sul passaggio all’età adulta, ispirata alle atmosfere surreali di Lewis Carroll.
Il panorama teatrale romano si arricchisce di una nuova, intensa voce femminile con il debutto di Non è una gara, in scena nello spazio multiculturale di Fortezza Est. Questo monologo, scritto e interpretato da Ilaria Arnone sotto la sapiente regia di Federico Nardoni, rappresenta molto più di una semplice performance; è un viaggio introspettivo che utilizza il palcoscenico come spazio di auto-analisi e confronto generazionale. In un’epoca in cui la performance costante sembra essere l’unico parametro di valore, il titolo stesso dell’opera suona come una dichiarazione d’intenti, un invito a fermarsi e a guardare dentro i meccanismi complessi che regolano la crescita e la percezione di sé.
La produzione si avvale di una sinergia artistica multidisciplinare, con le musiche originali curate da Leonardo Della Bianca e il materiale video di Giancarlo Arnone, elementi che contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa tra realtà e ricordo. Lo spettacolo nasce all’interno della residenza artistica di Fortezza Est, confermando il ruolo cruciale di questo presidio culturale nel quartiere di Tor Pignattara come incubatore di nuovi talenti e di drammaturgie contemporanee che non hanno paura di sporcarsi le mani con i temi più scomodi e intimi dell’esistenza umana.
Tra Lewis Carroll e l’autobiografia: la struttura del caos
Il motore creativo di Non è una gara affonda le sue radici nella letteratura classica, prendendo come punto di riferimento il celebre romanzo Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll. Tuttavia, non si tratta di una trasposizione didascalica, bensì di un’appropriazione della sua struttura “episodica, spezzettata e delirante”. Ilaria Arnone utilizza il caos carrolliano come propulsore di un’indagine personale, dove la logica del sogno e dell’assurdo diventa l’unico strumento capace di raccontare le contraddizioni della crescita. La protagonista si chiede cosa significhi davvero diventare adulti e se il processo di maturazione sia avvenuto in modo “corretto” o se, in qualche punto del percorso, qualcosa sia andato storto.
Questa ricerca si traduce in una narrazione che procede per frammenti, ricalcando la confusione mentale di chi si sente incompreso o sottovalutato dal mondo esterno. La scelta di mettersi simbolicamente “in vendita” diventa la metafora centrale di una generazione che cerca il proprio posto in una società che spesso non comprende il valore di ciò che ha da offrire. Attraverso lo specchio deformante della memoria, l’attrice scava nel passato per ritrovare i momenti di rottura, quei piccoli traumi quotidiani che hanno segnato il confine tra l’innocenza dell’infanzia e le prime, brucianti consapevolezze dell’adolescenza.
Il trauma dell’invisibilità: le lezioni di nuoto e il corpo
Uno dei nuclei narrativi più forti e disturbanti dell’opera riguarda il ricordo delle estenuanti lezioni di nuoto frequentate dalla protagonista all’età di dodici anni. In questo contesto, emerge la figura dell’allenatore, un uomo sulla cinquantina descritto come grezzo e con una predilezione ambigua per le giovanissime allieve. Qui il racconto si fa tagliente: Ilaria ricorda di essere stata l’unica a non attirare lo sguardo dell’uomo. Paradossalmente, l’essere “invisibile” agli occhi di una figura così controversa non genera sollievo, ma un profondo senso di inadeguatezza e, al contempo, un senso di colpa sporco e soffocante per aver desiderato quelle stesse attenzioni.
Il palcoscenico diventa così il luogo di un processo interiore, dove il capo d’accusa principale è proprio il desiderio di essere vista, anche laddove lo sguardo è predatorio. Questa sezione dello spettacolo indaga con estrema delicatezza e coraggio il rapporto con la femminilità nascente e la scoperta del proprio corpo in relazione allo sguardo esterno. Il confronto con la vergogna e la necessità di affrontare un passato non risolto portano la protagonista a perdersi nel proprio io più intimo, cercando di districare il groviglio di emozioni che hanno scombussolato la sua routine di giovane donna in divenire.
La perdita dell’innocenza e il desiderio di indagine
Non è una gara non ha la presunzione di fornire risposte definitive o soluzioni terapeutiche alle grandi domande della vita. L’obiettivo dichiarato di Ilaria Arnone è quello di esplorare un mondo interno complesso e spesso controverso. Il fulcro dello spettacolo è la perdita dell’innocenza, quel momento esatto in cui ci si rende conto che il mondo non è un luogo protetto e che le dinamiche del desiderio e del potere iniziano a infiltrarsi anche negli spazi che dovrebbero essere dedicati alla crescita e allo sport. La narrazione si muove tra il passato agonistico e il presente adulto, cercando di riconnettere i fili di un’identità frammentata.
In questa riflessione sulla vita, lo spettatore è chiamato a rispecchiarsi nelle insicurezze e nei disagi della protagonista. La forza del monologo risiede nella sua onestà intellettuale e nella capacità di trasformare un’esperienza personale in un tema universale. La regia di Federico Nardoni lavora per sottrazione, lasciando che sia il corpo dell’attrice e la potenza della parola a guidare il pubblico attraverso i meandri di una memoria che fa male, ma che è necessaria per capire chi si è diventati. Il debutto a Fortezza Est si preannuncia dunque come un appuntamento imperdibile per chi cerca un teatro che sappia ancora interrogare il presente con sincerità e passione.
Info utili
- Indirizzo: via Francesco Laparelli, 62 Roma – Tor Pignattara
- Orari: giovedì, venerdì e sabato ore 20:30
- Biglietti: biglietto unico 14.00€
- Abbonamenti: 3 spettacoli 30€, 5 spettacoli 45€, 10 spettacoli 70€
- Sito web: fortezzaest
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