- Cosa: “RING – TITOLO DEI MEDI”, spettacolo teatrale di Alessandro Canale.
- Dove e Quando: Teatro Trastevere (Via Jacopa de’ Settesoli, 3), dal 05 all’ 08 Febbraio 2026.
- Perché: Un’opera intensa dove il pugilato diventa metafora di una lotta interiore tra ambizioni e manipolazioni affettive.
La nobile arte del pugilato ha sempre esercitato un fascino magnetico sulla narrazione teatrale e cinematografica, offrendo una cornice perfetta per raccontare la fatica, il sacrificio e la solitudine dell’individuo. Tuttavia, quando le luci si abbassano e il sipario si alza su “RING – TITOLO DEI MEDI”, in scena al Teatro Trastevere all’inizio di febbraio 2026, lo spettatore si trova di fronte a qualcosa che trascende la semplice cronaca sportiva. Scritto da Alessandro Canale e diretto dalla coppia formata da Salvatore Cuomo e Valerio Palozza, questo spettacolo promette di trasformare il quadrato di gara in un claustrofobico ring della coscienza.
In un periodo in cui il teatro indipendente romano cerca costantemente nuove vie per indagare l’animo umano, la produzione di Piano Zero Teatro si inserisce con una proposta forte, che vede protagonisti Emanuele Cecconi e Anna Dall’Oli. Non si tratta solo di schivare colpi fisici o di mandare l’avversario al tappeto; la vera sfida che si consuma sotto i riflettori è quella di un uomo costretto a fare i conti con le proprie scelte e con le figure che hanno plasmato, nel bene e nel male, il suo destino.
Un combattimento su due fronti
La struttura narrativa dell’opera ci proietta immediatamente al centro dell’azione: Claudio Castelli sta combattendo il match della vita, l’incontro valido per il titolo nazionale dei pesi medi. È il culmine di una carriera, il momento in cui ogni atleta spera di consacrare anni di sudore e rinunce. Eppure, mentre i guantoni fendono l’aria e il respiro si fa pesante, la mente di Claudio viaggia altrove. Il tempo scenico si dilata e si contrae, permettendo al protagonista di rivivere, in una sorta di lucida allucinazione, gli avvenimenti che lo hanno condotto fino a quel preciso istante.
L’ingresso in palestra, i primi allenamenti, le speranze giovanili: tutto riaffiora non come semplice ricordo nostalgico, ma come tessera di un mosaico doloroso. Il pubblico viene trascinato dentro la testa del pugile, assistendo a una sovrapposizione continua tra la realtà cruda del combattimento sportivo e la dimensione onirica della memoria. È qui che la regia gioca le sue carte migliori, orchestrando un ritmo che alterna la frenesia dello scontro fisico alla stasi riflessiva del ricordo, creando una tensione palpabile che tiene lo spettatore incollato alla poltrona. Non è solo il corpo di Castelli a essere sotto assedio, ma la sua intera identità, messa alla prova da un passato che non smette di presentare il conto proprio nel momento decisivo della sua esistenza.
Le ombre all’angolo del ring
Nessun pugile vince da solo, si dice spesso. Ma nel caso di Claudio Castelli, le figure che dovrebbero sostenerlo si rivelano essere i veri avversari di una battaglia sotterranea e logorante. La narrazione si concentra su due personaggi chiave: Artemio, l’anziano allenatore che vede nel suo pupillo l’ultima possibilità di riscatto personale, e Moira, la giovane moglie. Quello che emerge è un ritratto impietoso delle relazioni umane, dove l’amore e la stima lasciano il posto a dinamiche di possesso e manipolazione. Artemio e Moira non si sono mai amati, né stimati; le loro ambizioni sociali e personali sono diametralmente opposte, eppure sono uniti da un obiettivo comune: trascinare Claudio dalla propria parte.
Queste due figure, magistralmente delineate dalla drammaturgia, rappresentano le “mediocrità umane” che assediano il protagonista. Non sono semplici spalle, ma antagonisti morali che hanno trasformato la vita di Claudio in un campo di battaglia emotivo ben prima che lui salisse sul ring ufficiale. La loro presenza nei ricordi del pugile svela la natura tossica delle aspettative altrui. Claudio si trova così al centro di un tiro alla fune estenuante, dove ogni gancio incassato sul ring corrisponde a una ferita inflitta dall’egoismo di chi dice di amarlo. La vittoria o la sconfitta sportiva diventano quindi secondarie rispetto alla vera posta in gioco: l’affrancamento da queste influenze nefaste o la definitiva sottomissione a esse.
La metafora della vittoria e della sconfitta
Procedendo verso l’epilogo, “RING – TITOLO DEI MEDI” svela la sua natura profondamente esistenzialista. Lo scontro con l’avversario reale, quel pugile che Castelli deve affrontare per la cintura, sfuma quasi sullo sfondo per lasciare spazio a un duello tra ombre. Il ring oscuro dell’anima diventa il vero teatro dell’azione, un luogo senza arbitri e senza regole dove la pietà non è contemplata. La scrittura di Canale ci suggerisce che la vittoria di uno dei due contendenti (Artemio o Moira) sancirà inevitabilmente la sconfitta dell’altro, ma a quale prezzo per Claudio?
L’uomo al centro della scena si trasforma nella “meridiana della sua stessa esistenza”, un’immagine potente che evoca la passività di chi subisce il tempo e le decisioni altrui piuttosto che dominarle. Lo spettacolo diventa così una riflessione universale sulla capacità di autodeterminazione e sul peso che le proiezioni degli altri hanno sulle nostre vite. In questo combattimento all’ultimo sangue, il KO tecnico non arriva dai pugni, ma dalla presa di coscienza di una realtà fatta di compromessi e solitudini condivise. Un appuntamento imperdibile per chi cerca nel teatro non solo intrattenimento, ma uno specchio in cui osservare le dinamiche più complesse dell’animo umano.
Info utili
- Biglietti: Intero € 13,00 – Ridotto € 10,00.
- Tessera: Prevista tessera associativa.
- Orari: Giorni feriali ore 21:00, festivi ore 17:30.
- Prenotazioni: 06 5814004 – 328 3546847
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