- Cosa: Lo spettacolo teatrale AH.AH.AH O dell’innocenza della follia, scritto e diretto da Dimitri D’Urbano e Riccardo Maggi.
- Dove e Quando: Altrove Teatro Studio, Via Giorgio Scalia 53, Roma. Dal 20 al 22 marzo.
- Perché: Una profonda indagine psicologica ispirata a una storia vera, che trasforma il dramma di un errore giudiziario in una riflessione universale sulla perdita dell’identità.
L’Altrove Teatro Studio di Roma si prepara ad accogliere una produzione dal forte impatto emotivo e intellettuale. Dal 20 al 22 marzo, il palcoscenico di Via Giorgio Scalia ospita AH.AH.AH O dell’innocenza della follia, un’opera che nasce dall’incontro tra la drammaturgia contemporanea e la cronaca giudiziaria più cruda. Scritto e diretto a quattro mani da Dimitri D’Urbano e Riccardo Maggi, lo spettacolo vede come protagonisti lo stesso D’Urbano insieme a Sara Roscetti, impegnati in un duetto serrato che esplora i confini labili tra realtà e alienazione. La pièce non si limita a raccontare una storia di ingiustizia, ma scava nell’abisso di una mente che, per sopravvivere all’orrore, decide di riscrivere le proprie coordinate morali e razionali.
Al centro della narrazione troviamo Peter Pringle, un uomo che un tempo conduceva una vita ordinaria, scandita dalla semplicità e dal sorriso che regalava agli altri attraverso la sua professione di clown. La sua esistenza viene bruscamente interrotta da quello che appare come un beffardo scherzo del destino: trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Testimone involontario di un duplice omicidio, Peter finisce stritolato negli ingranaggi di un errore giudiziario che lo condanna all’ergastolo. È l’inizio di un calvario lungo dieci anni, un tempo infinito durante il quale la solitudine e la detenzione erodono la sua percezione del sé, portandolo a rinnegare la propria innocenza per abbracciare una colpevolezza fittizia, unica via di fuga psicologica da una realtà insopportabile.
La genesi di un Joker reale
La figura del protagonista trae ispirazione dalla reale vicenda biografica di Peter Pringle (1938 – 2022), un uomo irlandese che trascorse quattordici anni nel braccio della morte per un crimine mai commesso. Dimitri D’Urbano, ideatore dell’opera, ha trasformato questa urgenza narrativa in un progetto che analizza cosa accade quando una persona perde ogni concreta ragione di vita. Il Joker evocato in questo spettacolo non è il “Principe del Male” dei fumetti o del cinema, ma una versione tragicamente umana e reale: un uomo “spezzato” che sceglie di ridere non per cattiveria, ma come forma estrema di accettazione del caso, visto come l’unico vero Dio regolatore dell’universo.
Questo Joker è una vittima delle circostanze, un individuo che ha avuto il tempo di studiare sé stesso nel chiuso di una cella, rinforzando una filosofia nata dalla frustrazione. Il suo obiettivo diventa quello di ridere dell’infallibile equità del caso, il suo carnefice e al contempo il suo unico genitore. La messa in scena si propone quindi di mostrare come ognuno di noi sia potenzialmente un Joker, qualora costretto a subire un’ingiustizia talmente grande da scardinare la logica e la percezione dell’identità personale. La follia, in questo contesto, viene riletta non come una patologia medica, ma come una scelta di resistenza per non cessare di esistere.
Il confronto tra psichiatria e alienazione
Il cuore drammatico della pièce si sviluppa durante le sedute di analisi tra Peter e Sunny Lowen, una giovane e talentuosa psichiatra incaricata di recuperare l’uomo alla società civile dopo che nuove indagini lo hanno finalmente scagionato. Sunny si trova di fronte a un compito titanico: restituire la verità a chi ha ormai fatto della menzogna la propria fortezza. Il conflitto tra la dottoressa e il “sedicente criminale” diventa un campo di battaglia psicologico dove l’esuberanza e la psiche distorta di Peter mettono a dura prova le certezze della scienza medica e della società dei “sani”.
Il dialogo tra i due personaggi mette a nudo le difficoltà del reinserimento sociale per chi è stato considerato per anni un peso economico e morale. Peter è ufficialmente innocente, ma la sua mente è rimasta chiusa in quella gabbia che lui stesso ha contribuito a costruire per non impazzire del tutto. Attraverso questo scontro, AH.AH.AH interroga il pubblico sulla capacità della società di accogliere l’altro, specialmente quando l’altro è un “uomo in frantumi” che ha rinunciato alla ragione comune per abbracciare l’innocenza della propria follia.
Riflessioni sulla società e l’errore
Lo spettacolo si configura come un’analisi dall’interno dei meccanismi mentali di chi crea una verità artificiale per dare un senso all’illogico. La regia di D’Urbano e Maggi punta a sottolineare quanto sia sottile il filo che separa la normalità dall’abisso, trasformando la scena in uno specchio per lo spettatore. Non c’è spazio per il banale o il ripetitivo; la scelta di mantenere il nome reale di Pringle serve a ancorare la finzione teatrale a una verità storica dolorosa, ricordandoci che dietro ogni maschera, anche quella truccata di un clown o di un Joker, batte il cuore di un uomo ferito dalla giustizia degli uomini.
In un’epoca in cui la velocità del giudizio spesso sovrasta la ricerca della verità, AH.AH.AH invita a una sosta riflessiva. La narrazione di questa “giornata storta” che cambia una vita intera diventa un monito e una testimonianza. Gli spettatori sono chiamati a confrontarsi con l’idea che la follia possa essere un rifugio, un atto di libertà estrema per chi non ha più nulla da perdere. L’Altrove Teatro Studio conferma così la sua vocazione per un teatro di ricerca che non ha paura di affrontare temi scomodi e profondi, offrendo una performance che promette di scuotere le coscienze.
Info utili
- Dove: Altrove Teatro Studio – Via Giorgio Scalia, 53 Roma
- Quando: Dal 20 al 22 marzo
- Orari: Venerdì e sabato ore 20:00; domenica ore 17:00
- Prezzi: Intero 15€; Ridotto 10€
- Contatti: Telefono 3518700413
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