- Cosa: Lo spettacolo teatrale Nido di Vespe di Simona Orlando.
- Dove e Quando: Teatro Villa Pamphilj, Roma; domenica 25 gennaio alle ore 11.30.
- Perché: Una potente ricostruzione storica dell’Operazione Balena per commemorare la Giornata della Memoria attraverso testimonianze dirette e musica dal vivo.
Domenica 25 gennaio, il palco del Teatro Villa Pamphilj si trasforma in un luogo di riflessione profonda per accogliere Nido di Vespe, un’opera intensa scritta dalla giornalista Simona Orlando. L’evento, inserito nel programma di iniziative per la Giornata della Memoria, riporta l’attenzione su uno degli episodi più tragici e meno celebrati della resistenza romana durante l’occupazione nazista: il rastrellamento del quartiere Quadraro. Sotto la regia di Daniele Miglio, che ne è anche interprete principale, lo spettacolo si avvale della presenza scenica del Maestro Dario Benedetti, la cui chitarra accompagna la narrazione come una voce supplementare, capace di sottolineare il dolore e la resilienza di un’intera comunità.
La scelta del Teatro Villa Pamphilj, sotto la direzione artistica di Veronica Olmi, non è casuale. Inserito nel sistema dei Teatri in Comune di Roma Capitale, questo spazio diventa il fulcro di una memoria collettiva che necessita di essere alimentata costantemente. La rappresentazione non si limita a una semplice messa in scena teatrale, ma si configura come un’esperienza immersiva che punta a scuotere le coscienze, ricordando come la storia di Roma sia stata scritta non solo dai grandi eventi politici, ma soprattutto dal sangue e dal sacrificio dei suoi cittadini più umili.
L’Operazione Balena e il destino del Quadraro
Il cuore della narrazione batte intorno alla data fatidica del 17 aprile 1944. All’alba di quel giorno, la periferia sud-est di Roma fu testimone di un assedio brutale. Le truppe tedesche, seguendo gli ordini del comandante Herbert Kappler, circondarono la borgata del Quadraro, un quartiere abitato prevalentemente da operai edili e artigiani, molti dei quali impiegati negli studi di Cinecittà. Il regime nazista considerava quella zona un vero e proprio “nido di vespe”, un rifugio inaccessibile dove partigiani, disertori e oppositori politici trovavano riparo grazie a una fitta rete di cunicoli e grotte ipogee che rendevano il territorio un labirinto difensivo naturale per la Resistenza.
Quella che fu battezzata come Operazione Balena rappresentò il più grande rastrellamento nella storia della Capitale, secondo per dimensioni solo a quello del Ghetto ebraico. Furono coinvolte oltre duemila persone, ma il bilancio finale fu devastante: 947 uomini, di età compresa tra i 15 e i 55 anni, furono strappati alle loro case e alle loro famiglie. Lo spettacolo di Simona Orlando ripercorre minuziosamente quei momenti, restituendo dignità a volti e nomi che per troppo tempo sono rimasti nell’ombra della storiografia ufficiale, evidenziando come la repressione cercasse di colpire il cuore pulsante del dissenso popolare romano.
Testimonianze e linguaggi multimediali
La forza di Nido di Vespe risiede nella sua capacità di mescolare diversi linguaggi espressivi. Non c’è solo la parola recitata da Daniele Miglio, attore di grande esperienza formatosi al Centro Studi Ettore Petrolini, ma anche l’uso sapiente di videoproiezioni. Queste immagini non sono semplici scenografie, bensì testimonianze dirette raccolte tra i superstiti e i familiari delle vittime. Attraverso le interviste, il pubblico viene trasportato direttamente in quel “covo” di resistenza, vivendo in prima persona il trauma della deportazione verso il campo di concentramento di Fossoli e, successivamente, il viaggio senza ritorno verso i campi di lavoro e sterminio in Germania.
Il Maestro Dario Benedetti, musicista di lungo corso con collaborazioni che spaziano da Sanremo a grandi artisti internazionali, intreccia le note della sua chitarra classica con i racconti di chi restò ad aspettare. La narrazione si sposta infatti anche sulle famiglie, sulle donne e sui bambini rimasti nel quartiere, sospesi in un’attesa angosciante che per molti si concluse nel silenzio della perdita. Questo approccio multidisciplinare permette di affrontare il tema della Shoah e delle deportazioni politiche con una sensibilità contemporanea, rendendo omaggio alla frase che ispira l’opera: se comprendere l’orrore è impossibile, conoscere i fatti è un dovere civile imprescindibile.
Gli artisti dietro il progetto
Il valore dell’opera è garantito dalla caratura professionale dei suoi creatori. Simona Orlando, autrice del testo, porta nello spettacolo la sua sensibilità di giornalista impegnata (collaboratrice per La Repubblica e Radio 24) e la sua esperienza nella scrittura di monologhi teatrali, avendo già collaborato con artisti del calibro di Simone Cristicchi. La sua penna scava nel passato con rigore documentaristico ma con un’anima poetica, capace di far vibrare le corde dell’emozione senza mai cadere nel retorico.
Daniele Miglio, dal canto suo, infonde al personaggio una fisicità e un’urgenza comunicativa che derivano dai suoi anni di attività tra cinema (Romanzo Criminale, La tigre e la neve) e televisione. La sua regia si focalizza sull’essenzialità, lasciando che siano le storie e le musiche a parlare. L’integrazione tra la performance dal vivo e i documenti storici crea un ponte tra passato e presente, trasformando il Teatro Villa Pamphilj in un’aula di storia viva, dove la memoria del Quadraro smette di essere un fatto locale per diventare un simbolo universale di lotta per la libertà.
Info utili
- Prezzo biglietto: 10 euro
- Orario: Domenica 25 gennaio, ore 11.30
- Indirizzo: Teatro Villa Pamphilj, Largo 3 Giugno 1849 | Via di San Pancrazio 10, Roma
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