- Cosa: Amore, uno spettacolo di teatro-danza e musica sulle note del fado.
- Dove e Quando: Teatro Vascello (Monteverde, Roma), dal 20 al 25 gennaio 2026.
- Perché: Un rito laico e struggente che esplora la “saudade” e la geografia dell’anima.
Roma accoglie nuovamente la poetica visionaria di Pippo Delbono, che porta sul palco del Teatro Vascello la sua creazione Amore. Non si tratta di una narrazione lineare o di una storia d’amore nel senso tradizionale del termine, ma di un viaggio sensoriale che attraversa confini geografici ed emotivi. Lo spettacolo, che sarà in scena per una settimana intensa nel cuore di Monteverde, rappresenta una tappa fondamentale nel percorso artistico del regista ligure, capace come pochi di trasformare il dolore e l’assenza in materia scenica vibrante.
Al centro di questa opera c’è il Portogallo, terra di confini e di partenze, che diventa metafora di una ricerca interiore. L’incontro tra Delbono e questa nazione nasce da un’amicizia, quella con il produttore Renzo Barsotti, ma si espande presto in un dialogo universale. Amore è un tentativo, disperato e vitale, di dare corpo a quel sentimento che “sposta, frantuma e ricompone” tutto ciò che siamo. In un momento storico in cui la parola amore è spesso abusata o svuotata, Delbono la invoca in maniera laica, quasi come una preghiera sognante, per liberarla dalla retorica e restituirle la sua potenza “spaventosa e terribilmente umana”.
La geografia dell’anima: tra Fado e Saudade
Il cuore pulsante dello spettacolo è la musica, intesa non come accompagnamento ma come drammaturgia pura. Le note malinconiche del fado pervadono la scena, guidando gli spettatori attraverso una “geografia esterna” che tocca il Portogallo, l’Angola e Capo Verde. È un ritmo che oscilla costantemente: ora è una parata festosa, ora una lenta processione funebre, ora un tableau vivant che si scalda e si raffredda sotto gli occhi del pubblico. La voce dei cantanti esplode in slanci energici, spalancandosi per raggiungere ogni angolo della sala, mentre le corde delle chitarre sembrano vibrare in risonanza con quelle dell’anima.
Questa dimensione sonora è essenziale per comprendere la “saudade”, quel sentimento intraducibile che mescola nostalgia, desiderio e mancanza. Pippo Delbono costruisce un montaggio emotivo che non cerca la pacificazione, ma accetta il conflitto. La grammatica scenica alterna pieni e vuoti, canti e silenzi, in una rappresentazione onirica che ricorda la risacca del mare: un movimento perpetuo di distacco e ricongiungimento. In questo contesto, l’amore viene descritto citando Carlos Drummond De Andrade: amare l’inospitale, l’aspro, “un vaso senza fiori, un suolo di ferro”. È un amore che richiede coraggio, la capacità di amare la nostra stessa carenza d’amore.
Un cast corale e la poetica dell’assenza
Sul palco, insieme a Delbono, si muove una compagnia eterogenea e straordinaria, composta da Dolly Albertin, Margherita Clemente, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Pedro Joia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella e Selma Uamusse. Ognuno di loro porta in scena non un personaggio, ma una presenza, un corpo che testimonia una verità. Le diverse lingue che si intrecciano nella trama sonora – specchio della terra portoghese che accoglie e lascia tracce – diventano l’espressione di un’umanità condivisa.
Il vero protagonista, paradossalmente, è l’assenza. Lo spettacolo si configura come una mappatura di emozioni che scava nell’animo dell’autore e, di riflesso, in quello dello spettatore. Siamo chiamati a cercare con gli occhi ciò che manca, ciò che tarda a manifestarsi. L’amore viene dipinto come un “uccello rapace” che afferra e porta via. Questa visione duplice, dove da un lato si fugge dalla paura dell’amore e dall’altro se ne riconosce l’urgenza, crea una tensione palpabile. Il cammino scenico, fatto di immagini che mutano colore e intensità, tenta di condurci verso una riconciliazione, un momento di pace in cui il sentimento possa esistere al di là della paura.
Oltre lo spettacolo: il percorso di Pippo Delbono
L’arrivo di Amore a Roma è anche l’occasione per riflettere sul lungo percorso artistico di Pippo Delbono, autore che dagli anni ’80 ha segnato la storia del teatro contemporaneo. La sua carriera è stata definita dall’incontro con persone in situazioni di emarginazione, una svolta che ha dato vita a capolavori come Barboni (Premio Ubu 1997) e Guerra. La sua è una ricerca continua tra arte e vita, un flusso che ingloba teatro, poesia, cinema e danza, portando le sue opere nei più prestigiosi festival mondiali, da Avignone alla Biennale di Venezia.
Durante le repliche romane, sabato 24 gennaio al termine dello spettacolo, ci sarà un momento speciale di approfondimento: la presentazione del libro Delbono del critico Gianni Manzella. Sarà un’opportunità per il pubblico di incontrare l’artista e l’autore, moderati dal giornalista Cristino Piccino, e di immergersi ancora di più nelle tematiche di una poetica che ha fatto della “verità” scenica la sua bandiera. Delbono, che nel 2025 ha ricevuto il Premio Ubu alla carriera, continua a dimostrare con Amore che il teatro è ancora il luogo privilegiato dove tentare di condividere un incontro fugace, ma indelebile, tra esseri umani.
Info utili
- Luogo: Teatro Vascello, Via Giacinto Carini 78 (Monteverde), Roma.
- Date: Dal 20 al 25 gennaio 2026.
- Orari:
- Dal martedì al venerdì: ore 21:00.
- Sabato: ore 19:00 (segue presentazione libro).
- Domenica: ore 17:00.
- Biglietti:
- Intero: € 25.
- Over 65: € 20.
- Studenti: € 16.
- Cral e convenzioni: € 18.
(Immagine utilizzata a solo scopo informativo; tutti i diritti d’autore e di proprietà restano esclusivamente ai legittimi proprietari)
