Lunedì, 23 Maggio 2022

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uccellacciuccellini2Una Roma in bianco e nero. Una Roma popolare di strade di periferie, di cantieri e di macerie. Emblema di un’Italia metaforica e “arroccata” dove scopini e disoccupati “prestano” il loro nome alle vie di quartieri “sgangherati”. I cartelli stradali indicano “Istambul km. 4.253” e “Cuba km 13.257”. Una favola sottile e amara, temperata di un pessimismo politico ancora troppo lontano per scrivere la storia del ‘68 italiano.

Totò e Ninetto Davoli, padre e figlio, tra le pieghe della macchina da presa di Pierpaolo Pasolini che racconta di quegli “Uccellacci Uccellini” per i quali “Il cammino comincia e il viaggio è già finito”.

Al volto di un personaggio estremamente umano, di una persona “media”, quale Totò, nel film di Pierpaolo Pasolini si intrecciano immagini di una Roma, anni ’60, dove tra edifici barocchi e rinascimentali, e periferie, e borgate si stagliano, testimonianza di un epoca medievale, torri, case diroccate, chiese e i resti di antichi castelli.

Primavera 1965, il padre e il figlio, che camminano sulle strade assolate e impolverate della periferia romana, a simboleggiare tutta quell’umanità avviata verso l’ignoto, divenendo uccellacci quando bistrattano gli insolventi e uccellini quando sono cacciati, a loro volta, da due grossi cagnacci. E sullo sfondo Roma. Una Roma poco nota e poco ricercata. Una Roma di gente semplice, di un popolo che vive “alla giornata” di espedienti e di povertà. Eppure in questa Roma c’è spazio per una storia e per delle immagini, rubate nel silenzio di periferia, dove l’asfalto non è ancora arrivato e il cemento non ha ancora edificato. Pilastri e casermoni , ponti e ferrovie sono là, sullo sfondo, lontani nelle immagini impresse sulla pellicola di Uccellacci Uccellini di Pierpaolo Pasolini.

uccellacci_e_uccellini_3La Roma di Uccellacci Uccellini è la Roma del XV Municipio. La Borgata Petrelli, l’area archeologica della Collina dei Diamanti o Montecucco, Villa Kock, Torre Righetti, il Trullo, e le Catacombe di Generosa.

In quella primavera del 1965, a causa di una frana al km 3.083 della Statale 201, oggi Autostrada Roma-Fiumicino, l’ANAS sospende i lavori e nel cantiere deserto e polveroso Pierpaolo Pasolini dirige Totò, Ninetto Davoli e un corvo in alcune scene del film Uccellacci Uccellini. Proprio in seguito al ripristino dei lavori su quel tratto della Statale 201 si giunge alla scoperta archeologica del Balneum degli Arvali: un impianto termale alimentato forse, 18 secoli prima, dalle stesse acque all’origine della frana.

Le immagini si susseguono per le strade della periferia romana. Totò e Ninetto Davoli incontrano una poverissima famiglia di contadini che non riescono a pagare l’affitto, a Villa Kock. A seguire la scena del suicidio dei due amanti a Monte delle Capre. Fino a giungere alla sequenza, con il paesaggio lunare di Montecucco, girata a Torre Righetti, che si apre sull’Eur. Un quartiere moderno e in crescita, simbolo del futuro contrapposto a una periferia legata a un passato simboleggiato da Torre Righetti. Un casino di caccia del 1825, di cui rimangono il corpo centrale in laterizio e il basamento circolare in pietra. Aveva forma di un tempietto circolare, secondo la moda neoclassica del Valadier.

Uccellini_uccellacci_5Le scene del film si snodano attraverso episodi ora sarcastici e ora ironici sfiorando qua e là il grottesco. E’ il caso del convegno dei Dentisti dantisti, l’inseguimento di un autobus in corsa, girato a via Porzio di fronte alla Scuola Collodi, al tempo in costruzione, o quello della contadina che difende, fucile in pugno, il suo terreno dall’intrusione di Totò e Ninetto, costringendoli ad una rocambolesca fuga, girato alla Piana di Affogalasino.

Ma a questo punto il film evolve come la vita del corvo verso il finale. Il corvo ha terminato il suo ruolo di guida e il suo gracchiare diventa fastidioso e insopportabile tanto che finisce sul banchetto ristoratore di Totò e Ninetto. “È questo - secondo un Pasolini tragicamente profetico - il compito più alto del poeta: morire per nutrire il popolo. L’assassinio rituale finisce così per indicare nella tolleranza fra le classi e nell’ascolto della parola dei poeti la via per uscire dal caos sociale. Continuate - confida idealmente il poeta regista - a predicare ad uccellacci ed uccellini.

Oggi, la Roma immortalata dalla macchina da presa di Pasolini nelle scene di Uccellacci Uccellini è ancora lì, non si è spostata di un solo centimetro ma è quasi irriconoscibile. Il cemento ha rosicchiato metro dopo metro ettari di verde, l’asfalto ha avvicinato quartieri e periferie, il moderno ha surclassato l’antico e certe immagini, certi ricordi, in bianco e nero, sono impresse oramai solo su antiche pellicole.

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